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(ap)

Papa Francesco e le trappole del Vaticano

Il C9 ha chiesto un avvicendamento. Ed è bastata la voce di tre rimpiazzi per far scrivere che il Pontefice è in difficoltà. Un'operazione subdola che vuol far apparire la Chiesa divisa
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Il C9 - il "consiglio della corona" di Francesco - ha chiesto un avvicendamento dopo cinque anni ed è ragionevole che sia esaudito dal Papa. Ma è bastata la voce di tre rimpiazzi per far scrivere che il Papa è costretto a difendersi, che Viganò aveva ragione e via dicendo. Un'operazione sofisticata e subdola che vuol far apparire la Chiesa divisa in due - a ridosso delle elezioni americane di mid-term e prima che la cattolicissima pulzella dei Le Pen scenda in campo a guidare il sovranismo - e che spera di far diventare un cattolicesimo ultratradizionalista l'anima di un sovranismo di ultradestra, rendendo afono il papato.

Per decifrare questo disegno politico bisogna ripartire dal 2013. Quando quasi a fatica, Francesco decise di fissare i compiti del "gruppo di cardinali" che il conclave gli aveva chiesto di costituire come primo segno di collegialità effettiva. Bergoglio scrisse che il C9 avrebbe avuto il compito di &qu…
Il C9 - il "consiglio della corona" di Francesco - ha chiesto un avvicendamento dopo cinque anni ed è ragionevole che sia esaudito dal Papa. Ma è bastata la voce di tre rimpiazzi per far scrivere che il Papa è costretto a difendersi, che Viganò aveva ragione e via dicendo. Un'operazione sofisticata e subdola che vuol far apparire la Chiesa divisa in due - a ridosso delle elezioni americane di mid-term e prima che la cattolicissima pulzella dei Le Pen scenda in campo a guidare il sovranismo - e che spera di far diventare un cattolicesimo ultratradizionalista l'anima di un sovranismo di ultradestra, rendendo afono il papato.

Per decifrare questo disegno politico bisogna ripartire dal 2013. Quando quasi a fatica, Francesco decise di fissare i compiti del "gruppo di cardinali" che il conclave gli aveva chiesto di costituire come primo segno di collegialità effettiva. Bergoglio scrisse che il C9 avrebbe avuto il compito di "aiutarlo nel governo della Chiesa universale" (e in sei parole restituiva il ministero di Pietro alla forma del primo millennio). E aggiungeva che il C9 lo avrebbe dovuto aiutare nella revisione della costituzione che disciplina la curia romana: revisione i cui effetti dipendono dalla riforma della Chiesa e non viceversa.

Nel "gruppo" Francesco mise figure che gli erano state ostili in conclave (come il conservatore Pell). Figure indispensabili per decifrare la matassa curiale (come Bertello), amici del Celam (come Maradiaga), presidenti di peso di conferenze episcopali (come Marx), e aggiunse il suo segretario di Stato. Essi hanno discusso in 36 riunioni la filigrana ecclesiologica ricamata da monsignor Semeraro per la riforma della curia: ma non tutti e non sempre sono stati un "aiuto" nel governo della Chiesa.

Pell, che ha generato più pasticci finanziari di quelli che si vantava di risolvere, è stato rispedito in Australia a farsi processare per pedofilia. Errazuriz ha dato le dimissioni insieme a tutto l'episcopato cileno travolto dalla sua incapacità di ascoltare le vittime degli abusi. Un paio sono oltre il limite di età per gli incarichi che ricoprono (come molti in curia). Altri potrebbero essere bersagli colpevoli o incolpevoli di operazioni come quella di Viganò, manovrato da chi vuol far apparire divisa in due la Chiesa cattolica.

Che dopo un quinquennio il C9 abbia guai e/o si rinnovi è fisiologico. Ma il rumore che suscita segnala l'azione del "partito dei saldatori" che vogliono ancorare l'ultradestra politica e quella cattolica, spaccando la Chiesa. Ci sono "saldatori" pittoreschi, come Steve Bannon, che cerca in Europa quel che non ha più negli Usa. Quelli prudenti come i senatori Bernini e Quagliariello che hanno invitato a Palazzo Madama il cardinal Burke non per commemorare un uomo reazionario, ma pio come il cardinal Caffarra, ma per sfidare il Papa. Quelli davvero inattesi come monsignor Georg Gänswein, che ha partecipato alla presentazione di un libro senza spessore di Rod Dreher (un ex cattolico integrista ostile a Bergoglio) e ha detto che la pedofilia è l'11 settembre della Chiesa con un po' di ritardo.

I "saldatori" hanno fretta: solo il Papa li può fermare (come fece Pio XI con l'Action française), e solo una Chiesa ricca di posizioni diverse ma non divisa può impedire che in Europa Orbán divori il Ppe aggiornando quell'ecumenismo dell'odio con cui Trump ha spolpato il partito di McCain. Ma sottovalutare la tempra interiore ed esteriore di Francesco è un errore fatale.