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Il Parlamento e il martello

I nostri deputati e senatori hanno l'impulso a fabbricare una nuova disciplina normativa per ogni accidente della vita
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Date un martello a un bambino, e lui prenderà a martellate tutto il mondo. Succede anche ai nostri parlamentari, ai bambini che ci rappresentano fra gli stucchi e gli specchi del Palazzo. Solo che nel loro caso il martello consiste nella legge, nell’impulso a fabbricare una nuova disciplina normativa per ogni accidente della vita. In questi primi mesi della XVIII legislatura ne sono state brevettate 1888, fra Camera e Senato. Nonché 86 progetti di legge costituzionale, per martellare pure il tetto della casa in cui abitiamo. Evidentemente deputati e senatori pensano che le leggi risolvano i problemi, quando per lo più li creano. O forse sarà che il Parlamento è diventato progressista, nel senso indicato da Ambrose Bierce: lui diceva che i conservatori sono affezionati ai mali esistenti, mentre i progressisti aspirano a rimpiazzarli con mali nuovi di zecca.

Però è istruttivo spigolare fra queste risme di carta, è uno strume…
Date un martello a un bambino, e lui prenderà a martellate tutto il mondo. Succede anche ai nostri parlamentari, ai bambini che ci rappresentano fra gli stucchi e gli specchi del Palazzo. Solo che nel loro caso il martello consiste nella legge, nell’impulso a fabbricare una nuova disciplina normativa per ogni accidente della vita. In questi primi mesi della XVIII legislatura ne sono state brevettate 1888, fra Camera e Senato. Nonché 86 progetti di legge costituzionale, per martellare pure il tetto della casa in cui abitiamo. Evidentemente deputati e senatori pensano che le leggi risolvano i problemi, quando per lo più li creano. O forse sarà che il Parlamento è diventato progressista, nel senso indicato da Ambrose Bierce: lui diceva che i conservatori sono affezionati ai mali esistenti, mentre i progressisti aspirano a rimpiazzarli con mali nuovi di zecca.

Però è istruttivo spigolare fra queste risme di carta, è uno strumento per conoscere i neo inquilini del potere, per misurarne smanie e fobie. L’ossessione sessista, per esempio, con 7 disegni di legge sulla prostituzione, depositati da parlamentari di Forza Italia, del Partito democratico, di Fratelli d’Italia. O l’ossessione salutista, nelle sue mille varianti. Così, 45 deputati della Lega (prima firmataria Lazzarini) sono scesi in guerra contro l’emicrania. Un altro leghista (Vescovi) vuole una legge specifica per la malattia di Menière. Forza Italia (attraverso un testo di cui è prima firmataria la senatrice Rizzotti) punta sull’ippoterapia, rischiando di confondere i cavalli coi cavilli. Altri 5 progetti intendono correggere le norme costituzionali sulla salute. E via via, basta una norma e la febbre vola via.

Ma i crucci sono tanti, mica c’è solo la salute. E sono tante le urgenze, le emergenze, le impellenze che reclamano un tampone normativo. Così, il senatore 5 Stelle Sileri vuole ridurre l’Iva sui prodotti di igiene intima femminile (e i maschi? Tutti puzzoni). Il suo collega Binelli, della Lega, propone invece di ridurla sulle «cessioni di pellet per uso domestico», e chissà mai di che diavolo si tratta. Pagani (Pd) si spende per le macchine agricole d’epoca. Russo (FI) vuole tutelare i castagneti. L’Abbate (M5S) si concentra sui gelati. E un po’ tutti propongono distacchi di Comuni da una Regione all’altra (per esempio Montecopiolo e Sassofeltrio, dalle Marche all’Emilia; o Valvestino, dalla Lombardia al Trentino), oltre a battezzare 9 feste nel calendario nazionale. Fra queste, spicca la «festa non festiva» (dei Popoli), inventata dalla leghista Saponara.

Tuttavia la sorpresa sorprendente riguarda la Costituzione, povera donna. Giacché dopo il tentativo napoleonico di Renzi, concluso nella Waterloo del referendum, tutti dissero: mai più. E invece no, la riforma è sempre in forma. Il ministro Fraccaro ha annunciato che il 26 settembre partiranno tre riforme: via il Cnel, meno parlamentari, più referendum. Dalle parti del governo bolle in pentola, altresì, la controriforma sul pareggio di bilancio, introdotto da Monti nel 2012. Ma è in Parlamento che il termometro s’impenna, con una raffica d’emendamenti scagliati come frecce sulla nostra vecchia Carta. L’uomo dei record è Stefano Ceccanti (Pd), con 8 iniziative. Poi c’è chi prospetta un’Assemblea «redigente» per cambiare la II Parte della Costituzione (Nencini, Psi). Chi punta al presidenzialismo (Giorgia Meloni, che però si è fatta battere sul tempo da Tommaso Cerno, ex direttore dell’Espresso). Chi esige il riconoscimento della tradizione giudaico-cristiana a fondamento della Repubblica cristiana, pardon, italiana (Romeo, Lega). Mentre i rappresentanti delle minoranze linguistiche chiedono la rappresentanza delle minoranze linguistiche in seno alla Consulta, of course.

C’è un collante, c’è un elemento unitario in questa babele di progetti? Macché, in Parlamento si riflette lo specchio infranto della nostra società. Con qualche scheggia impazzita, come il testo firmato da Iannone e La Pietra (Fratelli d’Italia): nel titolo promette la soppressione delle Regioni, in realtà ne istituisce 36, comprese l’Etruria, la Daunia, la Tirrenia, la Padania orientale e occidentale. E con un omaggio collettivo alla moda del momento: Giovinezza, primavera di bellezza. Sicché il Parlamento più giovane della storia repubblicana vuole sbarazzarsi dei senatori a vita (3 proposte), estendere il voto ai sedicenni (2 proposte), aprire l’ombrello costituzionale sullo sport (3 proposte), e in conclusione offrire ai giovani la tutela della Carta (2 proposte). Ottima idea, e infatti nel 1947 era già venuta in mente ai costituenti (quelli veri), che alla gioventù e all’infanzia dedicarono l’articolo 31. Repetita iuvant, ma forse è meglio non esagerare.