Il viaggio in Irlanda non è un viaggio “difficile” per Francesco. È molto più “difficile” per la lunga fila di bambini e bambine che hanno denunciato abusi sessuali (1300 circa dagli anni Settanta) e per il numero sconosciuto di coloro che hanno taciuto devastati lo stupro d’un prete. È molto più “difficile” per chi è imparentato con le migliaia di donne delle Magdalene Laundries dove la Chiesa sfogava un sadismo strutturale con la connivenza dello Stato contro donne “irregolari”. Giustamente, perciò, il primo ministro Leo Varadkar, primo politico irlandese a dichiararsi gay e che si è battuto con successo per il matrimonio egualitario, ha ricordato queste piaghe ricevendo Francesco a Dublino.
E Francesco non si è certo nascosto. Anzi Dublino gli ha offerto una occasione per ribadire la sua lettura ecclesiologica di un «flagello» che va debellato «a ogni costo». Se il premier Varadkar ha parlato dei «fallimenti della Chiesa e dello Stato», il Papa ha precisato che c’è stato un «fallimento dei responsabili della Chiesa», e ha detto che i sentimenti suscitati da questa tragedia — indignazione, sofferenza, vergogna — sono i suoi. Bergoglio ha così ribadito e spiegato la peculiare lettura offerta a tutto il «popolo di Dio» (a un soggetto teologico, dunque) nella lettera del 20 agosto, con la quale spiega che è una concezione malata della Chiesa, del sacerdozio, del potere che genera i mostri.
Una lettura da consolidare prima che il Rapporto del Grand Jury della Pennsylvania produca nuove dimissioni di vescovi e forse nuovi effetti sul collegio cardinalizio. Altri shock: che daranno corda a quella destra anti-Francesco che vede ovunque la conseguenza di un lassismo morale imputato al concilio e al Papa che lo vive. E che faranno ritornare alla ribalta le sciocchezze progressiste sul celibato come “causa” di un delitto che, fuori e dentro i confini cattolici, è invece perpetrato soprattutto da eterosessuali praticanti.
Però Francesco è a un incontro delle famiglie. Fra i suoi ascoltatori non mancano né i “nostalgici della rigidità” che hanno polemizzato con Amoris laetitia, né i cultori di una “ideologia del familismo” molto scivolosa, come quella dell’iconografo ufficiale dell’incontro che ha ritratto la sacra famiglia come fosse una specie di seconda “trinità”, col Figlio al centro e ai lati la Vergine e Giuseppe. E in questo contesto familiare, familista, Francesco potrà toccare con mano la consistenza di quelle sacche di predicazione che, indocili all’approccio di Amoris laetitia, non sono la “causa” del flagello della pedofilia, ma non ne sono l’antagonista.
Sono le retoriche di esaltazione oleografica della “donna” che alla fine la ripropongono in una reificazione zuccherata: quella di chi pensa di darne una anche ai preti, per metterli calmi; o quella di chi tace sul #MeToo delle suore alle quali veniva detto di concedersi allo stupro clericale per aiutare il ministero di preti rapaci. Sono le sacche che fanno largo uso di un “per sempre” romantico che tenta invano di esorcizzare una vita alla quale comunque o il naufragio affettivo o la morte mettono termine, chiedendo una capacità di perdono che non si impara a basso prezzo.
E Francesco non si è certo nascosto. Anzi Dublino gli ha offerto una occasione per ribadire la sua lettura ecclesiologica di un «flagello» che va debellato «a ogni costo». Se il premier Varadkar ha parlato dei «fallimenti della Chiesa e dello Stato», il Papa ha precisato che c’è stato un «fallimento dei responsabili della Chiesa», e ha detto che i sentimenti suscitati da questa tragedia — indignazione, sofferenza, vergogna — sono i suoi. Bergoglio ha così ribadito e spiegato la peculiare lettura offerta a tutto il «popolo di Dio» (a un soggetto teologico, dunque) nella lettera del 20 agosto, con la quale spiega che è una concezione malata della Chiesa, del sacerdozio, del potere che genera i mostri.
Una lettura da consolidare prima che il Rapporto del Grand Jury della Pennsylvania produca nuove dimissioni di vescovi e forse nuovi effetti sul collegio cardinalizio. Altri shock: che daranno corda a quella destra anti-Francesco che vede ovunque la conseguenza di un lassismo morale imputato al concilio e al Papa che lo vive. E che faranno ritornare alla ribalta le sciocchezze progressiste sul celibato come “causa” di un delitto che, fuori e dentro i confini cattolici, è invece perpetrato soprattutto da eterosessuali praticanti.
Però Francesco è a un incontro delle famiglie. Fra i suoi ascoltatori non mancano né i “nostalgici della rigidità” che hanno polemizzato con Amoris laetitia, né i cultori di una “ideologia del familismo” molto scivolosa, come quella dell’iconografo ufficiale dell’incontro che ha ritratto la sacra famiglia come fosse una specie di seconda “trinità”, col Figlio al centro e ai lati la Vergine e Giuseppe. E in questo contesto familiare, familista, Francesco potrà toccare con mano la consistenza di quelle sacche di predicazione che, indocili all’approccio di Amoris laetitia, non sono la “causa” del flagello della pedofilia, ma non ne sono l’antagonista.
Sono le retoriche di esaltazione oleografica della “donna” che alla fine la ripropongono in una reificazione zuccherata: quella di chi pensa di darne una anche ai preti, per metterli calmi; o quella di chi tace sul #MeToo delle suore alle quali veniva detto di concedersi allo stupro clericale per aiutare il ministero di preti rapaci. Sono le sacche che fanno largo uso di un “per sempre” romantico che tenta invano di esorcizzare una vita alla quale comunque o il naufragio affettivo o la morte mettono termine, chiedendo una capacità di perdono che non si impara a basso prezzo.