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Alessandro Baricco: la mia Inge, aristocratica e pop

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Il ricordo dello scrittore: l'ultima volta mi lasciò un bigliettino che aveva due volte la parola felicità
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L'ultimo ricordo di Alessandro Baricco è un bigliettino scritto a mano. Un foglietto di felicitazione per i successi della Scuola Holden, il laboratorio di storytelling e arti performative del quale il gruppo Feltrinelli è uno dei proprietari. "Quel bigliettino è arrivato quando Inge stava già male e mi ha colpito. C'era scritto 'Felicità. Felicità'. Era scritto con la sua grafia grossa, vitale. Leggendolo ho pensato: ma guarda questa donna, guarda la Inge, che nonostante non stia bene trova perfino il tempo per scriverci". Baricco in questi giorni è a Parigi per lavoro ma ci tiene a ricordare quanto Inge fosse piacevole, spassosa, carismatica. Una di quelle persone che hanno un passo diverso, aristocratico e pop allo stesso tempo: "Era un personaggio fantastico, anticipava i tempi. Era veloce, contemporanea".

Che rapporto ha avuto con lei negli anni?
"Non ci frequentavamo, ma fin dall'inizi…
L'ultimo ricordo di Alessandro Baricco è un bigliettino scritto a mano. Un foglietto di felicitazione per i successi della Scuola Holden, il laboratorio di storytelling e arti performative del quale il gruppo Feltrinelli è uno dei proprietari. "Quel bigliettino è arrivato quando Inge stava già male e mi ha colpito. C'era scritto 'Felicità. Felicità'. Era scritto con la sua grafia grossa, vitale. Leggendolo ho pensato: ma guarda questa donna, guarda la Inge, che nonostante non stia bene trova perfino il tempo per scriverci". Baricco in questi giorni è a Parigi per lavoro ma ci tiene a ricordare quanto Inge fosse piacevole, spassosa, carismatica. Una di quelle persone che hanno un passo diverso, aristocratico e pop allo stesso tempo: "Era un personaggio fantastico, anticipava i tempi. Era veloce, contemporanea".

Che rapporto ha avuto con lei negli anni?
"Non ci frequentavamo, ma fin dall'inizio mi è apparsa come una donna diversa. Inge era una categoria a parte. L'ho incrociata la prima volta nel 1994, ai tempi di Novecento. Allora era già una leggenda, sembrava davvero venire da un altro pianeta. Ancora oggi quando guardo le sue foto, quelle leggendarie fatte quando faceva la fotografa, mi viene da dire: porca miseria, perché non l'ho incontrata prima".

Non era un editore come gli altri?
"Il mondo dell'editoria che conoscevo era più grigio. Lei aveva un tratto pop. Quando ci parlavi non stava lì a fare una liturgia, un rito alto. Parlava di libri e allo stesso tempo poteva dirti che le facevano male le scarpe o ti chiedeva se avevi incontrato il figlio e se aveva per caso smesso di fumare. O magari ti indicava un editore e ti faceva notare che aveva una giacca troppo grande. Aveva savoir-faire, sapeva sempre trovare il tono giusto".

E di libri parlavate?
"Certo, spesso, ma a modo suo. Mi consigliava libri da leggere e in genere storpiava i titoli (ndr, sorride). Mi ricordo che mi convinse a leggere Maurizio Maggiani. Lei in genere faceva così: ti tirava dietro un nome, il titolo di un libro, come fosse un coltello. Un lampo, per poi passare ad altro. Io allora leggevo pochi italiani, ma lei ci teneva, insisteva, e faceva bene".

Ricorda qualche discussione in particolare, un libro su cui non vi trovavate d'accordo o una passione comune?
"In realtà con Inge non si chiacchierava a lungo di uno stesso argomento. Era molto rapida, sembrava una millennial".

Crede che con lei scompaia un certo modo di intendere l'editoria?
"Scompare senza dubbio uno degli ultimi personaggi di un'aristocrazia del libro europea e occidentale. Era parte di un club esclusivo degli editori indipendenti. Un club che aveva un modo più artigianale di guardare ai libri".

Un'editoria in via d'estinzione?
"Non voglio dire che quel modo sia migliore, ma diverso. Sicuramente aveva ancora un controllo sul numero dei libri, sul processo editoriale. Insomma, aveva un certo galateo di base".

Inge diceva: "I libri sono tutto, i libri sono la vita".
"Adesso è difficile trovare editori di quel tipo, con quel carisma. Inge aveva un tratto moderno pur appartenendo a una generazione che aveva grande autorevolezza. Inge, Giulio Einaudi, Jorge Herralde (il fondatore della casa editrice spagnola Anagrama acquistata da Feltrinelli, ndr)... Davanti a loro mi metto sull'attenti".

L'atmosfera in casa editrice com'era?
"Era molto amata. Era davvero un personaggio fantastico, metteva il buon umore. Per tutti era 'la Inge' e quando si raccontava di lei, delle sue telefonate, si rideva. Questo sì, ci tengo a dirlo: tutti la amavano".