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(agf)

L'immagine del club passa anche dalla civilità di una curva

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Quasi imbarazzante, per un solo giocatore, il bilancio di Dybala: tre gol, un palo, un rigore negato, un’espulsione procurata. Roba da CR7, verrebbe da dire. Ma CR7, squalificato, non c’era e della sua assenza nessuno ha tratto giovamento. A parte Dybala, che gioca più avanti del solito, in pratica da centravanti perché Mandzukic spesso e volentieri gli lascia quella parte di campo. Dybala ringrazia a suon di gol. Uno su lancio profondo di Bonucci, uno su tocco di Bernardeschi, buona la sua prova da trequartista, uno su assist di Cuadrado. Il particolare farà molto piacere ad Allegri: tanti piedi per tanti passaggi utili. Non è l’unico motivo d’allegria. A volte succede che le partite molto facili sulla carta si rivelino difficili sull’erba, perché la squadra nettamente più forte prende l’impegno sottogamba o perché quella nettamente più debole ignora la disparità del confronto e gioca …

Quasi imbarazzante, per un solo giocatore, il bilancio di Dybala: tre gol, un palo, un rigore negato, un’espulsione procurata. Roba da CR7, verrebbe da dire. Ma CR7, squalificato, non c’era e della sua assenza nessuno ha tratto giovamento. A parte Dybala, che gioca più avanti del solito, in pratica da centravanti perché Mandzukic spesso e volentieri gli lascia quella parte di campo. Dybala ringrazia a suon di gol. Uno su lancio profondo di Bonucci, uno su tocco di Bernardeschi, buona la sua prova da trequartista, uno su assist di Cuadrado. Il particolare farà molto piacere ad Allegri: tanti piedi per tanti passaggi utili. Non è l’unico motivo d’allegria. A volte succede che le partite molto facili sulla carta si rivelino difficili sull’erba, perché la squadra nettamente più forte prende l’impegno sottogamba o perché quella nettamente più debole ignora la disparità del confronto e gioca con spavalderia. Niente di tutto questo, ieri. Tra Champions e campionato, chi ha cercato di negare i tre punti alla Juve con più tenacia e quasi riuscendoci è il Chievo. La squadra di Allegri in sostanza va a gonfie vele, in attesa di sapere chi è l’anti- Juve, ammesso che ci sia, in Italia.

Può esserci, in parte, all’interno della Juve, la cui immagine non passa solo per l’acquisto di CR7 o la crescita del marketing, ma per la capacità di garantire un contesto civile a una partita di calcio. Lo stadio è casa sua, non dovrebbe essere impossibile fare pulizia e azzerare i cori contro il Napoli o i giocatori di pelle non bianca. Altri 10mila euro di multa e curva chiusa, avanti così e s’arriverà alla chiusura di tutto lo stadio. Non è il miglior biglietto da visita per l’Europa, né per l’Italia. Sarebbe opportuno che il presidente Agnelli si esprimesse su questo tema. E chiarisca motivi, tempi e modi di una Juve che rottama Marotta (anagramma). Decisione di cui la squadra non ha minimamente risentito, giocando come doveva e sudando meno che poteva.
Alla D di Dybala risponde la D di Dzeko. Suoi i primi due gol e l’ultimo nel 5-0 al Plzen, morbido quel tanto che basta a garantire una goleada che può ridare fiducia. Dzeko va coccolato, diceva Di Francesco alla vigilia. Sì, ma anche rifornito di buoni palloni, in genere sa cosa farne. Al Viktoria, anche due anni fa, aveva segnato tre gol. A bersaglio pure le punte esterne, Ünder e Kluivert. Soddisfacente il 4-2-3-1, con Lorenzo Pellegrini molto mobile e ispirato, ma per dare giudizi attendibili, per Juve e Roma, occorrerà aspettare partite più impegnative. E intanto fanno rumore l’ennesimo pari di Mourinho (è crisi) e la sconfitta del Real (tre pali) a Mosca. Teniamoci le nostre caramelle.