Sembra passato un secolo da quando, era il 26 febbraio 2015, nell'Aula di palazzo Madama la voce del senatore grillino Andrea Cioffi traboccava d'indignazione. "Non possiamo votare questa ennesima schifezza di fiducia. Ve la votate voi": diceva all'indirizzo di quelli della maggioranza che si apprestavano a votare la fiducia al Milleproroghe chiesta da Matteo Renzi. A tre anni e mezzo di distanza la legge del contrappasso vuole che sia il governo gialloverde nel quale l'ingegner Cioffi, ex volontario di Emergency, occupa il posto di sottosegretario del ministro e vicepremier Luigi Di Maio, a mettere la fiducia sul Milleproroghe. Scatenando stavolta l'indignazione del Pd. Reazione che fa tenerezza, ripensando alla valanga di voti di fiducia chiesti dai governi a trazione dem: uno perfino su una legge di iniziativa parlamentare come quella delle unioni civili. Sul funzionamento dei Parlamenti italiani, nei quali gli eletti finiscono troppo spesso per essere…
Sembra passato un secolo da quando, era il 26 febbraio 2015, nell'Aula di palazzo Madama la voce del senatore grillino Andrea Cioffi traboccava d'indignazione. "Non possiamo votare questa ennesima schifezza di fiducia. Ve la votate voi": diceva all'indirizzo di quelli della maggioranza che si apprestavano a votare la fiducia al Milleproroghe chiesta da Matteo Renzi. A tre anni e mezzo di distanza la legge del contrappasso vuole che sia il governo gialloverde nel quale l'ingegner Cioffi, ex volontario di Emergency, occupa il posto di sottosegretario del ministro e vicepremier Luigi Di Maio, a mettere la fiducia sul Milleproroghe. Scatenando stavolta l'indignazione del Pd. Reazione che fa tenerezza, ripensando alla valanga di voti di fiducia chiesti dai governi a trazione dem: uno perfino su una legge di iniziativa parlamentare come quella delle unioni civili. Sul funzionamento dei Parlamenti italiani, nei quali gli eletti finiscono troppo spesso per essere, come denunciò all'epoca lo stesso Cioffi, "ectoplasmi chiamati solo a premere un bottone" su ordine dei governi di turno (destra e sinistra, sia chiaro) si potrebbe discutere a lungo.
Ma che la prima legge dell'era gialloverde esca dal Parlamento blindata anch'essa da quella "schifezza" (copyright del senatore Cioffi), fa un certo effetto. Basterebbe, a questo proposito, dare un'occhiata al trattamento che il Movimento 5 stelle e i suoi singoli esponenti hanno riservato da sempre all'arma della fiducia. "Con un comportamento bullista il governo porrà la sua venticinquesima fiducia su un provvedimento", attaccava la senatrice grillina Paola Nugnes, architetto, in occasione del voto sul contestatissimo Sblocca Italia renziano. E se il capogruppo del M5s alla Camera Vincenzo Caso definiva "marchettificio" l'ultimo Milleproroghe varato con la fiducia dal governo di Paolo Gentiloni nel febbraio del 2017, Beppe Grillo in persona non esitava a bollare meno di un anno fa come gesto "fascista" la decisione del medesimo esecutivo di mettere la fiducia sul decreto banche "per dare altri 17 miliardi di euro pubblici e salvare il culo dei banchieri mentre 10 milioni di italiani sono a rischio povertà".
Ma la politica italiana insegna che tutto dipende sempre dalla prospettiva dalla quale si inquadrano i fatti e le circostanze. Perché un conto è stare all'opposizione, un conto assai differente è stare al governo: e lì si scopre che, a dispetto delle affermazioni e dei principi, le cose non sono affatto cambiate. Anche gli eletti gialloverdi, come quelli delle vecchie maggioranze, finiscono così per trasformarsi alla stregua di ectoplasmi chiamati a ratificare decisioni prese altrove, e senza possibilità di discutere o dissentire. Mentre la fiducia è anche un comodo strumento per evitare il probabile ostruzionismo delle opposizioni su alcuni temi delicati.
Fin troppo facile individuare il punto critico di questo Milleproroghe che dev'essere messo al riparo con il voto di fiducia: è la norma sui vaccini, che consentirà ai bambini di frequentare la scuola muniti non del certificato di vaccinazione ma di una semplice autocertificazione. E fa ancor più riflettere sulle contraddizioni abissali fra i principi espressi in piazza o nelle aule parlamentari, e gli atti concreti che invece si prendono una volta arrivati al potere, il ricordo della tempesta che il Movimento 5 stelle scatenò contro il decreto sui vaccini della ministra della Salute Beatrice Lorenzin. I grillini contestarono allora duramente la scelta governativa di affidare alla decretazione d'urgenza una questione ritenuta tanto eticamente importante da non poter essere sottratta alla discussione parlamentare. Ma arrivati al governo intervengono sulla stessa materia con il medesimo deprecato metodo del decreto-legge. Fare "i bulli" (copyright della senatrice Nugnes) adesso tocca a loro.
Ma che la prima legge dell'era gialloverde esca dal Parlamento blindata anch'essa da quella "schifezza" (copyright del senatore Cioffi), fa un certo effetto. Basterebbe, a questo proposito, dare un'occhiata al trattamento che il Movimento 5 stelle e i suoi singoli esponenti hanno riservato da sempre all'arma della fiducia. "Con un comportamento bullista il governo porrà la sua venticinquesima fiducia su un provvedimento", attaccava la senatrice grillina Paola Nugnes, architetto, in occasione del voto sul contestatissimo Sblocca Italia renziano. E se il capogruppo del M5s alla Camera Vincenzo Caso definiva "marchettificio" l'ultimo Milleproroghe varato con la fiducia dal governo di Paolo Gentiloni nel febbraio del 2017, Beppe Grillo in persona non esitava a bollare meno di un anno fa come gesto "fascista" la decisione del medesimo esecutivo di mettere la fiducia sul decreto banche "per dare altri 17 miliardi di euro pubblici e salvare il culo dei banchieri mentre 10 milioni di italiani sono a rischio povertà".
Ma la politica italiana insegna che tutto dipende sempre dalla prospettiva dalla quale si inquadrano i fatti e le circostanze. Perché un conto è stare all'opposizione, un conto assai differente è stare al governo: e lì si scopre che, a dispetto delle affermazioni e dei principi, le cose non sono affatto cambiate. Anche gli eletti gialloverdi, come quelli delle vecchie maggioranze, finiscono così per trasformarsi alla stregua di ectoplasmi chiamati a ratificare decisioni prese altrove, e senza possibilità di discutere o dissentire. Mentre la fiducia è anche un comodo strumento per evitare il probabile ostruzionismo delle opposizioni su alcuni temi delicati.
Fin troppo facile individuare il punto critico di questo Milleproroghe che dev'essere messo al riparo con il voto di fiducia: è la norma sui vaccini, che consentirà ai bambini di frequentare la scuola muniti non del certificato di vaccinazione ma di una semplice autocertificazione. E fa ancor più riflettere sulle contraddizioni abissali fra i principi espressi in piazza o nelle aule parlamentari, e gli atti concreti che invece si prendono una volta arrivati al potere, il ricordo della tempesta che il Movimento 5 stelle scatenò contro il decreto sui vaccini della ministra della Salute Beatrice Lorenzin. I grillini contestarono allora duramente la scelta governativa di affidare alla decretazione d'urgenza una questione ritenuta tanto eticamente importante da non poter essere sottratta alla discussione parlamentare. Ma arrivati al governo intervengono sulla stessa materia con il medesimo deprecato metodo del decreto-legge. Fare "i bulli" (copyright della senatrice Nugnes) adesso tocca a loro.