Tanto va la gatta al lardo che ci lascia... Nella psicopatologia melodrammatica della politica italiana, rispetto al trappolone, alla polpetta avvelenata, al burattinaio, alla regia occulta, ma anche alla bufala e alla patacca, l'odierna proliferazione della manina dice che quasi mai si tratta di questioni serie, ma forse proprio perciò la si tira in ballo con ripetuta, sospetta intensità.
Giusto l'altroieri, per dire, il presidente Conte ne aveva "personalmente" sgamato una intenta a inserire nel Def un po' di quattrini destinati alla Croce rossa; mentre a luglio era stato sempre il vicepremier De Maio a denunciare la manomissione - era una tabella Inps - del Decreto dignità. Ma poi non era così vero, solo un po', forse, vai a sapere.
Quasi sempre in effetti, dopo l'animosa denuncia, le faccende restano oscure. Anche questo però innesca, alimenta e raddoppia il cortocircuito, per cui la manina s'invoca sia in caso…
Giusto l'altroieri, per dire, il presidente Conte ne aveva "personalmente" sgamato una intenta a inserire nel Def un po' di quattrini destinati alla Croce rossa; mentre a luglio era stato sempre il vicepremier De Maio a denunciare la manomissione - era una tabella Inps - del Decreto dignità. Ma poi non era così vero, solo un po', forse, vai a sapere.
Quasi sempre in effetti, dopo l'animosa denuncia, le faccende restano oscure. Anche questo però innesca, alimenta e raddoppia il cortocircuito, per cui la manina s'invoca sia in caso…
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia... Nella psicopatologia melodrammatica della politica italiana, rispetto al trappolone, alla polpetta avvelenata, al burattinaio, alla regia occulta, ma anche alla bufala e alla patacca, l'odierna proliferazione della manina dice che quasi mai si tratta di questioni serie, ma forse proprio perciò la si tira in ballo con ripetuta, sospetta intensità.
Giusto l'altroieri, per dire, il presidente Conte ne aveva "personalmente" sgamato una intenta a inserire nel Def un po' di quattrini destinati alla Croce rossa; mentre a luglio era stato sempre il vicepremier De Maio a denunciare la manomissione - era una tabella Inps - del Decreto dignità. Ma poi non era così vero, solo un po', forse, vai a sapere.
Quasi sempre in effetti, dopo l'animosa denuncia, le faccende restano oscure. Anche questo però innesca, alimenta e raddoppia il cortocircuito, per cui la manina s'invoca sia in caso di mistero, sia quando i potenti fanno i misteriosi.
L'origine della locuzione risale all'autunno del 1990, allorché dietro un'intercapedine in cartongesso di un ex covo delle Br si ritrovarono documenti piuttosto sensibili del caso Moro. Disse allora Craxi, preoccupato per Cossiga, che dietro la scoperta poteva esserci una manina; sentitosi molto osservato, Andreotti rispose di non sapere se di manina si trattava, o di "manona". Come ovvio, già a partire da quell'esordio non si capì dove stava la verità, ma l'immagine ebbe fortuna e chi oggi si avventuri a classificarne l'uso si ritrova sommerso da un abuso di manine a proposito degli argomenti più vari, da presunti favoritismi nei decreti contro l'evasione fiscale al tentato e ricorrente "salva Silvio", dai report di Wikileaks a certi emendamenti contro l'omofobia fino al subdolo inserimento di norme a favore del "vino mosto" e della mozzarella nel decreto sulla riforma della Pubblica amministrazione.
Il caotico inferno legislativo all'italiana favorisce senz'altro il carosello delle manine; mentre l'insipienza complottarda prosperata nel vuoto delle competenze e nel deserto delle culture politiche ne celebra l'attuale trionfo come qualcosa che si colloca fra dolo ed errore, sotterfugio e cialtroneria.
Per un impiccio abbastanza simile a quest'ultimo sollevato da Di Maio, (un bel favore reso ai colpevoli di reati fiscali), nel gennaio del 2015 l'allora premier Renzi sfidò lo statuto nazionale dietrologico con un fantastico "la manina sono io". Non tutti gli credettero, ma anche questo dice parecchio sullo stato di alterazione della vita pubblica.
Giusto l'altroieri, per dire, il presidente Conte ne aveva "personalmente" sgamato una intenta a inserire nel Def un po' di quattrini destinati alla Croce rossa; mentre a luglio era stato sempre il vicepremier De Maio a denunciare la manomissione - era una tabella Inps - del Decreto dignità. Ma poi non era così vero, solo un po', forse, vai a sapere.
Quasi sempre in effetti, dopo l'animosa denuncia, le faccende restano oscure. Anche questo però innesca, alimenta e raddoppia il cortocircuito, per cui la manina s'invoca sia in caso di mistero, sia quando i potenti fanno i misteriosi.
L'origine della locuzione risale all'autunno del 1990, allorché dietro un'intercapedine in cartongesso di un ex covo delle Br si ritrovarono documenti piuttosto sensibili del caso Moro. Disse allora Craxi, preoccupato per Cossiga, che dietro la scoperta poteva esserci una manina; sentitosi molto osservato, Andreotti rispose di non sapere se di manina si trattava, o di "manona". Come ovvio, già a partire da quell'esordio non si capì dove stava la verità, ma l'immagine ebbe fortuna e chi oggi si avventuri a classificarne l'uso si ritrova sommerso da un abuso di manine a proposito degli argomenti più vari, da presunti favoritismi nei decreti contro l'evasione fiscale al tentato e ricorrente "salva Silvio", dai report di Wikileaks a certi emendamenti contro l'omofobia fino al subdolo inserimento di norme a favore del "vino mosto" e della mozzarella nel decreto sulla riforma della Pubblica amministrazione.
Il caotico inferno legislativo all'italiana favorisce senz'altro il carosello delle manine; mentre l'insipienza complottarda prosperata nel vuoto delle competenze e nel deserto delle culture politiche ne celebra l'attuale trionfo come qualcosa che si colloca fra dolo ed errore, sotterfugio e cialtroneria.
Per un impiccio abbastanza simile a quest'ultimo sollevato da Di Maio, (un bel favore reso ai colpevoli di reati fiscali), nel gennaio del 2015 l'allora premier Renzi sfidò lo statuto nazionale dietrologico con un fantastico "la manina sono io". Non tutti gli credettero, ma anche questo dice parecchio sullo stato di alterazione della vita pubblica.