✕

Copyright vuol dire libertà

L'europarlamento si appresta a votare una direttiva capace di modificare le nostre democrazie e la sovranità dell'Europa
2 minuti di lettura
Il 12 settembre il Parlamento di Strasburgo voterà una direttiva che apparentemente parla di diritti economici, ma che potrebbe modificare in profondità la qualità delle nostre democrazie e la stessa sovranità dell'Europa. Non è un caso che, per boicottare quel voto, i giganti americani del web si siano mobilitati con un'azione di lobbying che non ha precedenti inondando con milioni di mail i computer di eurodeputati e funzionari. Né che la loro lotta sia sostenuta, praticamente senza eccezioni, da tutte le forze populiste e anti-Ue. 

In discussione è la proposta della Commissione di riformare la direttiva europea sul copyright, in modo da tutelare l'interesse del diritto di autore anche nell'era dell'informazione digitale. La tutela di questi diritti riguarda sia, per esempio, la musica, sia la riproduzione totale o parziale di articoli di giornale, su cui i giganti del web non pagano alcun diritto di autore. …
Il 12 settembre il Parlamento di Strasburgo voterà una direttiva che apparentemente parla di diritti economici, ma che potrebbe modificare in profondità la qualità delle nostre democrazie e la stessa sovranità dell'Europa. Non è un caso che, per boicottare quel voto, i giganti americani del web si siano mobilitati con un'azione di lobbying che non ha precedenti inondando con milioni di mail i computer di eurodeputati e funzionari. Né che la loro lotta sia sostenuta, praticamente senza eccezioni, da tutte le forze populiste e anti-Ue. 

In discussione è la proposta della Commissione di riformare la direttiva europea sul copyright, in modo da tutelare l'interesse del diritto di autore anche nell'era dell'informazione digitale. La tutela di questi diritti riguarda sia, per esempio, la musica, sia la riproduzione totale o parziale di articoli di giornale, su cui i giganti del web non pagano alcun diritto di autore. Chi si oppone a questa direttiva, cioè le grandi multinazionali dell'economia digitale che già riescono a eludere le tasse sugli enormi profitti che fanno in Europa, sostiene che la normativa penalizzerebbe la libertà di Internet.

E questo ha valso loro il consenso di molta parte dell'estrema sinistra, dei Verdi e anche di una fetta dei socialisti. Tuttavia la libertà che rischiano di trovarsi a difendere questi libertari in buona fede non è tanto quella sacrosanta degli utenti di Internet, quanto la licenza delle multinazionali che utilizzano o lasciano utilizzare materiale altrui senza pagare alcun diritto, ma facendoci sopra enormi profitti. Le principali vittime di questa moderna forma di pirateria, oltre agli autori di musica, canzoni, filmati e varie opere d'ingegno, sono i giornali. Produrre informazione costa. Produrre buona informazione costa molto. Se si privano gli editori di una parte significativa dei proventi dei loro investimenti, si finisce per uccidere la stampa.

Ma la stampa, e la sua libertà, sono un elemento portante delle democrazie liberali, fondate sul principio della rappresentatività e dell'equilibrio dei poteri. E questo spiega perché tutte le forze populiste in Europa, e i governi da loro diretti, siano contrari alla direttiva europea sul copyright. Storicamente i social media sono stati, in questi anni, lo strumento prediletto dalle forze populiste. Hanno consentito di dar voce al demagogo di turno, sia Trump, Orbán o Salvini, senza l'intermediazione critica della stampa. Hanno permesso di stabilire un legame diretto tra il Potere e le Masse, senza offrire a un arbitro terzo la possibilità di verificare le informazioni che il vertice fornisce alla base, ed eventualmente confutarle.

Questo è stato il sogno dei grandi totalitarismi del secolo scorso, che hanno cercato di perseguirlo con la forza addomesticando i giornali. Il nuovo totalitarismo si propone, molto più semplicemente, di abolirli prosciugando quello che è il loro unico sostentamento: il diritto alla proprietà intellettuale. Tutto questo non vuol dire demonizzare i social media. Né cercare di limitare la libertà di Internet.

Ma occorre saper riconoscere che, su quella libertà, alcuni gruppi hanno costruito fortune economiche che superano il bilancio di molti Stati. E che ora rifiutano di redistribuire quella ricchezza pagando le tasse sui profitti che realizzano. In questa fase storica, l'unica forza che sta cercando di costringere i colossi dell'economia digitale a pagare quanto devono alla collettività è l'Europa.

Per questo l'Europa è un nemico, un avversario che oggi i giganti del web condividono con Putin, con Trump, con Erdogan e con i populisti nostrani. Gli eurodeputati che domani dovranno esprimere il loro voto su una questione cruciale per la qualità della democrazia in Europa, sappiano che la loro scelta li collocherà inequivocabilmente da una parte o dall'altra della barricata.