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Una manifestazione a Genova dopo il crollo del ponte Morandi  (ansa)

Il veleno nel decreto Genova

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Il tetto per lo sversamento di idrocarburi viene alzato di venti volte dall'articolo 41
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Che cosa c’entra la tragedia del viadotto Morandi con i “fanghi di depurazione”? Bella domanda, da rivolgere al proprietario della manina che ha infilato quel malandrino articolo 41 nel decreto Genova. Ma c’è una domanda ancora più interessante, alla quale l’autore della singolare trovata dovrebbe dare una risposta: che cosa c’entrano, con il decreto Genova, insieme ai fanghi di depurazione gli idrocarburi “C10-C40”? 

Una risposta, però, la possiamo dare già noi: non c’entrano proprio niente. O meglio, c’entrano, nel senso che il decreto Genova era probabilmente il primo treno in partenza al quale agganciare almeno un paio di vagoni maleodoranti. Ma evidentemente così cari a qualcuno da tapparsi il naso mentre venivano caricati della merce da consegnare prontamente agli interessati. Del primo vagone abbiamo già detto qualche giorno fa: l’estensione del condono edilizio per…
Che cosa c’entra la tragedia del viadotto Morandi con i “fanghi di depurazione”? Bella domanda, da rivolgere al proprietario della manina che ha infilato quel malandrino articolo 41 nel decreto Genova. Ma c’è una domanda ancora più interessante, alla quale l’autore della singolare trovata dovrebbe dare una risposta: che cosa c’entrano, con il decreto Genova, insieme ai fanghi di depurazione gli idrocarburi “C10-C40”? 

Una risposta, però, la possiamo dare già noi: non c’entrano proprio niente. O meglio, c’entrano, nel senso che il decreto Genova era probabilmente il primo treno in partenza al quale agganciare almeno un paio di vagoni maleodoranti. Ma evidentemente così cari a qualcuno da tapparsi il naso mentre venivano caricati della merce da consegnare prontamente agli interessati. Del primo vagone abbiamo già detto qualche giorno fa: l’estensione del condono edilizio per Ischia. Isola meravigliosa martoriata dalla piaga dell’abusivismo, dove grazie all’articolo 25 del suddetto decreto sarà possibile non soltanto condonare le case abusive colpite dal sisma beneficiando delle norme più generose mai previste (quelle della sanatoria Craxi 1985), ma soprattutto ricostruendo gli immobili ex illegali a totale carico dello Stato, quindi dei contribuenti onesti che pagano le tasse. Una indecenza, ma purtroppo non l’unica. 

E torniamo quindi al famigerato articolo 41: “Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione”. Che dice testualmente nel perfetto burocratese che connota anche il decreto Genova: "Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell’utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all’articolo 2. Comma 1, lettera a) del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i limiti dell’allegato 1B del predetto decreto, fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40) per i quali il limite è 1000 (mg/kg tal quale)". 

Per capire la gigantesca portata della cosa, che però questo articolo si guarda bene dal mettere in evidenza, basta dire che il limite ammesso per gli sversamenti di quelle sostanze sui terreni agricoli finora era di 50 mg/kg. Dunque con il decreto Genova il tetto viene adesso innalzato di ben venti volte. Rende meglio ancora l’enormità del fatto un secondo paragone: il limite ammesso per lo sversamento in discarica degli idrocarburi C10-C40, secondo le norme, è di 500 mg. In discarica. Ovvero metà di quanto ora si può scaricare sui terreni agricoli. 

I verdi di Angelo Bonelli sono furibondi e minacciano un ricorso a Bruxelles, sospettando che la faccenda serva a fare un favore a qualche lobby. Sospetto tanto difficile da contestare, quanto da digerire. Al proposito sarebbe interessante sapere dal ministro responsabile del decreto, il grillino titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli, se anche questa disposizione, al pari di quella del supercondono edilizio per i terremotati di Ischia, sia stata scritta “con il cuore”. Come lui ha garantito pubblicamente a proposito del pasticciatissimo decreto Genova. Di sicuro, oltre alla penetrante fragranza di prima e seconda repubblica, c’è che già al debutto nella stanza dei bottoni la prima delle cinque stelle si è penosamente sbiadita. Al punto che è diventato difficile scorgerla. 

Com’era già che si chiamava quella stella? “Ambiente”, ci sembra di ricordare…