✕

Olimpiadi 2026, il fallimento dei giochi lottizzati

Ascolta l'audio

Il castello di carte della candidatura di Milano, Torino e Cortina è crollato. Il governo gialloverde aveva promesso uno strapuntino a tutti e assecondato una finzione suggestiva in astratto, ma impossibile di fatto
2 minuti di lettura
Per Di Maio è colpa del Coni. Per Appendino è colpa di Sala. Per la Lega è colpa di Appendino. E lo scaricabarile potrebbe andare avanti a lungo, fino a coinvolgere in un gioco di accuse e controaccuse tutti i protagonisti del pasticcio sulla candidatura italiana per le Olimpiadi invernali del 2026. Ma a inseguire le responsabilità di ciascuno si rischia di perdere di vista il peccato originale di questa vicenda: la scelta del governo di non scegliere, l'idea di poter portare avanti l'Olimpiade della lottizzazione, ma senza nemmeno la sapienza democristiana nella spartizione delle fette di torta.

C'era una grande città candidata con i favori del Cio e dunque in cima anche al gradimento del Coni: Milano. Un'altra grande città, governata dal Movimento 5 Stelle, con l'ambizione di ripetere i fasti del 2006: Torino. Una rinomata cittadina del Veneto, regione a trazione superleghista, decisa a ritagliarsi il suo spazio: Cortina…
Per Di Maio è colpa del Coni. Per Appendino è colpa di Sala. Per la Lega è colpa di Appendino. E lo scaricabarile potrebbe andare avanti a lungo, fino a coinvolgere in un gioco di accuse e controaccuse tutti i protagonisti del pasticcio sulla candidatura italiana per le Olimpiadi invernali del 2026. Ma a inseguire le responsabilità di ciascuno si rischia di perdere di vista il peccato originale di questa vicenda: la scelta del governo di non scegliere, l'idea di poter portare avanti l'Olimpiade della lottizzazione, ma senza nemmeno la sapienza democristiana nella spartizione delle fette di torta.

C'era una grande città candidata con i favori del Cio e dunque in cima anche al gradimento del Coni: Milano. Un'altra grande città, governata dal Movimento 5 Stelle, con l'ambizione di ripetere i fasti del 2006: Torino. Una rinomata cittadina del Veneto, regione a trazione superleghista, decisa a ritagliarsi il suo spazio: Cortina d'Ampezzo. Anziché mettere ordine in questa calca di interessi e rivendicazioni di primazia (tutte legittime in sé), il governo gialloverde ha promesso uno strapuntino a tutti e assecondato la finzione di una candidatura a tre: Milano, Torino, Cortina. Olimpiadi delle Alpi, le hanno chiamate. Un pezzo qua, un altro lì, una cerimonia di sopra, una gara di sotto. Suggestivo in astratto, impossibile di fatto. Anche perché, solo per dirne una, la richiesta di Milano di avere l'esclusiva del marchio a cinque cerchi non è stata una sorpresa improvvisa, ma una condizione posta pubblicamente da settimane.

Il governo ha lasciato che questo castello di carte restasse in piedi fino all'ultimo. Poi il castello è crollato. Era prevedibile e previsto anche dagli strateghi della lottizzazione, che infatti, venuta meno la candidatura di Torino, hanno rimediato in corsa e con tempi sospetti: l'asse lombardo-veneto ha messo in piedi alla svelta una formula a due Milano-Cortina. I piemontesi sospettano un complotto. Ma qui l'unico complotto certo è quello contro l'Italia, che rischia di perdere un altro grande evento.

In un Paese da tempo incapace di far coincidere l'interesse particolare con quello generale, il dossier Olimpiadi 2026 è il punto più basso, la decrescita più infelice. Perché il particolare, ormai, si è fatto feudale. I 5 Stelle, che in quanto signori di Torino si sono visti esclusi dalla corsa, ora dicono che sì, per carità, Milano e Cortina vadano pure avanti nel loro sogno olimpico, ma a spese degli altri signori locali. Ci pensino i leghisti Zaia e Fontana e il piddino Sala. Il sindaco 5S di Torino, Chiara Appendino, ha spiegato ancora ieri che senza la garanzia dei fondi pubblici è impossibile andare avanti. Ma al M5S non importa. Se l'Olimpiade è cosa nostra, si paga. Altrimenti amen. Il risultato è che la candidatura sarà formalizzata senza la copertura finanziaria che in questi casi il governo deve garantire e che rappresenta uno dei criteri più importanti per decidere l'assegnazione.

Tutto l'esecutivo porta la responsabilità di mandare allo sbaraglio le chance italiane, ma ai 5 Stelle - campioni quando si tratta di annunciare, meno quando è tempo di fare - può riuscire il capolavoro di affossare nell'arco di un paio di anni due Olimpiadi italiane che peraltro avrebbero potuto gestire da posizioni di potere, di indirizzo e controllo. La prima, quella di Roma 2024, soppressa per furia ideologica. La seconda, quella di Milano e Cortina, per ripicca tribale.