Persino chi, beato, vivesse su una nuvola sarà stato raggiunto negli ultimi giorni da qualche eco di due importanti cerimonie che si sono tenute a distanza di poche ore e migliaia di chilometri. A Detroit (Michigan), il funerale di Aretha Franklin; a Noto (Siracusa), il matrimonio fra l'influencer Chiara Ferragni e il rapper Fedez. Nomi e mondi che sono tanto lontani che distrattamente ci si potrebbe anche chiedere perché accostare il primo evento al secondo e non a un terzo, pure concomitante, come i funerali del senatore John McCain o il sorteggio per la composizione dei gironi della Champions League. Non è neppure detto che le cronache mondane si occupino di entrambi: le testate interessate a "The Ferragnez" magari non lo sono ad Aretha Franklin. Dalle cronache e dalle atmosfere, si è ricavata più che altro l'impressione che i due eventi si svolgessero in altrettanti presenti alternativi. Eppure, in entrambi i casi si tratta di m…
Persino chi, beato, vivesse su una nuvola sarà stato raggiunto negli ultimi giorni da qualche eco di due importanti cerimonie che si sono tenute a distanza di poche ore e migliaia di chilometri. A Detroit (Michigan), il funerale di Aretha Franklin; a Noto (Siracusa), il matrimonio fra l'influencer Chiara Ferragni e il rapper Fedez. Nomi e mondi che sono tanto lontani che distrattamente ci si potrebbe anche chiedere perché accostare il primo evento al secondo e non a un terzo, pure concomitante, come i funerali del senatore John McCain o il sorteggio per la composizione dei gironi della Champions League. Non è neppure detto che le cronache mondane si occupino di entrambi: le testate interessate a "The Ferragnez" magari non lo sono ad Aretha Franklin. Dalle cronache e dalle atmosfere, si è ricavata più che altro l'impressione che i due eventi si svolgessero in altrettanti presenti alternativi. Eppure, in entrambi i casi si tratta di musica, di show business e dei motivi per cui si diventa numeri uno, beniamini di un pubblico sconfinato e, ognuno nel suo campo, maestri. A distanza di quasi mezzo secolo, certo, questi motivi devono essere fortemente cambiati.
Sarebbe imperdonabilmente sciocco alludere alla diversa dimensione artistica fra la regina del Soul e il rapper nostrano o mettere sullo stesso piano Stevie Wonder che suona e canta I'll be loving you always in chiesa a Detroit e Giusy Ferreri che canta Amore e Capoeira ("soltanto per stasera") al party pre-nuziale a Noto. O confrontare le liste degli ospiti, Francesco Totti e Bianca Balti con i Clinton e il reverendo Jesse Jackson. Ognuno ha i suoi amici e, appunto i suoi mondi. Respect! esigeva proprio Aretha.
Il vero enigma, e non da oggi, ha un nome e un cognome, ed è quello di Chiara Ferragni. La mutante è lei: non il suo consorte molto tatuato, apparentemente irruente ma invece non impulsivo stratega (a X Factor e come produttore musicale). Lui va in tv. Ma lei? "Non ho mai capito che lavoro fa Chiara Ferragni": dopo la matematica, è l'altra materia della cui ignoranza non ci si vergogna. Qualcuno sa solo che Ferragni è influèncer (e pazienza se l'accento giusto sarebbe sulla "i") ma neppure quello dovrebbe essere un vanto. La soluzione dell'enigma-Ferragni infatti è abbastanza semplice: è seduta sul trono di un impero commerciale. Ha milioni di follower con blog e social, firma linee di accessori e li stravende per tutto il mondo. Magari i giornali americani non stanno dedicando al suo matrimonio lo spazio che noi dedichiamo ai funerali della grande Aretha Franklin, ma già un anno fa il magazine economico Forbes l'ha proclamata la più grande influencer di moda al mondo.
Da quando abbiamo cominciato a pretendere di misurarla - per soldi, audience, follower - noi non sappiamo più cosa sia la fama. Anche chi dovrebbe esserne esperto non si capacita di certe notorietà e allora usa la parola "fenomeno". Perché l'impazzimento collettivo per "il fenomeno The Ferragnez"? Perché sono diventati non uno, non due, ma tre miti? (Ferragni, Fedez, Ferragnez). Qualche risposta si potrebbe anche azzardare, ma qui e per il momento va sottolineato che considerare tutto ciò un enigma è da gente che vive sulle nuvole.
La sposa probabilmente lo sa: la Fama non è sempre Chiara. Nei giorni scorsi un valoroso ma a me ignoto (mi scuso) topo d'archivio ha reperito e messo in Rete una foto da un giornale vecchio di decenni. La didascalia elencava le persone ritratte: i giovanissimi Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Raffaella Carrà con "un'amica di colore". Lei era Aretha Franklin. Think about it.
Sarebbe imperdonabilmente sciocco alludere alla diversa dimensione artistica fra la regina del Soul e il rapper nostrano o mettere sullo stesso piano Stevie Wonder che suona e canta I'll be loving you always in chiesa a Detroit e Giusy Ferreri che canta Amore e Capoeira ("soltanto per stasera") al party pre-nuziale a Noto. O confrontare le liste degli ospiti, Francesco Totti e Bianca Balti con i Clinton e il reverendo Jesse Jackson. Ognuno ha i suoi amici e, appunto i suoi mondi. Respect! esigeva proprio Aretha.
Il vero enigma, e non da oggi, ha un nome e un cognome, ed è quello di Chiara Ferragni. La mutante è lei: non il suo consorte molto tatuato, apparentemente irruente ma invece non impulsivo stratega (a X Factor e come produttore musicale). Lui va in tv. Ma lei? "Non ho mai capito che lavoro fa Chiara Ferragni": dopo la matematica, è l'altra materia della cui ignoranza non ci si vergogna. Qualcuno sa solo che Ferragni è influèncer (e pazienza se l'accento giusto sarebbe sulla "i") ma neppure quello dovrebbe essere un vanto. La soluzione dell'enigma-Ferragni infatti è abbastanza semplice: è seduta sul trono di un impero commerciale. Ha milioni di follower con blog e social, firma linee di accessori e li stravende per tutto il mondo. Magari i giornali americani non stanno dedicando al suo matrimonio lo spazio che noi dedichiamo ai funerali della grande Aretha Franklin, ma già un anno fa il magazine economico Forbes l'ha proclamata la più grande influencer di moda al mondo.
Da quando abbiamo cominciato a pretendere di misurarla - per soldi, audience, follower - noi non sappiamo più cosa sia la fama. Anche chi dovrebbe esserne esperto non si capacita di certe notorietà e allora usa la parola "fenomeno". Perché l'impazzimento collettivo per "il fenomeno The Ferragnez"? Perché sono diventati non uno, non due, ma tre miti? (Ferragni, Fedez, Ferragnez). Qualche risposta si potrebbe anche azzardare, ma qui e per il momento va sottolineato che considerare tutto ciò un enigma è da gente che vive sulle nuvole.
La sposa probabilmente lo sa: la Fama non è sempre Chiara. Nei giorni scorsi un valoroso ma a me ignoto (mi scuso) topo d'archivio ha reperito e messo in Rete una foto da un giornale vecchio di decenni. La didascalia elencava le persone ritratte: i giovanissimi Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Raffaella Carrà con "un'amica di colore". Lei era Aretha Franklin. Think about it.