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La sinistra contaminata dal nemico

In questi anni la dissociazione dal popolo ha raggiunto l'acme. Anche perché è entrato in gioco un nuovo attore politico, il M5S. Che è stato sottovalutato e non compreso
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Difficile estrarre un solo spunto tra i tanti che l'articolo di Walter Veltroni ci ha offerto. Ma se proprio si deve farlo, partirei da due icastiche affermazioni: "La sinistra è speranza o non è; è popolo o non è". Il nocciolo della crisi della sinistra, in Italia come in Europa, sta proprio lì, nell'aver perso cognizione di sé e ora nel sembrare persino tentata da terze vie macroniane (ottima per l'Europa, molto meno per la politica interna). È stato detto tante volte, e da tanto tempo, ma vale la pena ripeterlo. Di fronte al neoliberismo e alla globalizzazione, la sinistra ha pensato di poter essere ancora protagonista, sostituendosi alle élite moderate e conservatrici per gestire meglio quei processi.

Così facendo è rimasta invischiata tra le domande di protezione del suo mondo di riferimento - le classi sottoprivilegiate - e le richieste di "affidabilità" da parte della b…
Difficile estrarre un solo spunto tra i tanti che l'articolo di Walter Veltroni ci ha offerto. Ma se proprio si deve farlo, partirei da due icastiche affermazioni: "La sinistra è speranza o non è; è popolo o non è". Il nocciolo della crisi della sinistra, in Italia come in Europa, sta proprio lì, nell'aver perso cognizione di sé e ora nel sembrare persino tentata da terze vie macroniane (ottima per l'Europa, molto meno per la politica interna). È stato detto tante volte, e da tanto tempo, ma vale la pena ripeterlo. Di fronte al neoliberismo e alla globalizzazione, la sinistra ha pensato di poter essere ancora protagonista, sostituendosi alle élite moderate e conservatrici per gestire meglio quei processi.

Così facendo è rimasta invischiata tra le domande di protezione del suo mondo di riferimento - le classi sottoprivilegiate - e le richieste di "affidabilità" da parte della business community. Ha cercato di ammansire e gestire gli spiriti belluini del capitalismo senza confini. E invece è stata contaminata dall'ideologia e dalla cultura politica di quello che un tempo veniva definito l'avversario di classe. Quando "tra Marchionne e il sindacato" si sta con Marchionne vuol dire che si è perso il legame con il popolo, si è reciso il cordone ombelicale con la propria storia; vuol dire che è stata assorbita in toto la logica neocapitalista, fino all'ultima stilla. La sinistra, cioè il Pd, perché altro non è rimasto se non pulviscoli, non ha nemmeno visto il disagio che invadeva milioni di cittadini in questi anni. E chi lo faceva notare era, al meglio, un grillo parlante, al peggio, un disfattista, un sabotatore, un "gufo".

La sinistra ha perso la bussola non solo negli ultimi anni, sotto la guida di Matteo Renzi. Ha incominciato a smarrirsi ben prima, ai tempi del Pds-Ds, quando cercava di togliersi di dosso lo stigma di uno statalismo senza logica economica e di una ostilità sorda all'impresa privata. La differenza è che per quasi tutta l'ultima legislatura, il Pd ha governato praticamente da solo. Non era mai successo nella storia repubblicana che la sinistra avesse un controllo così esclusivo dell'arena parlamentare e di quella governativa. E quindi cadeva sulle sue spalle tutta la responsabilità politica. Come l'ha gestita si è visto nella parabola dagli 11 milioni di consensi del 2014 ai 6 del 2018.

In questi anni la dissociazione tra sinistra e popolo ha raggiunto l'acme. Anche perché è entrato in gioco un nuovo attore politico, il Movimento 5 Stelle, di cui non si sono prese le misure, oscillando tra sguardi di altezzosa sufficienza e invettive liquidatorie. I 5 Stelle non erano la destra - lo dicono tutte le analisi empiriche - né si identificavano con quel mondo: basta ricordare quali erano i loro candidati alla presidenza della Repubblica nel 2013, da Dario Fo a Gino Strada per arrivare a Emma Bonino e addirittura a Romano Prodi. I 5 Stelle erano, e sono, un avversario molto più pericoloso perché possono combinare richiami di sinistra, come il cosiddetto reddito di cittadinanza, con pulsioni populiste "protettive" delle ansietà di una società dolente.

Di fronte a questa nuova offerta politica, la sinistra non ha più trattenuto il suo elettorato, che fino a quel momento aveva trangugiato molte delusioni per la perdita di potere nel mercato del lavoro e infine anche nel livello di vita perché "di là" c'era il nemico. Una volta crollato il Muro di Arcore, il M5S, vergine dagli errori e suadente nei suoi messaggi sociali, ha fatto breccia a sinistra. Sono "nostri" gli elettori che sono andati verso i 5 Stelle, scrive Veltroni. Il problema del Pd è come recuperarli. Irridere e stigmatizzare non serve. Serve indicare una speranza: prefigurare la giustizia e libertà del secondo millennio. Utopia? Forse, ma senza speranza non c'è sinistra.