✕
Una manifestazione dell'estrema destra a Chemnitz, in Germania (reuters)

Il razzista sul fronte occidentale

Sentimenti xenofobi sono da sempre in agguato ai margini delle nostre società. Il presidente americano Trump li ha introdotti nella politica di tutti i giorni
4 minuti di lettura
La vista di una folla di tedeschi che rincorrono per strada gli stranieri e levano il braccio a indicare il saluto nazista risulta - per ovvi motivi - oltremodo inquietante. Tuttavia, è proprio questa la scena che si è verificata di recente a Chemnitz, una squallida città industriale della Sassonia che ai tempi della Repubblica democratica tedesca era definita con orgoglio "città socialista modello" (e che tra il 1953 e il 1990 prese il nome di Karl-Marx Stadt). La polizia è sembrata incapace di arginare la furia innestata dall'accoltellamento di un tedesco di origini cubane, avvenuto durante una colluttazione con due uomini di origine mediorientale. 

Tuttavia, non si tratta di un problema esclusivamente tedesco. Poche ore più tardi decine di migliaia di cittadini tedeschi si sono raccolti in città per assistere a un concerto rock organizzato in segno protesta contro la violenza nei confronti degli immigrati.
Le foll…
La vista di una folla di tedeschi che rincorrono per strada gli stranieri e levano il braccio a indicare il saluto nazista risulta - per ovvi motivi - oltremodo inquietante. Tuttavia, è proprio questa la scena che si è verificata di recente a Chemnitz, una squallida città industriale della Sassonia che ai tempi della Repubblica democratica tedesca era definita con orgoglio "città socialista modello" (e che tra il 1953 e il 1990 prese il nome di Karl-Marx Stadt). La polizia è sembrata incapace di arginare la furia innestata dall'accoltellamento di un tedesco di origini cubane, avvenuto durante una colluttazione con due uomini di origine mediorientale. 

Tuttavia, non si tratta di un problema esclusivamente tedesco. Poche ore più tardi decine di migliaia di cittadini tedeschi si sono raccolti in città per assistere a un concerto rock organizzato in segno protesta contro la violenza nei confronti degli immigrati.
Le folle inferocite di Chemnitz hanno molte cose in comune con i neonazisti, i seguaci del Ku Klux Klan e gli estremisti che un anno fa avevano scatenato il putiferio a Charlottesville, in Virginia. Le due città hanno entrambe un passato triste - Chemnitz ha conosciuto la dittatura nazista e comunista, mentre Charlottesville la schiavitù - e per entrambe le cause del violento estremismo sono molteplici. Il razzismo indubbiamente è tra queste.  
 
Molti americani bianchi - e in particolare quelli che abitano nel Sud rurale del Paese - conducono una vita grama, caratterizzata da una bassa scolarizzazione, lavori mediocri e un relativo stato di povertà. Il loro senso di superiorità nei confronti dei neri era l'unico privilegio a cui potevano attaccarsi. Ecco perché la presidenza di Barack Obama ha sferrato un duro colpo alla loro autostima, minando il loro presunto vantaggio sociale. È proprio sulla loro ansia e il loro risentimento che Donald Trump ha fatto leva.
 
Molti tedeschi dell'Est, abituati all'autoritarismo e incapaci di (o riluttanti a) mettere a frutto le opportunità lavorative ed educative che la Germania unita offre loro, si stanno avvicinando a  demagoghi di estrema destra che fanno risalire tutti i loro problemi agli immigranti e ai rifugiati provenienti dai Paesi musulmani.
 
L'ansia sociale che opprime i bianchi in tutto l'Occidente è probabilmente esacerbata dall'ascesa della Cina e dalla sensazione che l'Europa e gli Usa stiano perdendo la loro preminenza sulla scena mondiale. È forse a questo che Donald Trump si riferiva lo scorso anno quando, a Varsavia, affermava che "la questione fondamentale del nostro tempo è capire se l'Occidente ha la volontà di sopravvivere". Occorre stabilire cosa Trump intendesse per "Occidente" e capire se la difesa dell'Occidente deve basarsi necessariamente su dei presupposti razzisti.
 
Agli inizi del XX secolo ci fu un periodo in cui l'Occidente veniva definito dai suoi nemici (molti dei quali si trovavano in Germania) come luogo del liberalismo anglo-franco-americano. I nazionalisti di destra (molti dei quali abitavano in Germania) amavano descrivere Londra o New York come "giudaicizzata". Secondo questa ottica le società liberali si fondavano sul denaro anziché su rivendicazioni basate sul sangue e sui confini. Negli anni Trenta il filosofo anglo-ungherese Aurel Kolnai scrisse un celebre libro il cui titolo - La guerra contro l'Occidente - si riferiva alla guerra intrapresa dai nazisti contro le democrazie occidentali.
 
Tuttavia, così come i populisti olandesi e scandinavi di oggi abbracciano i diritti dei gay e delle donne per farne armi simboliche con cui attaccare l'Islam, i leader della destra usano l'Occidente come qualcosa che va protetto dalle orde musulmane. Spesso tali leader fanno riferimento all'Occidente giudaico-cristiano. Il che, insieme al loro entusiasmo per i governi israeliani di destra, li mette al riparo dalle accuse di antisemitismo che tradizionalmente vengono associate all'estrema destra.
 
Non sempre è facile, nella xenofobia, separare le motivazioni razziste da quelle culturali o religiose. È raro che i politici esprimano apertamente delle opinioni razziste, come ha fatto invece un giovane emergente politico olandese di nome Thierry Baudet, il quale ha messo in guardia contro la "diluizione omeopatica del popolo olandese" per mano degli stranieri. O quel repubblicano della Pennsylvania che ha definito "babbuini" i giocatori di football di colore.

Sino alla fine del XIX secolo l'antisemitismo si nascondeva dietro a pretesti religiosi: gli ebrei avevano ucciso il Redentore, gli ebrei impastavano le polpette di pane azzimo destinate al loro banchetto pasquale con il sangue di bambini cristiani, e via dicendo.
Con l'affermarsi delle teorie razziali pseudo-scientifiche tutto questo è cambiato: una volta stabilite distinzioni biologiche tra ebrei e "ariani" non c'è stato più modo di sottrarsi alla trappola del razzismo.
 
Un'argomentazione comune tra coloro che ritengono che i musulmani rappresentino una minaccia per la civiltà occidentale è il rifiuto di riconoscere l'Islam in quanto fede. È una cultura, dicono, incompatibile con i "valori occidentali". Esattamente ciò che in passato si diceva della "cultura" ebraica.
 
Benché le persone di tradizione musulmana siano (al pari degli ebrei) diverse tra loro e provengano da Paesi diversi, l'ostilità nei confronti dell'Islam può essere ugualmente una forma di razzismo. Chi, per religione o per nascita, rientra in questa categoria è un forestiero e deve essere emarginato. E raramente questo tipo di intolleranza ha come unico bersaglio i musulmani: dubito infatti che la folla che a Chemnitz dava la caccia a chiunque avesse un aspetto vagamente non europeo fosse particolarmente interessata a questioni di fede o di cultura. Lo slogan scandito era "la Germania ai tedeschi, fuori gli stranieri!".
 
I neonazisti di Charlottesville celebravano la propria cultura ostentando i simboli dell'antica Confederazione e prendendosela con i neri; la missione della Confederazione era proprio quella di proteggere il suprematismo bianco. Ecco a cosa si ispiravano quelle manifestazioni. Eppure uno degli slogan gridati era: "Non ci faremo sostituire dagli ebrei!".
 
Sentimenti di questo tipo sono da sempre in agguato ai margini delle società occidentali, e in particolare negli Stati Uniti - dove il suprematismo bianco vanta una tradizione lunga e contorta. Nella speranza di assicurarsi più voti i politici di destra hanno spesso lasciato intendere di essere pronti a condividere pregiudizi simili. Ma dichiarando che tra la folla di Charlottesville vi erano "persone molto a posto" e definendo gli immigrati messicani "stupratori", il presidente Trump ha introdotto il razzismo nella politica di tutti i giorni. E quando l'uomo più potente dell'Occidente incita alla violenza è chiaro che l'Occidente, comunque lo si voglia definire, è in grave difficoltà.
(Traduzione di Marzia Porta)