La parabola dei “Brothers”, dal cotone alla finanza
Stefano Massini , di STEFANO MASSINI
Ci sono storie che valgono solo per se stesse, e altre che racchiudono il senso di un'intera epoca. Ecco: la parabola dei Lehman è questo. Ben più dell'ascesa e crollo di una banca, ben più dell'irresistibile scalata di una famiglia di immigrati ebrei tedeschi: la narrazione dei centosessanta anni del marchio "Lehman Brothers" ci riguarda perché tutti ne siamo parte.
Il primo Lehman a posare il piede sul suolo americano fu Henry, figlio maggiore di una stimata famiglia bavarese che a Rimpar commerciava in bestiame. Henry decide di tentare la fortuna: varca l'oceano a metà ottocento e si stabilisce nell'Alabama delle piantagioni schiaviste, dedicandosi al business del cotone. Uno dei più grandi colossi del capitalismo nasce così: in un piccolo negozio di stoffe, dove ben presto Henry si fa raggiungere dai fratelli Emanuel e Mayer. I tre diventano in brevissimo tempo i sovrani del cotone, autentico oro dell&…
Il primo Lehman a posare il piede sul suolo americano fu Henry, figlio maggiore di una stimata famiglia bavarese che a Rimpar commerciava in bestiame. Henry decide di tentare la fortuna: varca l'oceano a metà ottocento e si stabilisce nell'Alabama delle piantagioni schiaviste, dedicandosi al business del cotone. Uno dei più grandi colossi del capitalismo nasce così: in un piccolo negozio di stoffe, dove ben presto Henry si fa raggiungere dai fratelli Emanuel e Mayer. I tre diventano in brevissimo tempo i sovrani del cotone, autentico oro dell&…
Ci sono storie che valgono solo per se stesse, e altre che racchiudono il senso di un'intera epoca. Ecco: la parabola dei Lehman è questo. Ben più dell'ascesa e crollo di una banca, ben più dell'irresistibile scalata di una famiglia di immigrati ebrei tedeschi: la narrazione dei centosessanta anni del marchio "Lehman Brothers" ci riguarda perché tutti ne siamo parte.
Il primo Lehman a posare il piede sul suolo americano fu Henry, figlio maggiore di una stimata famiglia bavarese che a Rimpar commerciava in bestiame. Henry decide di tentare la fortuna: varca l'oceano a metà ottocento e si stabilisce nell'Alabama delle piantagioni schiaviste, dedicandosi al business del cotone. Uno dei più grandi colossi del capitalismo nasce così: in un piccolo negozio di stoffe, dove ben presto Henry si fa raggiungere dai fratelli Emanuel e Mayer. I tre diventano in brevissimo tempo i sovrani del cotone, autentico oro dell'Alabama. Ma non solo: estendono lo sguardo anche allo zucchero della Louisiana o al caffè del centro America, sempre investendo denaro per tradurlo in merce, in lavoro, in qualcosa di concreto e tangibile.
Tutto cambia quando la Guerra di Secessione cancella la schiavitù, e con essa l'immane miniera degli Stati del Sud. È il primo colpo d'arresto nella loro storia, da cui i Lehman sanno tuttavia rialzarsi convertendosi da impresa commerciale a banca, capace di finanziare grandi infrastrutture come la leggendaria ferrovia di "C'era una volta il West". Vengono dunque emesse anche dai Lehman (o meglio da Philip, figlio di Emanuel) le obbligazioni necessarie a raccogliere capitali faraonici per binari, ponti, stazioni, locomotori.
Per i Lehman (e per noi tutti) fu un passaggio cruciale: non più soldi in cambio di merce reale, ma soldi investiti in un progetto proiettato nel tempo, forse concluso dopo la morte stessa di chi ne versò il capitale iniziale. Di fatto era l'alba di un processo di astrazione che sarebbe divenuto ebbrezza: i Lehman del Novecento sono i banchieri che dal cuore di Manhattan scommettono a lunghissima durata su tutto ciò che l'umanità chiede oggi per crescere domani, dalle automobili al petrolio, dalle telecomunicazioni all'aeronautica.
Occorrono somme infinite per tradurre in realtà le visioni di un occidente scalpitante, e il sistema bancario procura il fiume d'oro in cambio di tassi d'interesse succulenti. In fondo è Pinocchio nel Campo dei Miracoli: sotterra i tuoi risparmi e ti farò guadagnare senza fatica né sudore. Ma cosa accade se la rincorsa ti porta sul ciglio del burrone? La crisi del '29 colpisce l'impero Lehman come tutti i loro simili, ma grazie alla saggia rotta del nocchiero Bobbie Lehman la banca è fra le poche a mantenersi a galla.
Purtroppo senza imparare la lezione: il dopoguerra è tutto all'insegna di una finanza rampante e spericolata, il cui obiettivo è far scaturire soldi da altri soldi. Un equilibrismo ardito ma rischioso: in quel settembre di dieci anni fa, l'equilibrista cadde dal filo. E noi con lui.
Il primo Lehman a posare il piede sul suolo americano fu Henry, figlio maggiore di una stimata famiglia bavarese che a Rimpar commerciava in bestiame. Henry decide di tentare la fortuna: varca l'oceano a metà ottocento e si stabilisce nell'Alabama delle piantagioni schiaviste, dedicandosi al business del cotone. Uno dei più grandi colossi del capitalismo nasce così: in un piccolo negozio di stoffe, dove ben presto Henry si fa raggiungere dai fratelli Emanuel e Mayer. I tre diventano in brevissimo tempo i sovrani del cotone, autentico oro dell'Alabama. Ma non solo: estendono lo sguardo anche allo zucchero della Louisiana o al caffè del centro America, sempre investendo denaro per tradurlo in merce, in lavoro, in qualcosa di concreto e tangibile.
Tutto cambia quando la Guerra di Secessione cancella la schiavitù, e con essa l'immane miniera degli Stati del Sud. È il primo colpo d'arresto nella loro storia, da cui i Lehman sanno tuttavia rialzarsi convertendosi da impresa commerciale a banca, capace di finanziare grandi infrastrutture come la leggendaria ferrovia di "C'era una volta il West". Vengono dunque emesse anche dai Lehman (o meglio da Philip, figlio di Emanuel) le obbligazioni necessarie a raccogliere capitali faraonici per binari, ponti, stazioni, locomotori.
Per i Lehman (e per noi tutti) fu un passaggio cruciale: non più soldi in cambio di merce reale, ma soldi investiti in un progetto proiettato nel tempo, forse concluso dopo la morte stessa di chi ne versò il capitale iniziale. Di fatto era l'alba di un processo di astrazione che sarebbe divenuto ebbrezza: i Lehman del Novecento sono i banchieri che dal cuore di Manhattan scommettono a lunghissima durata su tutto ciò che l'umanità chiede oggi per crescere domani, dalle automobili al petrolio, dalle telecomunicazioni all'aeronautica.
Occorrono somme infinite per tradurre in realtà le visioni di un occidente scalpitante, e il sistema bancario procura il fiume d'oro in cambio di tassi d'interesse succulenti. In fondo è Pinocchio nel Campo dei Miracoli: sotterra i tuoi risparmi e ti farò guadagnare senza fatica né sudore. Ma cosa accade se la rincorsa ti porta sul ciglio del burrone? La crisi del '29 colpisce l'impero Lehman come tutti i loro simili, ma grazie alla saggia rotta del nocchiero Bobbie Lehman la banca è fra le poche a mantenersi a galla.
Purtroppo senza imparare la lezione: il dopoguerra è tutto all'insegna di una finanza rampante e spericolata, il cui obiettivo è far scaturire soldi da altri soldi. Un equilibrismo ardito ma rischioso: in quel settembre di dieci anni fa, l'equilibrista cadde dal filo. E noi con lui.