Ma non doveva essere il governo dell'antipolitica? Così la Lega e soprattutto il movimento 5 Stelle si erano descritti in campagna elettorale, conseguendo grande successo nelle urne. Portatori, spiegavano, di una sacrosanta protesta contro la pervasività della politica - attraverso la lottizzazione - in troppi ambiti della vita civile. Solo pochi mesi dopo la presa del potere pentastellata e leghista, però, all'antipolitica si è sostituito qualcosa di segno completamente opposto; una pervasività della politica che si infiltra anche nel campo delle autorità indipendenti e delle competenze tecniche, raggiungendo o superando i primati negativi di chi ha preceduto il governo attuale.
Tre vicende di queste settimane esemplificano bene l'assalto della politica ad ambiti che dovrebbero rimanere da essa protetti. La prima è ovviamente quella della presidenza Consob. Rispedito a Bruxelles Mario Nava, la cui principale colpa era quel…
Tre vicende di queste settimane esemplificano bene l'assalto della politica ad ambiti che dovrebbero rimanere da essa protetti. La prima è ovviamente quella della presidenza Consob. Rispedito a Bruxelles Mario Nava, la cui principale colpa era quel…
Ma non doveva essere il governo dell'antipolitica? Così la Lega e soprattutto il movimento 5 Stelle si erano descritti in campagna elettorale, conseguendo grande successo nelle urne. Portatori, spiegavano, di una sacrosanta protesta contro la pervasività della politica - attraverso la lottizzazione - in troppi ambiti della vita civile. Solo pochi mesi dopo la presa del potere pentastellata e leghista, però, all'antipolitica si è sostituito qualcosa di segno completamente opposto; una pervasività della politica che si infiltra anche nel campo delle autorità indipendenti e delle competenze tecniche, raggiungendo o superando i primati negativi di chi ha preceduto il governo attuale.
Tre vicende di queste settimane esemplificano bene l'assalto della politica ad ambiti che dovrebbero rimanere da essa protetti. La prima è ovviamente quella della presidenza Consob. Rispedito a Bruxelles Mario Nava, la cui principale colpa era quella di essere stato insediato all'epoca del governo Gentiloni uscente (anche se il complesso meccanismo che consentiva a Nava di non perdere il suo posto alla Commissione europea mentre guidava la Consob non lo ha aiutato a mantenere il punto e la presidenza), è palese e mai smentito un accordo secondo cui adesso ai 5 Stelle andrà la guida della Commissione di vigilanza sulla Borsa e la Lega avrà invece il vertice dell'Antitrust. Stiamo parlando di due delle maggiori autorità di garanzia e di controllo indipendenti del Paese: la prima responsabile dei mercati finanziari, la seconda del mercato nel suo complesso. Alcuni nomi che sono circolati per ricoprire queste cariche - uno per tutti quello del pasdaran antieuro Antonio Maria Rinaldi, che ha confermato di essere stato contattato per la presidenza della Consob - non sono semplicemente inadatti per un'autorità indipendente, ma sono esattamente l'opposto di quello che dovrebbero essere. Non servono simpatizzanti di partito senza competenze specifiche, né tantomeno propagandisti schieratissimi, per assicurare l'imparzialità richiesta in questi ruoli.
La seconda vicenda è quella del Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, del quale i grillini chiedono la testa assieme ad altri tecnici di via XX Settembre. La sua colpa sarebbe quella di non aver acconsentito, cifre alla mano, a misure di spesa che la maggioranza chiede per la prossima legge di bilancio e che appesantirebbero ulteriormente i conti dello Stato. È vero che quella di Ragioniere generale è una carica di nomina politica e sottoposta al cosiddetto "spoils system", ma Franco è in carica fino a maggio e l'azione di sfondamento dei grillini - senza che la Lega faccia nulla per fermarli - suona come un'intimidazione. Se ogni partito alle cui proposte di spesa la Ragioneria ha negato negli scorsi anni la sua "bollinatura" - il parere di fattibilità tecnico - avesse chiesto e ottenuto di cacciare chi non acconsentiva, il posto di Ragioniere generale sarebbe stato di estrema precarietà.
Ultimo dei tre casi è quello di cui scrive Luisa Grion proprio oggi su Repubblica. La guida dell'Istat - l'Istituto di statistica che "produce" tutti i numeri macroeconomici di cui si nutre il dibattito pubblico, era già stata in sostanza aggiudicata a un docente che ha posizioni vicine a quelle della Lega come Gian Carlo Blangiardo. L'operazione pareva quasi fatta, quando si è registrato uno stop. Ma ci si ferma solo perché anche i 5 Stelle vogliono piazzare il loro candidato. Una parabola triste e rapidissima per chi urlava di voler cambiare tutto, lottizzazione compresa.
Tre vicende di queste settimane esemplificano bene l'assalto della politica ad ambiti che dovrebbero rimanere da essa protetti. La prima è ovviamente quella della presidenza Consob. Rispedito a Bruxelles Mario Nava, la cui principale colpa era quella di essere stato insediato all'epoca del governo Gentiloni uscente (anche se il complesso meccanismo che consentiva a Nava di non perdere il suo posto alla Commissione europea mentre guidava la Consob non lo ha aiutato a mantenere il punto e la presidenza), è palese e mai smentito un accordo secondo cui adesso ai 5 Stelle andrà la guida della Commissione di vigilanza sulla Borsa e la Lega avrà invece il vertice dell'Antitrust. Stiamo parlando di due delle maggiori autorità di garanzia e di controllo indipendenti del Paese: la prima responsabile dei mercati finanziari, la seconda del mercato nel suo complesso. Alcuni nomi che sono circolati per ricoprire queste cariche - uno per tutti quello del pasdaran antieuro Antonio Maria Rinaldi, che ha confermato di essere stato contattato per la presidenza della Consob - non sono semplicemente inadatti per un'autorità indipendente, ma sono esattamente l'opposto di quello che dovrebbero essere. Non servono simpatizzanti di partito senza competenze specifiche, né tantomeno propagandisti schieratissimi, per assicurare l'imparzialità richiesta in questi ruoli.
La seconda vicenda è quella del Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, del quale i grillini chiedono la testa assieme ad altri tecnici di via XX Settembre. La sua colpa sarebbe quella di non aver acconsentito, cifre alla mano, a misure di spesa che la maggioranza chiede per la prossima legge di bilancio e che appesantirebbero ulteriormente i conti dello Stato. È vero che quella di Ragioniere generale è una carica di nomina politica e sottoposta al cosiddetto "spoils system", ma Franco è in carica fino a maggio e l'azione di sfondamento dei grillini - senza che la Lega faccia nulla per fermarli - suona come un'intimidazione. Se ogni partito alle cui proposte di spesa la Ragioneria ha negato negli scorsi anni la sua "bollinatura" - il parere di fattibilità tecnico - avesse chiesto e ottenuto di cacciare chi non acconsentiva, il posto di Ragioniere generale sarebbe stato di estrema precarietà.
Ultimo dei tre casi è quello di cui scrive Luisa Grion proprio oggi su Repubblica. La guida dell'Istat - l'Istituto di statistica che "produce" tutti i numeri macroeconomici di cui si nutre il dibattito pubblico, era già stata in sostanza aggiudicata a un docente che ha posizioni vicine a quelle della Lega come Gian Carlo Blangiardo. L'operazione pareva quasi fatta, quando si è registrato uno stop. Ma ci si ferma solo perché anche i 5 Stelle vogliono piazzare il loro candidato. Una parabola triste e rapidissima per chi urlava di voler cambiare tutto, lottizzazione compresa.