Edoardo Delille ha fotografato nei porti di Bari e Brindisi le persone un momento prima dell’imbarco. E, al di là della destinazione, i volti tradiscono l’inquietudine dell’incertezza, propria di chi attraversa uno spazio indefinito
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Dai porti di Bari e Brindisi partono le navi dirette verso l'Europa dell'Est e la Grecia. Edoardo Delille ha cominciato a fotografare le persone che stanno per imbarcarsi. Le ritrae sulla banchina con il mare alle spalle. Sono gruppi di coetanei, famiglie, coppie, singoli. I ritratti ricordano quelli degli album di famiglia: le persone allineate, con i bagagli. Il viaggio comincerà tra poco. Pochi sorridono, la maggior parte è invece seria, compresa del momento presente e dello scatto che li sta per fissare in quella posa. Sono vestiti con abiti dimessi: calzoni corti, magliette, camicie; indossano, per via della stagione estiva, sandali, ciabatte, infradito, scarpe sportive; sul naso occhiali da sole nascondono gli sguardi; una donna mussulmana indossa il velo.
S'intuiscono forti legami d'affetto tra loro: le madri abbracciano i figli e le figlie, i figli stringono i genitori. Sono albanesi che tornano a casa per le vacanze, ragazzi diretti in Grecia. C…
Dai porti di Bari e Brindisi partono le navi dirette verso l'Europa dell'Est e la Grecia. Edoardo Delille ha cominciato a fotografare le persone che stanno per imbarcarsi. Le ritrae sulla banchina con il mare alle spalle. Sono gruppi di coetanei, famiglie, coppie, singoli. I ritratti ricordano quelli degli album di famiglia: le persone allineate, con i bagagli. Il viaggio comincerà tra poco. Pochi sorridono, la maggior parte è invece seria, compresa del momento presente e dello scatto che li sta per fissare in quella posa. Sono vestiti con abiti dimessi: calzoni corti, magliette, camicie; indossano, per via della stagione estiva, sandali, ciabatte, infradito, scarpe sportive; sul naso occhiali da sole nascondono gli sguardi; una donna mussulmana indossa il velo.
S'intuiscono forti legami d'affetto tra loro: le madri abbracciano i figli e le figlie, i figli stringono i genitori. Sono albanesi che tornano a casa per le vacanze, ragazzi diretti in Grecia. Colpiscono i bagagli ancor più degli abiti: borse, trolley, sacche sportive, sacchetti di plastica, contenitori di varia forma e natura. C'è anche un trolley leopardato: la proprietaria, una ragazza, ha stretto intorno alla vita un vestito con lo stesso motivo ornamentale; padre e figlio ritratti nella stessa posa - braccia sui fianchi - davanti alla loro automobile; un giovane uomo davanti all'autoambulanza di cui va palesemente fiero. Qualcuno porta con sé oggetti acquistati in Italia: un regalo.[[ge:rep-locali:rep:205703138]]Tutti manifestano un certo orgoglio nel partire, eppure un velo di tristezza traspare dall'espressione dei loro volti. Forse è una forma di serietà, che deriva dal fatto di essere ritratti proprio in questa occasione. "Partire è un po' morire", dice un antico proverbio. Il viaggiare contiene poi una certa dose di fatica, come indica l'etimo della parola inglese - travel - , la fatica dell'andata e del ritorno. I porti di Bari e di Brindisi sono due luoghi di passaggio, ponte e porta, che aprono verso l'altrove. Come tutti i luoghi di passaggio sono anche uno spazio sospeso che occorre attraversare. Tendono perciò a rendere anonimo chi vi transita, a definirlo in virtù del passo che sta compiendo, più che in rapporto con la sua identità. Forse la malinconia che traspare da molti di questi visi e corpi appartiene al momento dell'incertezza, del non-definitivo, come gli abiti indossati e i bagagli. Non sono propriamente migranti oppure profughi, e neppure dei rifugiati, appartengono piuttosto al momento del passaggio, un istante indefinito cui si contrappone l'atto definitorio dello scatto del fotografo: l'immagine è un momento sottratto al flusso temporale, per farlo durare.