Il valore non negoziabile
Luca Bottura , di LUCA BOTTURAI centomila partecipanti alla marcia Perugia-Assisi, tra cui tanti millennial, hanno invocato quella pace che abbiamo messo nella Costituzione
La marcia Perugia-Assisi non è e mai dovrà essere una manifestazione politica. Per questo è politicissima. Perché sarà anche vero che Destra e Sinistra sono concetti superati (provate a verificarlo in una rotatoria, comunque: vediamo se l’assicurazione ci casca) ma è altrettanto innegabile come alcune convinzioni gravitino in quella zona che potremmo definire progressista, solidale, liberal, chiamatela pure Antani se preferite, e che a Destra additano con disprezzo: “buonista”.
Rappresenta, la pace, un valore non negoziabile. Universale. L’abbiamo messa in Costituzione quando la Repubblica era ancora giovane. Speranzosa. Amava tanto l’Europa senza barriere, per dire. E non a caso tra i centomila di ieri i millennial si sprecavano. Testimonial di un’età della vita in cui è possibile, meritorio, inseguire l’impossibile. Ad esempio che Mimmo Lucano diventi manifesto, progetto, simbolo di un…
Rappresenta, la pace, un valore non negoziabile. Universale. L’abbiamo messa in Costituzione quando la Repubblica era ancora giovane. Speranzosa. Amava tanto l’Europa senza barriere, per dire. E non a caso tra i centomila di ieri i millennial si sprecavano. Testimonial di un’età della vita in cui è possibile, meritorio, inseguire l’impossibile. Ad esempio che Mimmo Lucano diventi manifesto, progetto, simbolo di un…
La marcia Perugia-Assisi non è e mai dovrà essere una manifestazione politica. Per questo è politicissima. Perché sarà anche vero che Destra e Sinistra sono concetti superati (provate a verificarlo in una rotatoria, comunque: vediamo se l’assicurazione ci casca) ma è altrettanto innegabile come alcune convinzioni gravitino in quella zona che potremmo definire progressista, solidale, liberal, chiamatela pure Antani se preferite, e che a Destra additano con disprezzo: “buonista”.
Rappresenta, la pace, un valore non negoziabile. Universale. L’abbiamo messa in Costituzione quando la Repubblica era ancora giovane. Speranzosa. Amava tanto l’Europa senza barriere, per dire. E non a caso tra i centomila di ieri i millennial si sprecavano. Testimonial di un’età della vita in cui è possibile, meritorio, inseguire l’impossibile. Ad esempio che Mimmo Lucano diventi manifesto, progetto, simbolo di una piccola utopia realizzata. A prescindere dagli errori che può aver commesso, perché capita, è quasi inevitabile, che Storia e cronaca giudiziaria parlino linguaggi diversi.
Il tricolore è una gran bella bandiera. Ma ha avuto spesso fan club discutibili. Dallo spin doctor postumo di Salvini (che i pacifisti li chiamava panciafichisti) a chi, una ventina abbondante d’anni orsono, in piena guerra del Golfo, cominciò a esporla sul davanzale come antidoto ai vessilli arcobaleno che adornavano molte terrazze italiane. Senza curarsi del fatto che, per la proprietà transitiva, la nostra diventasse non solo una bandiera di parte, ma di una parte portatrice di morte.
Era il maggese della Destra rancorosa di oggi, costantemente in cerca di bersagli per giustificare il proprio cattivismo. Di un rancore che lentamente, raggrumato dalla rete, ha coalizzato strati sempre più vasti del Paese contro nemici immaginari. Politici, etnici. Inseguendo un tornaconto immediato (ci portano via il lavoro! L’insicurezza! Le malattie!) indimostrabile. Anzi: inesistente.
La marcia Perugia-Assisi non è politica, ma i politici — più o meno sinceramente — l’hanno sempre frequentata. Grillo ne usurpò il percorso per sostenere che le mammografie fossero un complotto partorito da lobby assortite, guidate dal compianto professor Veronesi. Ieri, erano presenti anche Martina, Zingaretti, Richetti, Fratoianni, Boldrini, Civati. Chissà se avessero un taccuino. Chissà cosa avranno capito di una generazione che marciava al loro fianco, meritoriamente inconsapevole di come, quando, perché, la vecchia sinistra sia ancora viva nel ricatto emotivo post 4 dicembre (e marzo).
Io, quasi nulla. Ma mi hanno messo dentro una curiosa speranza.
Rappresenta, la pace, un valore non negoziabile. Universale. L’abbiamo messa in Costituzione quando la Repubblica era ancora giovane. Speranzosa. Amava tanto l’Europa senza barriere, per dire. E non a caso tra i centomila di ieri i millennial si sprecavano. Testimonial di un’età della vita in cui è possibile, meritorio, inseguire l’impossibile. Ad esempio che Mimmo Lucano diventi manifesto, progetto, simbolo di una piccola utopia realizzata. A prescindere dagli errori che può aver commesso, perché capita, è quasi inevitabile, che Storia e cronaca giudiziaria parlino linguaggi diversi.
Il tricolore è una gran bella bandiera. Ma ha avuto spesso fan club discutibili. Dallo spin doctor postumo di Salvini (che i pacifisti li chiamava panciafichisti) a chi, una ventina abbondante d’anni orsono, in piena guerra del Golfo, cominciò a esporla sul davanzale come antidoto ai vessilli arcobaleno che adornavano molte terrazze italiane. Senza curarsi del fatto che, per la proprietà transitiva, la nostra diventasse non solo una bandiera di parte, ma di una parte portatrice di morte.
Era il maggese della Destra rancorosa di oggi, costantemente in cerca di bersagli per giustificare il proprio cattivismo. Di un rancore che lentamente, raggrumato dalla rete, ha coalizzato strati sempre più vasti del Paese contro nemici immaginari. Politici, etnici. Inseguendo un tornaconto immediato (ci portano via il lavoro! L’insicurezza! Le malattie!) indimostrabile. Anzi: inesistente.
La marcia Perugia-Assisi non è politica, ma i politici — più o meno sinceramente — l’hanno sempre frequentata. Grillo ne usurpò il percorso per sostenere che le mammografie fossero un complotto partorito da lobby assortite, guidate dal compianto professor Veronesi. Ieri, erano presenti anche Martina, Zingaretti, Richetti, Fratoianni, Boldrini, Civati. Chissà se avessero un taccuino. Chissà cosa avranno capito di una generazione che marciava al loro fianco, meritoriamente inconsapevole di come, quando, perché, la vecchia sinistra sia ancora viva nel ricatto emotivo post 4 dicembre (e marzo).
Io, quasi nulla. Ma mi hanno messo dentro una curiosa speranza.