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(ansa)

Tria in scena come i Brutos

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Il nuovo stile del governo gialloverde è “scaricare” sul ministro dell'Economia, fornire pochi numeri e azzerare le domande dei giornalisti
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Non era facile condensare in sei minuti e mezzo una manovra da 40 miliardi, e infatti Conte, Salvini, Di Maio e Tria non ci hanno neanche provato, preferendo dar vita a un gustoso siparietto che - mantenendo le promesse del vicepremier grillino - ha regalato il sorriso agli italiani.

Al posto delle pallosissime conferenze stampa del passato, nelle quali i ministri esponevano cifre e scadenze e i giornalisti facevano domande su questo e su quello, il governo del cambiamento ha infatti inaugurato un ciclo chiamato "Dichiarazioni alla stampa" che sono una via di mezzo tra lo spot del Mulino Bianco e la benedizione Urbi et Orbi. Poche battute, tanti slogan, un paio di numeri e niente domande. L'esordio è stato giustamente affidato all'uomo del momento, il ministro Tria, che però annunciava buone notizie con lo stesso entusiasmo di un prigioniero delle Br, e man mano che andava avanti somigliava sempre di più a quel cantante dei Brutos (Gianni Zullo)…
Non era facile condensare in sei minuti e mezzo una manovra da 40 miliardi, e infatti Conte, Salvini, Di Maio e Tria non ci hanno neanche provato, preferendo dar vita a un gustoso siparietto che - mantenendo le promesse del vicepremier grillino - ha regalato il sorriso agli italiani.

Al posto delle pallosissime conferenze stampa del passato, nelle quali i ministri esponevano cifre e scadenze e i giornalisti facevano domande su questo e su quello, il governo del cambiamento ha infatti inaugurato un ciclo chiamato "Dichiarazioni alla stampa" che sono una via di mezzo tra lo spot del Mulino Bianco e la benedizione Urbi et Orbi. Poche battute, tanti slogan, un paio di numeri e niente domande. L'esordio è stato giustamente affidato all'uomo del momento, il ministro Tria, che però annunciava buone notizie con lo stesso entusiasmo di un prigioniero delle Br, e man mano che andava avanti somigliava sempre di più a quel cantante dei Brutos (Gianni Zullo) che alla fine della canzone prendeva gli schiaffi degli altri quattro, ed era bravissimo a far ridere piangendo.

Giuseppe Conte - ingiustamente soprannominato "il Prestanome del Consiglio" - ha recitato la parte del bravo presentatore che dà subito la parola agli ospiti d'onore. Ha parlato pochissimo, ma è stato fulminante. Con la sua battuta-chiave ("Mi sembra giusto che adesso i vicepresidenti Salvini e Di Maio ci illustrassero...") si è generosamente adeguato alla sintassi dell'amico Gigino, dimostrandoci con il proprio personale sacrificio cosa può riuscire a fare un ordinario di Diritto per non far sentire in soggezione un fuoricorso di successo.

Poi è toccato all'uomo forte del governo, Matteo Salvini. Il quale aveva davanti a sé due strade: far vedere che un milanese l'italiano lo sa parlare bene, o scivolare anche lui sul lessico per pareggiare la congiuntivite cronica del socio grillino. Ha scelto la seconda strada, e ha annunciato "un piano di assunzioni straordinarie senza precedenza", forse perché viene da sinistra o forse perché ha lo stop, vallo a sapere.

Per ultimo ha parlato Di Maio, il Robin Hood di Pomigliano d'Arco, il quale ci ha rivelato quali spese saranno eliminate per trovare i soldi per il reddito di cittadinanza. "Taglieremo gli sprechi" ha annunciato col suo sorriso furbo. Poi, godendosi l'effetto di questa notiziona, ha voluto strafare, svelando un altro dettaglio: "Taglieremo tutto ciò che non serve". Poteva fermarsi qui, e invece ha deciso di regalare uno scoop ai cronisti senza diritto di parola: "Faremo una serie di cose che poi scoprirete". Poi, proprio sul più bello, sono usciti dalla sala. Come sanno fare solo i grandi dell'avanspettacolo.