Alla sua ventitreesima riunione, il governo grillo-leghista è riuscito in un’impresa impossibile: rendere avvincente il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri.
Ve li ricordate quei testi di 23 cartelle scritti in burocratese arcaico? «Su proposta del ministro della Funzione pubblica, di concerto con i ministri del Tesoro e della Sanità, il Consiglio ha approvato un decreto legge che proroga i termini stabiliti dalla legge 246 per la presentazione dei ricorsi previsti dall’articolo 7, comma 3, del regolamento del 23 novembre 1974...». Roba per azzeccagarbugli navigati, impenetrabili ai traduttori automatici. Senza pathos. Senza sorprese. Senza suspense.
Ma questo accadeva prima, quando a Palazzo Chigi regnava la casta che obbediva ai Poteri Forti. Il governo della ditta Salvini&Di Maio — per ragioni burocratiche intestata a un prestanome — ha finalmente cambiato anche questo rito stanco e noioso. Al suo posto, è st…
Ve li ricordate quei testi di 23 cartelle scritti in burocratese arcaico? «Su proposta del ministro della Funzione pubblica, di concerto con i ministri del Tesoro e della Sanità, il Consiglio ha approvato un decreto legge che proroga i termini stabiliti dalla legge 246 per la presentazione dei ricorsi previsti dall’articolo 7, comma 3, del regolamento del 23 novembre 1974...». Roba per azzeccagarbugli navigati, impenetrabili ai traduttori automatici. Senza pathos. Senza sorprese. Senza suspense.
Ma questo accadeva prima, quando a Palazzo Chigi regnava la casta che obbediva ai Poteri Forti. Il governo della ditta Salvini&Di Maio — per ragioni burocratiche intestata a un prestanome — ha finalmente cambiato anche questo rito stanco e noioso. Al suo posto, è st…
Alla sua ventitreesima riunione, il governo grillo-leghista è riuscito in un’impresa impossibile: rendere avvincente il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri.
Ve li ricordate quei testi di 23 cartelle scritti in burocratese arcaico? «Su proposta del ministro della Funzione pubblica, di concerto con i ministri del Tesoro e della Sanità, il Consiglio ha approvato un decreto legge che proroga i termini stabiliti dalla legge 246 per la presentazione dei ricorsi previsti dall’articolo 7, comma 3, del regolamento del 23 novembre 1974...». Roba per azzeccagarbugli navigati, impenetrabili ai traduttori automatici. Senza pathos. Senza sorprese. Senza suspense.
Ma questo accadeva prima, quando a Palazzo Chigi regnava la casta che obbediva ai Poteri Forti. Il governo della ditta Salvini&Di Maio — per ragioni burocratiche intestata a un prestanome — ha finalmente cambiato anche questo rito stanco e noioso. Al suo posto, è stata varata una nuova formula, che è un efficacissimo incrocio tra la Settimana Enigmistica (rubrica “Trova l’intruso”), un codice cifrato del Mossad e uno spot di Pubblicità Progresso.
È stato inventato il Comunicato di Cittadinanza.
Si comincia con la caccia al tesoro. Voi, per esempio, siete ansiosi di leggere cosa c’è scritto nel decreto che premierà chi ha evaso fino a 100 mila euro di tasse? Volete sapere chi, come e quanto pagherà un evasore con il supersconto dell’80 per cento? Cercate i dettagli del condono giallo-verde? Non ce n’è traccia. Si accenna solo a «varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco», giusto un indizio. Tocca a voi indagare, trovare le prove e scoprire il colpevole.
Poi c’è il taglio misterioso. «Si prevede una riduzione delle spese militari pari ai fondi necessari per la riforma dei Centri per l’impiego». Indovina indovinello, quanti miliardi cancello? Qualcuno ha la più pallida idea di quanti soldi servano per fare in modo che gli ex Uffici di collocamento — gli stessi che l’anno scorso hanno offerto solo 37 mila impieghi — possano offrire tre lavori a quattro milioni di disoccupati e inoccupati? Il governo, a quanto pare, no. E il bello verrà quando si scoprirà la cifra necessaria — che sarà a nove zeri — e bisognerà far calare la scure sulla Difesa, che si rifornisce non dal diavolo ma soprattutto dalla Leonardo (ex Finmeccanica), dove lavorano non i folletti delle Ardenne ma 45 mila italiani. “Prendi di qua e taglia di là” è magnifico, come slogan, ma nessuno l’aveva mai scritto in una legge.
La vera idea geniale è stata però la riforma a scomparsa, stampata sul comunicato ufficiale e cancellata dopo un paio d’ore. L’annuncio era tassativo: «Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo a tutti di poter accedere agli studi». Però c’era un trucco: non era vero. E quando il ministro dell’Istruzione ha smentito tutto, Palazzo Chigi ha rivelato a chi c’era cascato che non era una riforma ma un «auspicio». E già questa era una novità assoluta, perché era la prima volta che un governo annunciava — su carta intestata — una profezia. Una novità così abbagliante che pochi hanno notato l’altra importante invenzione, quella frase enfatica («permettendo così a tutti di poter accedere agli studi») che ricordava la dichiarazione della fine della povertà. E ci voleva dell’ingegno, per motivare una riforma inesistente con un principio incontestabile (chi può essere mai contrario al diritto allo studio?) senza alcun nesso con la realtà.
Nessuno aveva mai avuto l’idea di usare il linguaggio degli spot, dei comizi e dei volantini elettorali nei comunicati di Palazzo Chigi, fino a ieri piatti e didascalici. Il «governo del cambiamento» ha pensato anche a questo. Magari affondiamo, ma senza annoiarci.
Ve li ricordate quei testi di 23 cartelle scritti in burocratese arcaico? «Su proposta del ministro della Funzione pubblica, di concerto con i ministri del Tesoro e della Sanità, il Consiglio ha approvato un decreto legge che proroga i termini stabiliti dalla legge 246 per la presentazione dei ricorsi previsti dall’articolo 7, comma 3, del regolamento del 23 novembre 1974...». Roba per azzeccagarbugli navigati, impenetrabili ai traduttori automatici. Senza pathos. Senza sorprese. Senza suspense.
Ma questo accadeva prima, quando a Palazzo Chigi regnava la casta che obbediva ai Poteri Forti. Il governo della ditta Salvini&Di Maio — per ragioni burocratiche intestata a un prestanome — ha finalmente cambiato anche questo rito stanco e noioso. Al suo posto, è stata varata una nuova formula, che è un efficacissimo incrocio tra la Settimana Enigmistica (rubrica “Trova l’intruso”), un codice cifrato del Mossad e uno spot di Pubblicità Progresso.
È stato inventato il Comunicato di Cittadinanza.
Si comincia con la caccia al tesoro. Voi, per esempio, siete ansiosi di leggere cosa c’è scritto nel decreto che premierà chi ha evaso fino a 100 mila euro di tasse? Volete sapere chi, come e quanto pagherà un evasore con il supersconto dell’80 per cento? Cercate i dettagli del condono giallo-verde? Non ce n’è traccia. Si accenna solo a «varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco», giusto un indizio. Tocca a voi indagare, trovare le prove e scoprire il colpevole.
Poi c’è il taglio misterioso. «Si prevede una riduzione delle spese militari pari ai fondi necessari per la riforma dei Centri per l’impiego». Indovina indovinello, quanti miliardi cancello? Qualcuno ha la più pallida idea di quanti soldi servano per fare in modo che gli ex Uffici di collocamento — gli stessi che l’anno scorso hanno offerto solo 37 mila impieghi — possano offrire tre lavori a quattro milioni di disoccupati e inoccupati? Il governo, a quanto pare, no. E il bello verrà quando si scoprirà la cifra necessaria — che sarà a nove zeri — e bisognerà far calare la scure sulla Difesa, che si rifornisce non dal diavolo ma soprattutto dalla Leonardo (ex Finmeccanica), dove lavorano non i folletti delle Ardenne ma 45 mila italiani. “Prendi di qua e taglia di là” è magnifico, come slogan, ma nessuno l’aveva mai scritto in una legge.
La vera idea geniale è stata però la riforma a scomparsa, stampata sul comunicato ufficiale e cancellata dopo un paio d’ore. L’annuncio era tassativo: «Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo a tutti di poter accedere agli studi». Però c’era un trucco: non era vero. E quando il ministro dell’Istruzione ha smentito tutto, Palazzo Chigi ha rivelato a chi c’era cascato che non era una riforma ma un «auspicio». E già questa era una novità assoluta, perché era la prima volta che un governo annunciava — su carta intestata — una profezia. Una novità così abbagliante che pochi hanno notato l’altra importante invenzione, quella frase enfatica («permettendo così a tutti di poter accedere agli studi») che ricordava la dichiarazione della fine della povertà. E ci voleva dell’ingegno, per motivare una riforma inesistente con un principio incontestabile (chi può essere mai contrario al diritto allo studio?) senza alcun nesso con la realtà.
Nessuno aveva mai avuto l’idea di usare il linguaggio degli spot, dei comizi e dei volantini elettorali nei comunicati di Palazzo Chigi, fino a ieri piatti e didascalici. Il «governo del cambiamento» ha pensato anche a questo. Magari affondiamo, ma senza annoiarci.