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Manifesti elettorali a Stoccolma (ansa)

Cosa ci insegna la lezione della Svezia

Stoccolma fu la punta di un modello scandinavo ammirato dalle sinistre. Come è possibile che oggi sia contagiata dal virus nazional-populista?
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I miei coetanei ricordano quando la Svezia fu la punta di un modello scandinavo ammirato dalle sinistre. Era una "terza via" affascinante tra il comunismo sovietico e il capitalismo liberale. Ci attirava il suo Welfare tra i più generosi del mondo; il sindacalismo protagonista di lotte d'avanguardia sulla qualità del lavoro e la sicurezza in fabbrica; il femminismo e la libertà dei costumi; una politica estera fondata sulla difesa dei diritti umani. Com'è possibile che tanti svedesi oggi siano contagiati dal virus nazional-populista? Certo l'età dell'oro delle socialdemocrazie scandinave era già passata da tempo, e tuttavia rimangono i modelli di società più equi al mondo.

Non mi convince attribuire il voto svedese a un piano della nuova destra americana per conquistare l'Europa ("l'armata Trump" è caotica; Steve Bannon viene invitato sul Vecchio continente per lo più da …
I miei coetanei ricordano quando la Svezia fu la punta di un modello scandinavo ammirato dalle sinistre. Era una "terza via" affascinante tra il comunismo sovietico e il capitalismo liberale. Ci attirava il suo Welfare tra i più generosi del mondo; il sindacalismo protagonista di lotte d'avanguardia sulla qualità del lavoro e la sicurezza in fabbrica; il femminismo e la libertà dei costumi; una politica estera fondata sulla difesa dei diritti umani. Com'è possibile che tanti svedesi oggi siano contagiati dal virus nazional-populista? Certo l'età dell'oro delle socialdemocrazie scandinave era già passata da tempo, e tuttavia rimangono i modelli di società più equi al mondo.

Non mi convince attribuire il voto svedese a un piano della nuova destra americana per conquistare l'Europa ("l'armata Trump" è caotica; Steve Bannon viene invitato sul Vecchio continente per lo più da chi già la pensa come lui). E descrivere il populismo come una "peste nera" mi sembra inadeguato. Dietro le epidemie ci sono le cause. Una di queste è un'immigrazione a tratti incontrollata, che genera insicurezza, fa temere che la fisionomia di una società venga stravolta, fa vacillare i fondamenti di un patto sociale avanzato come quello scandinavo.

In Svezia la popolazione straniera ha raggiunto il 18,5% del totale e questo è il triplo degli anni Settanta. (Il paragone temporale è importante: negli anni Settanta ci fu il massimo sforzo redistributivo per garantire pari opportunità a tutti). In un solo anno, il 2015, sono stati accolti 163.000 richiedenti asilo che in un piccolo paese come la Svezia sono l'1,6% della popolazione. Ad essi è stato immediatamente garantito lo stesso trattamento che il Welfare svedese elargisce ai propri cittadini, che pagano le tasse da generazioni: un bambino rifugiato costava 200 euro a notte. La spesa media per adulto sfiorava gli 8.000 all'anno. Nel frattempo in alcune periferie urbane svedesi si sono create sacche di criminalità e gang, per esempio della mafia curda. Alcune comunità islamiche hanno visto la penetrazione di predicatori fondamentalisti. Dopo gli eccessi del 2015 Stoccolma ha cominciato a cambiare le regole e il flusso degli ingressi è stato ridotto. Lo shock nella popolazione svedese però è rimasto; come accadde in Danimarca o in Olanda. Invocare un improvviso imbarbarimento di tutti i popoli del Nord Europa, in preda a raptus xenofobi immotivati, è realistico?

L'America aiuta a capire meglio. Ciò che opera nei paesi nordeuropei ebbe un precedente negli Stati Uniti. La lezione di quella storia oggi impone scelte dolorose soprattutto alle sinistre, in quanto sono legate sia a valori di solidarietà, sia a giudizi positivi sulla società multietnica. Storicamente fu possibile costruire uno Stato sociale generoso e progressista finché una società era abbastanza omogenea. Il massimo della redistribuzione e del Welfare in America si realizzò tra le presidenze di Franklin Roosevelt negli anni Trenta e quelle di Kennedy-Johnson negli anni Sessanta. Cioè dal New Deal alla Great Society: i due esperimenti più progressisti dalla nascita degli Stati Uniti, l'unico periodo in cui la superpotenza capitalista ebbe "elementi di socialismo". Ma tra quelle presidenze democratiche l'America praticò anche la politica meno accogliente verso l'immigrazione: con quote etniche che puntavano a preservare gli equilibri e la fisionomia originaria. La percentuale di stranieri scese al 5%, un minimo storico. Appena le frontiere sono state ri-aperte da Lyndon Johnson - con la Green Card e l'abolizione delle quote etniche - gli Stati Uniti hanno cominciato ad accogliere flussi molto più importanti di stranieri... e a tagliare gradualmente il Welfare per tutti, americani compresi. (È un'evoluzione che al capitalismo americano non dispiace: ha manodopera immigrata abbondante e meno oneri sociali). Constatare che siamo più capaci di assistere i deboli e redistribuire le ricchezze all'interno di una società che ci è "familiare", con omogeneità di culture e di valori, è un dato storico. Ammetterlo dovrebbe aiutare a correggere errori che regalano spazi immensi alle destre razziste.