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Il ministro dell'Economia Giovanni Tria (agf)

La manovra criminogena

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La "finanziaria del popolo" di Di Maio e Salvini, per quanto seducente nella forma, rischia di essere per il Paese un bagno di sangue nella sostanza
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È bello sapere che il governo gialloverde, per evadere dalle piccole miserie della cronaca, alza lo sguardo sui grandi scenari della Storia. "Il nostro orizzonte non è quest'anno o la fine della legislatura, ma il 2050...", avverte Di Maio. Troppa grazia, San Luigi. Sogna Winston Churchill con sigaro e panciotto, sembra Napoleone con lo scolapasta in testa. L'ambizione politica non basta a riempire il vuoto cosmico nel quale rischia di precipitare il Paese con la prossima legge di bilancio. Sulla "manovra del popolo", come l'hanno prontamente ribattezzata i masanielli pentastellati, è in corso la madre di tutte le battaglie. Sulla pelle degli italiani.

Con sprezzo del pericolo e del ridicolo, i sovranisti chiedono a Tria l'impossibile. Vogliono tutto e subito. Blocco degli aumenti Iva e super Ires per le aziende. Reddito e pensioni di cittadinanza. Quota 100 per superare la Fornero e Flat Tax per sostenere i professionisti. A s…
È bello sapere che il governo gialloverde, per evadere dalle piccole miserie della cronaca, alza lo sguardo sui grandi scenari della Storia. "Il nostro orizzonte non è quest'anno o la fine della legislatura, ma il 2050...", avverte Di Maio. Troppa grazia, San Luigi. Sogna Winston Churchill con sigaro e panciotto, sembra Napoleone con lo scolapasta in testa. L'ambizione politica non basta a riempire il vuoto cosmico nel quale rischia di precipitare il Paese con la prossima legge di bilancio. Sulla "manovra del popolo", come l'hanno prontamente ribattezzata i masanielli pentastellati, è in corso la madre di tutte le battaglie. Sulla pelle degli italiani.

Con sprezzo del pericolo e del ridicolo, i sovranisti chiedono a Tria l'impossibile. Vogliono tutto e subito. Blocco degli aumenti Iva e super Ires per le aziende. Reddito e pensioni di cittadinanza. Quota 100 per superare la Fornero e Flat Tax per sostenere i professionisti. A spanne, servono una quarantina di miliardi. Dunque, il ministro sia "serio" e tiri fuori i soldi. E se i soldi non ci sono, si fabbrichino. In che modo? "Attingendo a un po' di deficit in più", come aveva promesso Di Maio, l'artefice magico. Arriviamo al 2,4%, e passa la paura. Anche noi siamo "uno Stato Sovrano", non solo la Francia dell'odiato Macron. E chi se ne frega se i cugini d'Oltralpe hanno un debito del 97% (contro il nostro 132), uno spread di 32 punti (contro i nostri 240) e sforano al 2,8% per fare 26 miliardi di riduzioni fiscali, non di aumenti di spesa.

La coalizione sovranista ha una "missione" precisa. Vuole "cancellare la povertà". Vuole "consentire a madri e padri divorziati e a pensionati che vanno a mangiare alla Caritas di uscire dalla lotta quotidiana per arrivare alla fine del mese". Insomma, vuole realizzare tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Detta così, è una meraviglia. Ma poi c'è la realtà, che non si presenta alle elezioni ma è sempre più dura e più forte dei politicanti di turno.

Il "partito della realtà" è guidato da Tria. Sostenuto da Mattarella, supportato da Draghi, assediato dai "profeti del cambiamento". Ma a guidare l'attacco, in questo momento, è soprattutto M5S. E se ne comprende la ragione. Mentre Salvini ingrassa politicamente, mangiandosi da destra il piatto ricco della paura e dell'insicurezza, Di Maio digiuna, inseguendo da sinistra la chimera dell'uguaglianza sociale senza risorse a disposizione. Per questo sulla legge di bilancio non può cedere: dopo il pannicello caldo del decreto dignità e il tragicomico bluff del decreto Genova, la "manovra del popolo" è l'ultima carta che gli resta, per recuperare il terreno e il consenso perduto. E Di Maio la gioca, cinicamente e disperatamente.

Anche a costo di una forzatura istituzionale mai vista, che va al di là dell'abituale "costruzione del nemico" (che piace ai populisti di tutto il mondo) e della rituale contesa tra "politici" e "tecnici" (che domina la scena dai tempi della Prima Repubblica). Qui siamo oltre. Non è bastato l'incredibile "pizzino digitale" diffuso dal portavoce della Presidenza del Consiglio contro quei "pezzi di merda del Mef" (che in qualunque democrazia normale gli sarebbe costato il posto). Il vicepremier rilancia a sua volta l'accusa violenta contro quella "zavorra dei tecnocrati del vecchio sistema di cui dobbiamo liberarci".

Ma la "manovra del popolo", per quanto seducente nella forma, rischia di diventare la truffa del secolo. Di fronte a Salvini che ripete "non ci impicchiamo a qualche decimale in più" e a Di Maio che ribadisce "me ne frego dello spread e delle agenzie di rating", Tria non molla la linea del Piave dell'1,6% non per la bieca resistenza del tecnocrate, o per la cieca obbedienza alla Commissione Ue. La verità è che solo rimanendo sotto quel tetto possiamo ridurre di almeno uno 0,1% il deficit "strutturale" al netto degli effetti del ciclo economico (evitando una procedura di infrazione dall'Europa, che già ci ha concesso 32 miliardi di flessibilità negli ultimi 4 anni) e abbassare di almeno mezzo punto il debito (scongiurando un'ulteriore bocciatura del rating sui nostri Btp, che li squalificherebbe a "spazzatura" sui mercati).

Questo prova a spiegare il ministro, quando ripete "è inutile che alziamo il disavanzo per fare più crescita, se poi quelle risorse vengono azzerate dagli interessi sempre più alti da pagare agli investitori per convincerli a comprare ancora i titoli di Stato". Questo vuol dire ai suoi volonterosi carnefici, quando afferma "ho giurato sull'interesse della nazione e di nessun altro". Il messaggio al Salvi-Maio è chiaro: sono qui per difendere il risparmio degli italiani, non per soddisfare le vostre esigenze elettorali. Questa, oggi, è la posta in palio della "manovra del popolo". L'Italia è fragile, l'economia rallenta (a luglio l'export è calato del 2,6% e la produzione industriale dell'1,8).

L'idea che con la crescita indotta dal "deficit spending" si possa abbassare il debito è una scommessa pericolosissima, che sconfina nel gioco d'azzardo. E l'idea che le coperture che mancano si trovino con un maxi-condono è criminogena. Di Maio difende l'indifendibile, spiegando che "la pace fiscale è un'altra cosa". Ma poi, ai microfoni di Radio Capital, gli scappa un bel "chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto". Eccola, la vera "manovra del popolo": "scurdammoce 'o passato", e avanti sereni verso il baratro.