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L’audio di Rocco Casalino: i metodi da Prima repubblica che ci allontanano dalla democrazia

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Gravi le parole del portavoce del premier Conte contro i funzionari del Ministero del Tesoro, ma ancor più grave la difesa dei 5 Stelle. I teorici della trasparenza si comportano come i più scafati addetti stampa
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Diciamo la verità: nessuno, neanche quelli che reclamano le immediate dimissioni del portavoce di Palazzo Chigi, credono davvero che lui le darà, o che qualcuno gli ordinerà di darle. Per la semplice ragione che tra Conte e Casalino il vero uomo forte non è il presidente ma il suo portavoce, e questo presidente senza voce è il portavoce del suo portavoce (che infatti ha uno stipendio di gran lunga superiore al suo).

Rocco Casalino resterà dunque al suo posto, anche se mai si era sentito - in settant'anni di Repubblica - un capo dell'ufficio stampa del governo che parla come un guappo di Gomorra, o come uno dei "bravi" davanti a don Abbondio, e avverte che "se non dovessero uscire i soldi per il reddito di cittadinanza tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori una marea di gente del ministero dell'Economia", arrivando a definire i dirigenti di via XX Settembre "quei pezzi di merda del Mef", senza …
Diciamo la verità: nessuno, neanche quelli che reclamano le immediate dimissioni del portavoce di Palazzo Chigi, credono davvero che lui le darà, o che qualcuno gli ordinerà di darle. Per la semplice ragione che tra Conte e Casalino il vero uomo forte non è il presidente ma il suo portavoce, e questo presidente senza voce è il portavoce del suo portavoce (che infatti ha uno stipendio di gran lunga superiore al suo).

Rocco Casalino resterà dunque al suo posto, anche se mai si era sentito - in settant'anni di Repubblica - un capo dell'ufficio stampa del governo che parla come un guappo di Gomorra, o come uno dei "bravi" davanti a don Abbondio, e avverte che "se non dovessero uscire i soldi per il reddito di cittadinanza tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori una marea di gente del ministero dell'Economia", arrivando a definire i dirigenti di via XX Settembre "quei pezzi di merda del Mef", senza avere neanche la finta delicatezza degli uomini del Griso, che dopo averla minacciata sussurrano alla loro vittima "noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio".

C'è poi un altro dettaglio, che rende ancora più imbarazzanti le parole di Casalino. Prima e dopo la sua raffica di minacce ai tecnocrati di Tria, il portavoce di Palazzo Chigi chiede al suo interlocutore di mentire. "Lo metti come fonte parlamentare, però, eh?". Ovvero: io non ti ho detto niente, fai finta che queste cose te le abbia detto qualcun altro. Proprio loro, i teorici della trasparenza a tutti i costi, proprio loro che da undici anni accusano i giornalisti di nascondere le loro fonti per manipolare le notizie, si comportano come i più scafati addetti stampa della Prima Repubblica (quelli che la sera ti davano una dritta e l'indomani ti mandavano la smentita ufficiale) e si nascondono dietro i cronisti ai quali affidano messaggi in codice.

Ma ancor più gravi delle minacciose parole di Casalino sono quelle del suo partito, il Movimento 5 Stelle, che invece di prenderne subito le distanze lo ha difeso con orgoglio, condividendo dunque i suoi inquietanti avvertimenti ai vertici del ministero dell'Economia, liquidati come "uomini del Pd e di Berlusconi, messi lì per fermare il cambiamento", che "difendono i loro interessi".

Ecco l'audio delle minacce di Rocco Casalino al ministero del Tesoro


La base grillina, naturalmente, applaude, convinta di trovarsi davanti alla cacciata dei vecchi burocrati dell'Ancien Régime per far posto agli homines novi del governo Legastella. Ma qui non abbiamo a che fare con i grand commis che gestiscono gli appalti o maneggiano il potere: i vertici del ministero dell'Economia, a cominciare dal Ragioniere generale dello Stato, sono per definizione i "guardiani del tesoro". Hanno il delicatissimo compito di non far saltare i conti pubblici, e di controllare con il massimo scrupolo che ogni spesa abbia la sua copertura economica. Non fanno, come accusano i pentastellati, "i loro interessi", semplicemente perché loro non hanno alcun interesse personale. Non gliene viene assolutamente niente. C'è un solo interesse, che i dirigenti del Mef perseguono ostinatamente, di governo in governo: l'interesse dello Stato.

Ma evidentemente al Movimento 5 Stelle e alla Lega non importa nulla, dei conti pubblici, e si rivolgono ai "guardiani del tesoro" con la stessa rabbia con cui Pinocchio e Lucignolo accuserebbero il grillo parlante di non voler tirar fuori i soldi per comprarsi il Paese dei Balocchi. Purtroppo questo assalto al forziere dello Stato che potrebbe trascinare l'Italia nel burrone del default sta avvenendo in un clima surreale. Non un tuono si è sentito dall'opposizione, ma solo un confuso mormorio, anche perché come al solito Berlusconi tratta con Salvini per difendere i suoi interessi, e il Pd è ancora prigioniero della guerra infinita tra renziani e
antirenziani. Il Parlamento è ormai ridotto a luogo di ratifica dei patti tra i due soci del governo, i giudici sono nel mirino del ministro dell'Interno e presto anche la Rai narrerà solo le magnifiche sorti, e progressive, del "governo del cambiamento".

Ora le gravissime parole di questo concorrente del Grande Fratello che è diventato il Primo Suggeritore della compagnia Cinquestelle ci segnalano che siamo scesi di un altro gradino, nella scala a chiocciola con cui si allontana dalla democrazia liberale europea e si sprofonda verso lo Stato Libero di Bananas. Tira davvero una brutta aria, e solo la consapevolezza che abbiamo un Presidente come Sergio Mattarella e una Corte costituzionale non ancora lottizzata ci risparmia l'amarissima sensazione di star assistendo, giorno dopo giorno, alla desertificazione della democrazia italiana.