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(ansa)

L'assemblea delle Nazioni disunite

Al Palazzo di Vetro Donald Trump dominerà la scena anche perché saranno assenti altri pesi massimi,  Xi Jinping e Vladimir Putin
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Assemblea delle Nazioni Unite? Suona quasi come un ossimoro, una contraddizione nei termini, nell'èra dei sovranismi. E lo è di fatto. L'appuntamento annuo che si apre oggi al Palazzo di Vetro di New York, dovrebbe mettere in scena un concerto delle nazioni, nel luogo ideato da Franklin Roosevelt durante la seconda guerra mondiale per cercare soluzioni ai problemi comuni dell'umanità.

Oggi molte classi dirigenti - e gli elettori che le hanno volute - pensano che sia uno sforzo inutile, perfino dannoso: è prima di tutto ciascuna nazione che deve perseguire i propri interessi e cercare soluzioni ai problemi dei suoi cittadini. L'assemblea Onu, sia chiaro, non fu un luogo molto propizio a prendere decisioni, neppure quando sulla scena mondiale dominavano dei leader multilateralisti come Barack Obama. Ora però rischia di diventare la rappresentazione plastica di un mondo dove ciascuno parla per sé, si esibisce in un'appassiona…
Assemblea delle Nazioni Unite? Suona quasi come un ossimoro, una contraddizione nei termini, nell'èra dei sovranismi. E lo è di fatto. L'appuntamento annuo che si apre oggi al Palazzo di Vetro di New York, dovrebbe mettere in scena un concerto delle nazioni, nel luogo ideato da Franklin Roosevelt durante la seconda guerra mondiale per cercare soluzioni ai problemi comuni dell'umanità.

Oggi molte classi dirigenti - e gli elettori che le hanno volute - pensano che sia uno sforzo inutile, perfino dannoso: è prima di tutto ciascuna nazione che deve perseguire i propri interessi e cercare soluzioni ai problemi dei suoi cittadini. L'assemblea Onu, sia chiaro, non fu un luogo molto propizio a prendere decisioni, neppure quando sulla scena mondiale dominavano dei leader multilateralisti come Barack Obama. Ora però rischia di diventare la rappresentazione plastica di un mondo dove ciascuno parla per sé, si esibisce in un'appassionata difesa del proprio interesse nazionale, poi saluta e torna a casa a curare il proprio orticello di consensi.

L'ambasciatrice americana Nikki Haley lo ha detto, anticipando l'intervento del suo presidente: "La sovranità nazionale ha la priorità su tutto. E molti paesi la pensano esattamente come noi". È vero, America First non è un'eccezione nel panorama mondiale di oggi, anzi il numero di nazioni che si stanno allineando è cresciuto a vista d'occhio negli ultimi anni. Tuttavia Washington può permettersi degli strappi (sul commercio internazionale, sul cambiamento climatico, sui profughi) che non sono alla portata di tutti i nazionalismi periferici. Tanti paesi più piccoli hanno disperatamente bisogno degli altri, non dispongono dell'autosufficienza di risorse tipica degli Stati Uniti (o del privilegio legato ad una moneta "imperiale" come il dollaro).

Donald Trump dominerà la scena anche perché saranno assenti altri pesi massimi, sia Xi Jinping che Vladimir Putin disertano l'evento: un segnale che gli Uomini Forti dei nazionalpopulismi autoritari attraversano una fase non eccellente (la Cina per i venti contrari del protezionismo, la Russia per le nuove proteste interne). Ci sarà Erdogan, un altro dei pionieri del sovranismo, ma in una versione castigata dalla grave crisi economica che colpisce la Turchia e ne fa un leader dimezzato.

Che cosa può aspettarsi da un simile raduno l'Italia rappresentata dal premier Conte e dal ministro degli Esteri Moavero? Dovrà tenere d'occhio l'intervento che Trump farà mercoledì al Consiglio di sicurezza, in una sessione dedicata alla non-proliferazione nucleare. Il presidente americano userà quel consesso per sferrare un nuovo attacco all'Iran, dopo la denuncia unilaterale dell'accordo sul nucleare. A novembre scattano le sanzioni americane. Si applicheranno anche a tutte quelle aziende europee che continueranno a operare in Iran. Pone un dilemma serio all'Unione europea che continua a considerare valido l'accordo con l'Iran, ma si vede esposta al ricatto della "extra-territorialità" delle sanzioni Usa.
Un'altra partita prioritaria per l'Italia riguarda la Libia. Conte e Moavero vedranno qui a New York il leader egiziano al-Sisi che è uno degli attori decisivi. Fin da quando Nicolas Sarkozy spinse la Nato all'intervento contro Gheddafi nel 2011, l'Italia ha dovuto misurarsi con una Francia che punta a conquistarsi un'influenza dominante. Obama finì per fare il gioco dei francesi. E quel gioco si è prolungato con perfetta continuità tri-partisan da Sarkozy a Hollande a Macron. L'America di oggi sembra meno interessata a prendere parte. Ciò che non rientra nelle priorità immediate e impellenti di Israele e dell'Arabia Saudita, viene seguito da Trump con distrazione. Sulla Libia però non è del tutto chiaro neanche cosa vogliano gli italiani, ora che i metodi per affrontare l'emergenza profughi nel Mediterraneo sono cambiati.

Nel suo piccolo, l'Italia attraversa una fase altrettanto incerta e opaca dell'America, per la gestione della politica estera. Negli Stati Uniti abbiamo un establishment (o Deep State) che tra Dipartimento di Stato e agenzie d'intelligence continua a credere nel multilateralismo, e nel ruolo delle alleanze; mentre la Casa Bianca tira nella direzione opposta. Trump ha tentato di aprire una nuova fase di relazioni con Putin ma il suo establishment dissemina ostacoli lungo quella strada. Anche la politica estera italiana finora è rimasta sui binari del multilateralismo tradizionale, mentre i messaggi da Roma, soprattutto di Matteo Salvini, sono di senso contrario.

Se questa 73esima edizione dell'assemblea Onu rischia di essere più che altro una fedele fotografia del caos contemporaneo, è anche per un'altra ragione. Manca un mese e mezzo alle elezioni di mid-term. In caso di sconfitta repubblicana, nella seconda metà del suo mandato Trump potrebbe avere a che fare con un Congresso che tenta di sabotare la sua politica estera. I leader stranieri che si radunano a Palazzo di Vetro da oggi devono anche scrutare nel futuro politico di quest'America, per capire su quali interlocutori puntare.