Foa, il presidente della Rai senza confini
Lavinia Rivara , di LAVINIA RIVARAMai come oggi si assiste allo spettacolo di un'azienda paralizzata perché i partiti non si accordano sulle poltrone
Ve li immaginate voi Anna Maria Tarantola, Sergio Zavoli o Letizia Moratti, dire a un autorevole giornale straniero che un'intera delegazione parlamentare del maggior partito di opposizione del proprio paese è segretamente foraggiata da un magnate della finanza? Eppure è quello che ha sostenuto il nuovo presidente della Rai Marcello Foa nell'intervista al quotidiano israeliano Haaretz, in cui non esita a prendere le difese di sovranismi e populismi, che altro non sarebbero che "l'autodifesa" dei popoli, e a giustificare le diffidenze nei confronti dei migranti perché basate su una "diretta esperienza sociale".
Ora lasciamo stare che la notizia in sé, quella del presunto finanziamento di George Soros agli europarlamentari del Pd, è una fake news già smentita da tempo. E mettiamo da parte anche il fatto che appena tre giorni fa il giornalista fortissimamente voluto da Matteo Salvini al vertice di Viale Mazzini ci…
Ora lasciamo stare che la notizia in sé, quella del presunto finanziamento di George Soros agli europarlamentari del Pd, è una fake news già smentita da tempo. E mettiamo da parte anche il fatto che appena tre giorni fa il giornalista fortissimamente voluto da Matteo Salvini al vertice di Viale Mazzini ci…
Ve li immaginate voi Anna Maria Tarantola, Sergio Zavoli o Letizia Moratti, dire a un autorevole giornale straniero che un'intera delegazione parlamentare del maggior partito di opposizione del proprio paese è segretamente foraggiata da un magnate della finanza? Eppure è quello che ha sostenuto il nuovo presidente della Rai Marcello Foa nell'intervista al quotidiano israeliano Haaretz, in cui non esita a prendere le difese di sovranismi e populismi, che altro non sarebbero che "l'autodifesa" dei popoli, e a giustificare le diffidenze nei confronti dei migranti perché basate su una "diretta esperienza sociale".
Ora lasciamo stare che la notizia in sé, quella del presunto finanziamento di George Soros agli europarlamentari del Pd, è una fake news già smentita da tempo. E mettiamo da parte anche il fatto che appena tre giorni fa il giornalista fortissimamente voluto da Matteo Salvini al vertice di Viale Mazzini ci aveva regalato un paio di gaffe, una dietro l'altra, sulle "celebrazioni" per i rastrellamenti nel ghetto di Roma, sbagliando anche a indicare l'anniversario.
Concentriamoci solo sull'essenziale: Foa è il presidente di garanzia della nostra tv pubblica, colui che tra pochi giorni, insieme all'ad Fabrizio Salini e al Consiglio di amministrazione, dovrà nominare i nuovi direttori dei tg e delle reti Rai, con l'obiettivo di garantire una informazione indipendente dal potere e dai partiti e il più possibile pluralista. Una informazione che da qui a qualche mese potrebbe trovarsi a dover raccontare la crisi di governo degli alleati populisti e che in primavera dovrà spiegare agli italiani la campagna elettorale per le elezioni europee dove si scatenerà l'offensiva dei sovranisti. Quelli di cui, secondo Foa, "non bisogna avere paura". E questo la dice lunga su come nella Rai dell'era gialloverde ci si prepara ad affrontare la prossima scadenza elettorale.
È chiaro che i compiti che abbiamo elencato non sono compatibili con le tesi di Foa; a dire la verità già bastavano quelle sostenute prima dell'approdo in Rai nella sua attività di giornalista, ma di certo le affermazioni fatte ieri sono inaccettabili se pronunciate da un presidente in carica.
Nessuno qui vuole negare che i vertici della Rai siano sempre il prodotto di accordi politici, di malcelati appetiti del potere. Come del resto i giornali hanno raccontato nella prima e nella seconda Repubblica. Ma forse mai come oggi si assiste allo spettacolo di un'azienda paralizzata da mesi perché i partiti di maggioranza non trovano l'accordo sulle poltrone da spartirsi. E se in passato è stata l'informazione libera a denunciare i legami, i vincoli, i patti inconfessabili tra il Palazzo e i piani alti di Viale Mazzini, oggi sono quelle stesse figure "di garanzia" a rivelarli. E, senza quasi rendersi conto della gravità di quanto affermano, a indicare apertamente da che parte stanno e chi è il nemico da abbattere.
Ora lasciamo stare che la notizia in sé, quella del presunto finanziamento di George Soros agli europarlamentari del Pd, è una fake news già smentita da tempo. E mettiamo da parte anche il fatto che appena tre giorni fa il giornalista fortissimamente voluto da Matteo Salvini al vertice di Viale Mazzini ci aveva regalato un paio di gaffe, una dietro l'altra, sulle "celebrazioni" per i rastrellamenti nel ghetto di Roma, sbagliando anche a indicare l'anniversario.
Concentriamoci solo sull'essenziale: Foa è il presidente di garanzia della nostra tv pubblica, colui che tra pochi giorni, insieme all'ad Fabrizio Salini e al Consiglio di amministrazione, dovrà nominare i nuovi direttori dei tg e delle reti Rai, con l'obiettivo di garantire una informazione indipendente dal potere e dai partiti e il più possibile pluralista. Una informazione che da qui a qualche mese potrebbe trovarsi a dover raccontare la crisi di governo degli alleati populisti e che in primavera dovrà spiegare agli italiani la campagna elettorale per le elezioni europee dove si scatenerà l'offensiva dei sovranisti. Quelli di cui, secondo Foa, "non bisogna avere paura". E questo la dice lunga su come nella Rai dell'era gialloverde ci si prepara ad affrontare la prossima scadenza elettorale.
È chiaro che i compiti che abbiamo elencato non sono compatibili con le tesi di Foa; a dire la verità già bastavano quelle sostenute prima dell'approdo in Rai nella sua attività di giornalista, ma di certo le affermazioni fatte ieri sono inaccettabili se pronunciate da un presidente in carica.
Nessuno qui vuole negare che i vertici della Rai siano sempre il prodotto di accordi politici, di malcelati appetiti del potere. Come del resto i giornali hanno raccontato nella prima e nella seconda Repubblica. Ma forse mai come oggi si assiste allo spettacolo di un'azienda paralizzata da mesi perché i partiti di maggioranza non trovano l'accordo sulle poltrone da spartirsi. E se in passato è stata l'informazione libera a denunciare i legami, i vincoli, i patti inconfessabili tra il Palazzo e i piani alti di Viale Mazzini, oggi sono quelle stesse figure "di garanzia" a rivelarli. E, senza quasi rendersi conto della gravità di quanto affermano, a indicare apertamente da che parte stanno e chi è il nemico da abbattere.