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Immobile e Cristante durante la partita di Nations League persa 1-0 in Portogallo (agf)

Questi siamo, la speranza è un esercizio faticoso

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Mancini si lamenta perché in Italia c’è poca pazienza. Ma anche lui ha fretta. Troppa. Cambia nove undicesimi rispetto a Bologna, confermati solo Donnarumma e Jorginho: nemmeno Sacchi si sarebbe spinto così lontano, oltre le colonne d’Ercole, alla ricerca di altre terre, altro futuro. Squadra praticamente nuova, scelto il 4-4-2, tenuta di campo leggermente meno ectoplasmatica, ma bastava veramente poco. Risultato: vince il Portogallo, senza riempire gli occhi ma con merito. Migliore degli azzurri: Donnarumma, come a Bologna. Fa un’uscita balorda, Romagnoli rimedia salvando sulla linea, ma per il resto evita un castigo più pesante. Da Bologna si era usciti con una piccola certezza, il ragazzo Chiesa, titolare a furor di popolo. Una delusione, forse nemmeno per colpa sua. Inchiodato sulla fascia destra e marcato da Mario Rui, che non è un fulmine di guerra, non si può dire che sparisca dal gioco perché non ci è ma…
Mancini si lamenta perché in Italia c’è poca pazienza. Ma anche lui ha fretta. Troppa. Cambia nove undicesimi rispetto a Bologna, confermati solo Donnarumma e Jorginho: nemmeno Sacchi si sarebbe spinto così lontano, oltre le colonne d’Ercole, alla ricerca di altre terre, altro futuro. Squadra praticamente nuova, scelto il 4-4-2, tenuta di campo leggermente meno ectoplasmatica, ma bastava veramente poco. Risultato: vince il Portogallo, senza riempire gli occhi ma con merito. Migliore degli azzurri: Donnarumma, come a Bologna. Fa un’uscita balorda, Romagnoli rimedia salvando sulla linea, ma per il resto evita un castigo più pesante. Da Bologna si era usciti con una piccola certezza, il ragazzo Chiesa, titolare a furor di popolo. Una delusione, forse nemmeno per colpa sua. Inchiodato sulla fascia destra e marcato da Mario Rui, che non è un fulmine di guerra, non si può dire che sparisca dal gioco perché non ci è mai entrato davvero. E così anche questa piccola certezza evapora e ci si ritrova a girare intorno a due giganteschi punti interrogativi: perché tanti errori in fase di disimpegno? Anche ieri il gol portoghese è nato da un pallone perso da Lazzari. Ma, soprattutto, perché, da mesi, cambiata la squadra, cambiato il ct, si fa sempre tanta fatica a inquadrare la porta avversaria?

La Nazionale è, per molti, come la mamma. Tra i teneroni, la Rai che parla di partita sfortunata. Così tutti sono assolti, la colpa è del fato cinico e baro. Invece la nostra partita è stata inadeguata e di mesta mediocrità. Per alcuni, scarsa esperienza. Mancini ha avuto coraggio nel lanciare Lazzari, che nella Spal è più ala che terzino. Ha fatto errori, come tutti, ma mettendoci ardore, voglia di rivincita. A centrocampo un filo meglio Jorginho, anche perché meglio assistito da Cristante. A scanso di equivoci, siamo sempre sul 6 politico. Per Caldara e Romagnoli non ci sono problemi, il futuro è loro. Il problema è l’attacco, la manovra d’attacco: ruotare quattro punte ha prodotto solo un colpo di testa, alto, di Zaza. In queste condizioni, pensare di vincere è un’utopia. Ma anche, purtroppo, pensare di pareggiare. Anche se il Portogallo non è una fabbrica di gol, tanto più in assenza di CR7, qualcosa di decente riesce a combinare: un bel gol di André Silva, che al Milan trattavano da brocchetto, la traversa, quasi autogol, di Cristante, la respinta di Romagnoli dalla linea, le parate di Donnarumma. Noi siamo quelli che guardano, che sperano di migliorare. Ma anche sperare, in queste condizioni, è un esercizio faticoso. Questi siamo.