Al Pd serve un gruppo dirigente
Eugenio Scalfari , di EUGENIO SCALFARINon abbiamo molto tempo da qui alle europee del 2019 ma soltanto pochi mesi per avviare il tema riscattando un partito che deve essere uno degli elementi portanti di questa politica
Il senatore del Pd, Luigi Zanda, che ha presieduto il gruppo del Pd al Senato in tutta la precedente legislatura, ha scritto ieri un ampio articolo sul Foglio. Merita d'essere citato perché è la prima volta, dopo la catastrofica sconfitta del Pd alle elezioni dello scorso 4 marzo, che una persona di notevole livello politico e culturale interviene in questo modo.
La tesi di Zanda delinea al tempo stesso la necessità e la possibilità che il Pd, in questi mesi che ci separano dalle elezioni europee del 2019, si trasformi profondamente non già nei suoi principali e storici obiettivi, ma nella capacità di realizzarli con una nuova struttura che si fondi su un gruppo dirigente compatto e nuovo e con ampie alleanze nei confronti dei vari gruppi di centro e di moderati che condividono i gravi pericoli che sta affrontando la democrazia italiana e contemporaneamente quella europea perché la grave situazione politica in corso ha come campo d…
La tesi di Zanda delinea al tempo stesso la necessità e la possibilità che il Pd, in questi mesi che ci separano dalle elezioni europee del 2019, si trasformi profondamente non già nei suoi principali e storici obiettivi, ma nella capacità di realizzarli con una nuova struttura che si fondi su un gruppo dirigente compatto e nuovo e con ampie alleanze nei confronti dei vari gruppi di centro e di moderati che condividono i gravi pericoli che sta affrontando la democrazia italiana e contemporaneamente quella europea perché la grave situazione politica in corso ha come campo d…
Il senatore del Pd, Luigi Zanda, che ha presieduto il gruppo del Pd al Senato in tutta la precedente legislatura, ha scritto ieri un ampio articolo sul Foglio. Merita d'essere citato perché è la prima volta, dopo la catastrofica sconfitta del Pd alle elezioni dello scorso 4 marzo, che una persona di notevole livello politico e culturale interviene in questo modo.
La tesi di Zanda delinea al tempo stesso la necessità e la possibilità che il Pd, in questi mesi che ci separano dalle elezioni europee del 2019, si trasformi profondamente non già nei suoi principali e storici obiettivi, ma nella capacità di realizzarli con una nuova struttura che si fondi su un gruppo dirigente compatto e nuovo e con ampie alleanze nei confronti dei vari gruppi di centro e di moderati che condividono i gravi pericoli che sta affrontando la democrazia italiana e contemporaneamente quella europea perché la grave situazione politica in corso ha come campo d'azione un sovranismo che sta infettando l'intero nostro continente anche come razzismo, populismo, antieuropeismo.
L'Italia di Salvini e Di Maio è uno degli elementi di questa situazione che è in corso di realizzazione con la conseguenza che l'Europa non assumerà mai quelle dimensioni continentali che storicamente ha sempre avuto e per prima rispetto a tutti gli altri.
La società globale nella quale viviamo postula la necessità di queste strutture continentali come quelle da tempo vigenti in Russia e in Cina e quelle che si preparano con una incredibile velocità nell'Africa centrale e nell'America meridionale. Storicamente l'Europa è stata il primo e addirittura l'unico continente che avesse un peso come tale di fronte a tutto il resto del mondo, ma da tempo questa situazione non esiste più e adesso la lotta si svolge tra quelli che vorrebbero ancora un'Europa democratica e rafforzata nella sua unità e quelli invece che puntano sul sovranismo, sul populismo, sul razzismo e insomma su un coacervo di poteri piccoli ma con tendenze dittatoriali, uniti tra loro dall'obiettivo di mantenere disunita l'Europa.
Questa è la situazione di fronte alla quale ci troviamo.
Nel quadro globale sopra accennato la posizione dell'Italia dominata dal duo Salvini-Di Maio e con un Partito democratico nelle condizioni in cui si trova, lo sforzo che possiamo e dobbiamo compiere comincia proprio dal risveglio della democrazia italiana debitamente ampliata e organizzata come Zanda accenna nell'articolo sopra citato.
Una rinata forza democratica italiana avrebbe non soltanto un effetto sul nostro Paese ma anche nella battaglia per l'Europa, di ridare forza all'Unione politica e accrescerne anzi lo sviluppo verso una dimensione e uno spirito di tipo continentale.
Non abbiamo molto tempo ma soltanto pochi mesi per avviare il tema riscattando un partito che deve essere uno degli elementi portanti di questa politica. Questo è il tema che deve occuparci da subito perché il tempo tra vita e morte politica è ormai estremamente limitato.
La tesi di Zanda delinea al tempo stesso la necessità e la possibilità che il Pd, in questi mesi che ci separano dalle elezioni europee del 2019, si trasformi profondamente non già nei suoi principali e storici obiettivi, ma nella capacità di realizzarli con una nuova struttura che si fondi su un gruppo dirigente compatto e nuovo e con ampie alleanze nei confronti dei vari gruppi di centro e di moderati che condividono i gravi pericoli che sta affrontando la democrazia italiana e contemporaneamente quella europea perché la grave situazione politica in corso ha come campo d'azione un sovranismo che sta infettando l'intero nostro continente anche come razzismo, populismo, antieuropeismo.
L'Italia di Salvini e Di Maio è uno degli elementi di questa situazione che è in corso di realizzazione con la conseguenza che l'Europa non assumerà mai quelle dimensioni continentali che storicamente ha sempre avuto e per prima rispetto a tutti gli altri.
La società globale nella quale viviamo postula la necessità di queste strutture continentali come quelle da tempo vigenti in Russia e in Cina e quelle che si preparano con una incredibile velocità nell'Africa centrale e nell'America meridionale. Storicamente l'Europa è stata il primo e addirittura l'unico continente che avesse un peso come tale di fronte a tutto il resto del mondo, ma da tempo questa situazione non esiste più e adesso la lotta si svolge tra quelli che vorrebbero ancora un'Europa democratica e rafforzata nella sua unità e quelli invece che puntano sul sovranismo, sul populismo, sul razzismo e insomma su un coacervo di poteri piccoli ma con tendenze dittatoriali, uniti tra loro dall'obiettivo di mantenere disunita l'Europa.
Questa è la situazione di fronte alla quale ci troviamo.
Nel quadro globale sopra accennato la posizione dell'Italia dominata dal duo Salvini-Di Maio e con un Partito democratico nelle condizioni in cui si trova, lo sforzo che possiamo e dobbiamo compiere comincia proprio dal risveglio della democrazia italiana debitamente ampliata e organizzata come Zanda accenna nell'articolo sopra citato.
Una rinata forza democratica italiana avrebbe non soltanto un effetto sul nostro Paese ma anche nella battaglia per l'Europa, di ridare forza all'Unione politica e accrescerne anzi lo sviluppo verso una dimensione e uno spirito di tipo continentale.
Non abbiamo molto tempo ma soltanto pochi mesi per avviare il tema riscattando un partito che deve essere uno degli elementi portanti di questa politica. Questo è il tema che deve occuparci da subito perché il tempo tra vita e morte politica è ormai estremamente limitato.