E' il giorno in cui piange il telefono (dei Nobel)
Paolo Di Paolo, di Paolo Di Paolo
Mario Vargas Llosa fu svegliato la mattina all'alba. Dario Fo fu avvertito da un'auto in corsa mentre registrava un programma tv con Ambra. Il telefono di Doris Lessing squillava a vuoto: fu braccata dai giornalisti mentre tornava a casa con le buste della spesa, e le scappò un'imprecazione. Kazuo Ishiguro pensava fosse uno scherzo: "Avrei fatto lo shampoo, se avessi immaginato di avere visite da giornalisti di mezzo mondo".
La chiamata che annuncia il Nobel resta, fra tutte le telefonate possibili, forse la più spiazzante; basta da sola a generare racconto. Non è un caso che un regista, ovviamente svedese, Björn Runge, faccia partire di lì il film The Wife, da oggi nelle sale italiane: la telefonata da Stoccolma che sveglia il vecchio Joe Castleman per annunciargli il riconoscimento più prestigioso. Viene svegliata dallo squillo anche la moglie dell'autore, sua devota - almeno fino a quel momento - ghostwriter.
Un No…
La chiamata che annuncia il Nobel resta, fra tutte le telefonate possibili, forse la più spiazzante; basta da sola a generare racconto. Non è un caso che un regista, ovviamente svedese, Björn Runge, faccia partire di lì il film The Wife, da oggi nelle sale italiane: la telefonata da Stoccolma che sveglia il vecchio Joe Castleman per annunciargli il riconoscimento più prestigioso. Viene svegliata dallo squillo anche la moglie dell'autore, sua devota - almeno fino a quel momento - ghostwriter.
Un No…
Mario Vargas Llosa fu svegliato la mattina all'alba. Dario Fo fu avvertito da un'auto in corsa mentre registrava un programma tv con Ambra. Il telefono di Doris Lessing squillava a vuoto: fu braccata dai giornalisti mentre tornava a casa con le buste della spesa, e le scappò un'imprecazione. Kazuo Ishiguro pensava fosse uno scherzo: "Avrei fatto lo shampoo, se avessi immaginato di avere visite da giornalisti di mezzo mondo".
La chiamata che annuncia il Nobel resta, fra tutte le telefonate possibili, forse la più spiazzante; basta da sola a generare racconto. Non è un caso che un regista, ovviamente svedese, Björn Runge, faccia partire di lì il film The Wife, da oggi nelle sale italiane: la telefonata da Stoccolma che sveglia il vecchio Joe Castleman per annunciargli il riconoscimento più prestigioso. Viene svegliata dallo squillo anche la moglie dell'autore, sua devota - almeno fino a quel momento - ghostwriter.
Un Nobel è pur sempre un Nobel; la vita, dopo, non può restare la stessa. Per i papabili, confortati dalle previsioni dei bookmaker, il primo giovedì di ottobre non è un giorno qualunque. O sì? Fatto è che, per una volta, fra narratori, poeti, drammaturghi, chansonnier viventi, nessuno oggi può aspettarsi la fatale telefonata. Né Murakami Haruki, che ha garbatamente chiesto di essere escluso dalla short-list del Nobel "alternativo", né Ngugi Wa Thiong'o, né Atwood o Marías.
Tutti saltano un giro, anche se pare che nel 2019 possa essere assegnato un Nobel condominiale, doppio, per recuperare il mancato: "Congratulazioni, le abbiamo assegnato il Premio Nobel per la Letteratura dell'anno scorso".
Quanto all'eterno candidato, escluso per anni nonostante il tifo planetario e una volta per tutte dalla sua uscita di scena, il divertente blog "Philip Roth rosica", dedicato alla supposta frustrazione del Grande Americano, evoca il comma 4 di un articolo 97/bis sulle "eventualità straordinarie per l'assegnazione di un Nobel postumo". Sarà difficile, ma intanto sa di sulfurea, beffarda vendetta: il Nobel per la letteratura fermo proprio nell'anno in cui manca Roth. E il bello è che ciò accade per via di scandali sessuali. Puro Roth, una storia perfetta per Nathan Zuckerman o per il vecchio Portnoy, no? Il "professore di desiderio" in qualche modo ha vinto; ai giurati di Stoccolma tocca riabilitarsi in fretta. Peggio per loro! Mentre i sogni di gloria dei letterati vengono democraticamente e universalmente calmierati, in questo tranquillo, anonimo giovedì di ottobre senza Nobel.
La chiamata che annuncia il Nobel resta, fra tutte le telefonate possibili, forse la più spiazzante; basta da sola a generare racconto. Non è un caso che un regista, ovviamente svedese, Björn Runge, faccia partire di lì il film The Wife, da oggi nelle sale italiane: la telefonata da Stoccolma che sveglia il vecchio Joe Castleman per annunciargli il riconoscimento più prestigioso. Viene svegliata dallo squillo anche la moglie dell'autore, sua devota - almeno fino a quel momento - ghostwriter.
Un Nobel è pur sempre un Nobel; la vita, dopo, non può restare la stessa. Per i papabili, confortati dalle previsioni dei bookmaker, il primo giovedì di ottobre non è un giorno qualunque. O sì? Fatto è che, per una volta, fra narratori, poeti, drammaturghi, chansonnier viventi, nessuno oggi può aspettarsi la fatale telefonata. Né Murakami Haruki, che ha garbatamente chiesto di essere escluso dalla short-list del Nobel "alternativo", né Ngugi Wa Thiong'o, né Atwood o Marías.
Tutti saltano un giro, anche se pare che nel 2019 possa essere assegnato un Nobel condominiale, doppio, per recuperare il mancato: "Congratulazioni, le abbiamo assegnato il Premio Nobel per la Letteratura dell'anno scorso".
Quanto all'eterno candidato, escluso per anni nonostante il tifo planetario e una volta per tutte dalla sua uscita di scena, il divertente blog "Philip Roth rosica", dedicato alla supposta frustrazione del Grande Americano, evoca il comma 4 di un articolo 97/bis sulle "eventualità straordinarie per l'assegnazione di un Nobel postumo". Sarà difficile, ma intanto sa di sulfurea, beffarda vendetta: il Nobel per la letteratura fermo proprio nell'anno in cui manca Roth. E il bello è che ciò accade per via di scandali sessuali. Puro Roth, una storia perfetta per Nathan Zuckerman o per il vecchio Portnoy, no? Il "professore di desiderio" in qualche modo ha vinto; ai giurati di Stoccolma tocca riabilitarsi in fretta. Peggio per loro! Mentre i sogni di gloria dei letterati vengono democraticamente e universalmente calmierati, in questo tranquillo, anonimo giovedì di ottobre senza Nobel.