Quattro vittorie in Champions, quella del Napoli pesa di più
Gianni Mura , di GIANNI MURA
Serata esaltante per le italiane. Quattro vittorie in due giorni, non succedeva da 13 anni, complimenti. In particolare al Napoli, che aveva il compito più difficile, fare punti col Liverpool per non dire con molto anticipo addio alla Champions, dopo il mezzo scivolone di Belgrado. Il gol è arrivato all’ultimo minuto, Insigne, ma non inganni. Il Napoli prima ha capito che gli avversari non erano i mostri delle cronache più recenti, poi ha cominciato a lavorarli al corpo, con dedizione e pressing. E, diciamolo, anche approfittando della serata stortissima dei tre attaccanti in rosso (Salah per primo: sembrava un sosia).
Ancelotti ha schierato un Napoli bivalente, un 4-4-2 che, a seconda degli spostamenti di Callejon, poteva diventare 4-3-3. È stata una vittoria di cuore, ma chi ha giocato a calcio sa che non basta il cuore per battere una squadra come il Liverpool. Dalla seconda metà della ripresa il Napoli ha preso d’assedio la porta di …
Ancelotti ha schierato un Napoli bivalente, un 4-4-2 che, a seconda degli spostamenti di Callejon, poteva diventare 4-3-3. È stata una vittoria di cuore, ma chi ha giocato a calcio sa che non basta il cuore per battere una squadra come il Liverpool. Dalla seconda metà della ripresa il Napoli ha preso d’assedio la porta di …
Serata esaltante per le italiane. Quattro vittorie in due giorni, non succedeva da 13 anni, complimenti. In particolare al Napoli, che aveva il compito più difficile, fare punti col Liverpool per non dire con molto anticipo addio alla Champions, dopo il mezzo scivolone di Belgrado. Il gol è arrivato all’ultimo minuto, Insigne, ma non inganni. Il Napoli prima ha capito che gli avversari non erano i mostri delle cronache più recenti, poi ha cominciato a lavorarli al corpo, con dedizione e pressing. E, diciamolo, anche approfittando della serata stortissima dei tre attaccanti in rosso (Salah per primo: sembrava un sosia).
Ancelotti ha schierato un Napoli bivalente, un 4-4-2 che, a seconda degli spostamenti di Callejon, poteva diventare 4-3-3. È stata una vittoria di cuore, ma chi ha giocato a calcio sa che non basta il cuore per battere una squadra come il Liverpool. Dalla seconda metà della ripresa il Napoli ha preso d’assedio la porta di Alisson, con una sicurezza incredibile, e, dopo la traversa di Mertens, ha ottenuto il giusto premio. Ora si è rimesso in gioco. Sulla destra Ancelotti ha rischiato Maksimovic terzino destro, ma è stato ripagato. Discreto, scolastico ma con un buon piede nei cross Fabián Ruiz. Forse troppo emozionato, Verdi non ha combinato nulla nel finale. La partita l’hanno vinta i vecchi: se vecchio si può chiamare Insigne, e poi Allan, Callejon, Albiol.
Molto buona anche la prova dell’Inter su un campo non facile: il Psv aveva vinto tutte e 7 le partite di campionato ed era annunciato in gran forma. Della squadra nerazzurra, invece, non si può mai sapere quando è in serata o quando stecca. A giudicare da ieri, sembra avviata su una buona strada, così come Spalletti sembra aver trovato l’assetto definitivo, i titolari. L’Inter va sotto, reagisce, rimonta. Icardi, oltre al 2-1, favorito da una grossa ingenuità di Zoet (esce avventatamente e abbatte il marcatore dell’argentino, liberandogli la porta), si è fatto notare anche in fase difensiva. Se Spalletti riesce a convincerlo che questo lavoro può farlo non solo in Champions ma anche, quando serve, in campionato, tanto di guadagnato. A parte Asamoah, che la pagnotta se la suda sempre e ha il merito di aver iniziato, con un tiro fortissimo, l’azione del pari di Nainggolan, buone risposte da Politano e Vecino. Sul risultato, sostanzialmente giusto, pesa una decisione dell’arbitro. Sul finale del primo tempo Handanovic esce dall’area e colpisce la palla con una mano: tutti si aspettano il rosso, dal taschino sbuca solo il giallo. In caso contrario, è chiaro, la partita avrebbe preso un’altra piega. Così invece la piega gliel’ha data l’Inter, insolitamente attenta anche in difesa: i centrali hanno concesso veramente poco.
Ancelotti ha schierato un Napoli bivalente, un 4-4-2 che, a seconda degli spostamenti di Callejon, poteva diventare 4-3-3. È stata una vittoria di cuore, ma chi ha giocato a calcio sa che non basta il cuore per battere una squadra come il Liverpool. Dalla seconda metà della ripresa il Napoli ha preso d’assedio la porta di Alisson, con una sicurezza incredibile, e, dopo la traversa di Mertens, ha ottenuto il giusto premio. Ora si è rimesso in gioco. Sulla destra Ancelotti ha rischiato Maksimovic terzino destro, ma è stato ripagato. Discreto, scolastico ma con un buon piede nei cross Fabián Ruiz. Forse troppo emozionato, Verdi non ha combinato nulla nel finale. La partita l’hanno vinta i vecchi: se vecchio si può chiamare Insigne, e poi Allan, Callejon, Albiol.
Molto buona anche la prova dell’Inter su un campo non facile: il Psv aveva vinto tutte e 7 le partite di campionato ed era annunciato in gran forma. Della squadra nerazzurra, invece, non si può mai sapere quando è in serata o quando stecca. A giudicare da ieri, sembra avviata su una buona strada, così come Spalletti sembra aver trovato l’assetto definitivo, i titolari. L’Inter va sotto, reagisce, rimonta. Icardi, oltre al 2-1, favorito da una grossa ingenuità di Zoet (esce avventatamente e abbatte il marcatore dell’argentino, liberandogli la porta), si è fatto notare anche in fase difensiva. Se Spalletti riesce a convincerlo che questo lavoro può farlo non solo in Champions ma anche, quando serve, in campionato, tanto di guadagnato. A parte Asamoah, che la pagnotta se la suda sempre e ha il merito di aver iniziato, con un tiro fortissimo, l’azione del pari di Nainggolan, buone risposte da Politano e Vecino. Sul risultato, sostanzialmente giusto, pesa una decisione dell’arbitro. Sul finale del primo tempo Handanovic esce dall’area e colpisce la palla con una mano: tutti si aspettano il rosso, dal taschino sbuca solo il giallo. In caso contrario, è chiaro, la partita avrebbe preso un’altra piega. Così invece la piega gliel’ha data l’Inter, insolitamente attenta anche in difesa: i centrali hanno concesso veramente poco.