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(ansa)

Il sorriso plastico di Toninelli

Per il codice etico a Cinque Stelle la partecipazione ai talk prevedeva il massimo della pena. Ora invece il ministro ridens si fa immortalare trionfante con Vespa  
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Marino Mastrangeli. A molti dei lettori questo nome non dirà nulla. Giustamente. Ma sappiate che in questo momento sta facendo il trenino con alcuni familiari nel tinello di casa. Egli, Mastrangeli, fu espulso dal MoVimento nel 2013 per aver partecipato a un talk show pomeridiano condotto da Barbara D'Urso. Lo stesso in cui si è assiso pochi mesi fa Luigi Di Maio per minacciare il presidente della Repubblica davanti al sorriso complice dell'amica Barbara. Chiamata così, per nome. Ripetutamente. Con la confidenza che si deve avere, e mostrare, tra star del piccolo schermo.

Il codice etico a Cinque Stelle, che come sappiamo è più duttile del caucciù, prevedeva a quei tempi la massima pena. Per cacciare Mastrangeli fu persino scomodata la piattaforma Rousseau, quella che attualmente serve principalmente per decidere di quale colore dev'essere il cavallo bianco di Casaleggio. Ma accadeva ere geologiche fa. Prima che i grillini diventa…
Marino Mastrangeli. A molti dei lettori questo nome non dirà nulla. Giustamente. Ma sappiate che in questo momento sta facendo il trenino con alcuni familiari nel tinello di casa. Egli, Mastrangeli, fu espulso dal MoVimento nel 2013 per aver partecipato a un talk show pomeridiano condotto da Barbara D'Urso. Lo stesso in cui si è assiso pochi mesi fa Luigi Di Maio per minacciare il presidente della Repubblica davanti al sorriso complice dell'amica Barbara. Chiamata così, per nome. Ripetutamente. Con la confidenza che si deve avere, e mostrare, tra star del piccolo schermo.

Il codice etico a Cinque Stelle, che come sappiamo è più duttile del caucciù, prevedeva a quei tempi la massima pena. Per cacciare Mastrangeli fu persino scomodata la piattaforma Rousseau, quella che attualmente serve principalmente per decidere di quale colore dev'essere il cavallo bianco di Casaleggio. Ma accadeva ere geologiche fa. Prima che i grillini diventassero il prezzemolo senziente di ogni talk, al quale garantiscono ascolti e dal quale pretendono correità, pena il boicottaggio. Prima, soprattutto, che il ministro della concentrazione Toninelli si facesse immortalare trionfante insieme a Bruno Vespa di fianco al plastico del Ponte Morandi. 

In realtà anche Beppe Grillo si era assiso in tempi recenti nella cosiddetta terza Camera dello Stato, in cui è sempre compreso il servizio nella medesima. Vespa, che gronda umanità da tutti gli artigli, ne approfittò per un crudele selfie col mahatma del vaffanculo. Uno scalpo. Un'immagine che sanciva il suo trionfo su chi lo aveva elevato a gran ciarlatano di tutte le repubbliche precedenti, ma certificava anche il vero obiettivo di Grillo dacché è sceso in politica: pubblico, non elettori. Che infatti si guardarono bene dal criticare la quadrupla morale, evidentemente convinti che la passerella sui divanetti bianchi configurasse intelligenza col nemico. A differenza di Toninelli, per il quale al momento è certo solo il nemico. Non fosse che questi profeti della consapevolezza intermittente ci governano, il ministro ridens davanti alla rappresentazione del disastro avrebbe un che di ridondante e glorioso, oltre che di palindromo. 

Una rotonda nemesi. Un finale di partita, che invece risulta ancora apertissima. E applauditissima. La tappa definitiva di un percorso che era cominciato con l'iscrizione al club del gelato (i politici che parlano in camera al Tg1 senza domanda, senza contraddittorio, senza alcun rischio se non dover ripetere la pappardella nel caso il primo ciak sia venuto poco efficace) ed è finito lì, di fianco al simbolo del vespismo. Il plastico. Che fu di Amanda Knox, della Franzoni, o di zio Michele. Anche se il paragone può sembrare irriverente perché uno è un signore poco scolarizzato che ha cambiato versione millanta volte, prendendo ripetutamente per i fondelli gli italiani, mentre l'altro è zio Michele.

Chissà se Toninelli ha abbastanza ram per ricordare le partite a tennis di Giuliano Amato, il risotto di D'Alema, il contratto con gli italiani e le cartine facilitate delle grandi opere di Berlusconi. Chissà se si è reso conto di essere entrato nello stesso club che lui e gli altri Giusti avevano elevato a simbolo di perdizione eterna. Chissà, soprattutto, se lui, i suoi sodali, la Lega, prima o poi la smetteranno di parlare e berciare come se stessero all'opposizione anche se comandano. Anche se poggiano le loro terga finalmente ben vestite, remunerate, riverite, laddove si sono assisi tutti quelli che hanno sempre affrontato col napalm.
Chissà. Il pensiero dev'essere balenato per un attimo anche nel ministro, mentre Vespa lo invitava sul patibolo mediatico a favore di fotografi. Poi è partito il primo flash. E Toninelli ha sorriso col suo sguardo tendente a infinito.

Confuso, e felice.