Manovra, la fiducia tradita
Andrea Bonanni , di ANDREA BONANNIBruxelles non mostra alcuna comprensione per la scelta del governo italiano di venir meno agli impegni presi. Ma chiarisce ai mercati che nessuno pagherà neanche 1 euro per alleggerire la posizione di Salvini e Di Maio
C'è una voluta drammatizzazione nel modo in cui la Commissione europea ha enfatizzato ieri la bocciatura "senza precedenti" della legge di bilancio italiana e la "mancanza di parola" del governo populista, che con Tria e Conte si era impegnato a rispettare le regole comuni.
E questa drammatizzazione è stata funzionale ai due messaggi, entrambi effettivamente molto seri, che Bruxelles ha voluto inviare. Il primo, indirizzato ai mercati, serve a mettere in quarantena l'infezione italiana e garantire che essa resterà, semmai, isolata al nostro Paese e non si estenderà al resto dell'Eurozona. Non c'è alcuna comprensione per la scelta "deliberata" del governo italiano di venir meno agli impegni presi. C'è, invece, la preoccupazione di rendere chiaro ai mercati che nessuno ha intenzione di pagare anche solo un euro per alleggerire la posizione di Salvini e Di Maio.
L'Unione monetaria rest…
E questa drammatizzazione è stata funzionale ai due messaggi, entrambi effettivamente molto seri, che Bruxelles ha voluto inviare. Il primo, indirizzato ai mercati, serve a mettere in quarantena l'infezione italiana e garantire che essa resterà, semmai, isolata al nostro Paese e non si estenderà al resto dell'Eurozona. Non c'è alcuna comprensione per la scelta "deliberata" del governo italiano di venir meno agli impegni presi. C'è, invece, la preoccupazione di rendere chiaro ai mercati che nessuno ha intenzione di pagare anche solo un euro per alleggerire la posizione di Salvini e Di Maio.
L'Unione monetaria rest…
C'è una voluta drammatizzazione nel modo in cui la Commissione europea ha enfatizzato ieri la bocciatura "senza precedenti" della legge di bilancio italiana e la "mancanza di parola" del governo populista, che con Tria e Conte si era impegnato a rispettare le regole comuni.
E questa drammatizzazione è stata funzionale ai due messaggi, entrambi effettivamente molto seri, che Bruxelles ha voluto inviare. Il primo, indirizzato ai mercati, serve a mettere in quarantena l'infezione italiana e garantire che essa resterà, semmai, isolata al nostro Paese e non si estenderà al resto dell'Eurozona. Non c'è alcuna comprensione per la scelta "deliberata" del governo italiano di venir meno agli impegni presi. C'è, invece, la preoccupazione di rendere chiaro ai mercati che nessuno ha intenzione di pagare anche solo un euro per alleggerire la posizione di Salvini e Di Maio.
L'Unione monetaria resta ancorata alle regole di disciplina di bilancio che garantiscono la tenuta della valuta comune: se l'Italia vuole continuare a farne parte, come dice di voler fare, deve rispettare queste regole. Altrimenti si metterà fuori da sola. La moneta unica, ha spiegato Dombrovskis, è fondata sulla fiducia.
L'Italia "ha deliberatamente tradito questa fiducia danneggiando tutti gli altri partner". La procedura aperta da Bruxelles e la durezza delle espressioni usate servono a garantire ai mercati che questo tradimento resterà circoscritto al caso italiano, mentre l'euro continuerà ad essere, con o senza l'Italia, una valuta credibile. Quanto alla disponibilità al dialogo con Roma, ripetuta senza sosta da Moscovici, sembra quella di cui fanno mostra le autorità in caso di presa di ostaggi.
E non c'è dubbio che, agli occhi di Bruxelles, l'ostaggio in mano a Salvini e Di Maio sia il popolo italiano "che finirà per pagare gli errori del governo".
Ed ecco il secondo importante messaggio che ieri l'Europa ha cercato di far passare, questa volta diretto agli italiani. Non a caso Salvini, che come sempre è il più rapido nel cogliere l'essenza dei conflitti e ribaltarne la prospettiva, dichiara che i commissari "non stanno attaccando un governo, ma un popolo". Ciò che hanno detto ieri Dombrovskis e Moscovici è esattamente l'opposto: la bocciatura della finanziaria giallo-verde non solo è un atto dovuto, non solo è necessaria per tutelare il resto dell'eurozona, ma è anche e soprattutto una decisione presa unanimemente dai 28 commissari di tutte le nazionalità nell'interesse degli italiani. Quando la Commissione ricorda, come ha fatto ieri, che lo Stato italiano ha contratto a carico di ogni cittadino un debito di 38 mila euro, che questo governo lo vuole aumentare e che ciò renderà l'economia del Paese ancora più fragile e la restituzione del debito ancora più dolorosa, rivendica il proprio diritto di agire in difesa dei cittadini italiani.
Bruxelles, ha spiegato Moscovici, non discute le priorità politiche di Lega e M5S, confermate dagli elettori. Ma contesta che queste priorità possano essere raggiunte sommando debito al debito. " Curare il debito con più debito", ha detto Dombrovskis, è una illusione perpetrata a danno dei cittadini perché "a un certo punto il debito si avvicina al punto in cui diventa troppo pesante e si finisce per non avere più libertà del tutto": una allusione neppure troppo velata alla possibile necessità di un intervento della troika in caso di rischio default del Paese.
Questa seconda parte del messaggio che è arrivato ieri con la bocciatura dei conti pubblici italiani costituisce un salto di qualità. Per la prima volta, infatti, Bruxelles accetta la sfida politica di un governo nazionale e cerca di contestarne le ragioni non solo in base al diritto comunitario, ma anche nel merito e di fronte alla sua stessa opinione pubblica. In mancanza di una vera opposizione italiana che difenda con convinzione le ragioni della scelta europea di risanamento dei bilanci, la Commissione rivendica il ruolo politico svolto in questi anni dall'Europa per costringere i governi a ridurre la spesa pubblica, e dunque tutelare i contribuenti e i cittadini dallo strapotere dei politici nazionali, che quella spesa pubblica controllano e manovrano per conquistare voti.
Se Salvini, come è evidente, punta a drammatizzare lo scontro con Bruxelles per guadagnare consensi in vista delle europee, l'Europa gli risponde sullo stesso piano, contestando l'onestà delle sue scelte politiche non solo nei confronti degli altri governi, ma prima ancora nei confronti dei cittadini italiani che gli hanno dato il voto.
E quando la Commissione sottolinea che la bocciatura del governo italiano ha il consenso dell'unanimità delle altre capitali, scopre un altro bluff del leader leghista che si propone come il candidato di tutti i populisti europei. Sulla questione cruciale della tutela dei conti pubblici, lascia capire la Commissione, nessuno degli altri populisti in Europa è disposto a seguire il delirio spendaccione di Lega e Cinquestelle. Vienna, Budapest e Varsavia alla credibilità dei rispettivi Paesi ci tengono davvero.
E questa drammatizzazione è stata funzionale ai due messaggi, entrambi effettivamente molto seri, che Bruxelles ha voluto inviare. Il primo, indirizzato ai mercati, serve a mettere in quarantena l'infezione italiana e garantire che essa resterà, semmai, isolata al nostro Paese e non si estenderà al resto dell'Eurozona. Non c'è alcuna comprensione per la scelta "deliberata" del governo italiano di venir meno agli impegni presi. C'è, invece, la preoccupazione di rendere chiaro ai mercati che nessuno ha intenzione di pagare anche solo un euro per alleggerire la posizione di Salvini e Di Maio.
L'Unione monetaria resta ancorata alle regole di disciplina di bilancio che garantiscono la tenuta della valuta comune: se l'Italia vuole continuare a farne parte, come dice di voler fare, deve rispettare queste regole. Altrimenti si metterà fuori da sola. La moneta unica, ha spiegato Dombrovskis, è fondata sulla fiducia.
L'Italia "ha deliberatamente tradito questa fiducia danneggiando tutti gli altri partner". La procedura aperta da Bruxelles e la durezza delle espressioni usate servono a garantire ai mercati che questo tradimento resterà circoscritto al caso italiano, mentre l'euro continuerà ad essere, con o senza l'Italia, una valuta credibile. Quanto alla disponibilità al dialogo con Roma, ripetuta senza sosta da Moscovici, sembra quella di cui fanno mostra le autorità in caso di presa di ostaggi.
E non c'è dubbio che, agli occhi di Bruxelles, l'ostaggio in mano a Salvini e Di Maio sia il popolo italiano "che finirà per pagare gli errori del governo".
Ed ecco il secondo importante messaggio che ieri l'Europa ha cercato di far passare, questa volta diretto agli italiani. Non a caso Salvini, che come sempre è il più rapido nel cogliere l'essenza dei conflitti e ribaltarne la prospettiva, dichiara che i commissari "non stanno attaccando un governo, ma un popolo". Ciò che hanno detto ieri Dombrovskis e Moscovici è esattamente l'opposto: la bocciatura della finanziaria giallo-verde non solo è un atto dovuto, non solo è necessaria per tutelare il resto dell'eurozona, ma è anche e soprattutto una decisione presa unanimemente dai 28 commissari di tutte le nazionalità nell'interesse degli italiani. Quando la Commissione ricorda, come ha fatto ieri, che lo Stato italiano ha contratto a carico di ogni cittadino un debito di 38 mila euro, che questo governo lo vuole aumentare e che ciò renderà l'economia del Paese ancora più fragile e la restituzione del debito ancora più dolorosa, rivendica il proprio diritto di agire in difesa dei cittadini italiani.
Bruxelles, ha spiegato Moscovici, non discute le priorità politiche di Lega e M5S, confermate dagli elettori. Ma contesta che queste priorità possano essere raggiunte sommando debito al debito. " Curare il debito con più debito", ha detto Dombrovskis, è una illusione perpetrata a danno dei cittadini perché "a un certo punto il debito si avvicina al punto in cui diventa troppo pesante e si finisce per non avere più libertà del tutto": una allusione neppure troppo velata alla possibile necessità di un intervento della troika in caso di rischio default del Paese.
Questa seconda parte del messaggio che è arrivato ieri con la bocciatura dei conti pubblici italiani costituisce un salto di qualità. Per la prima volta, infatti, Bruxelles accetta la sfida politica di un governo nazionale e cerca di contestarne le ragioni non solo in base al diritto comunitario, ma anche nel merito e di fronte alla sua stessa opinione pubblica. In mancanza di una vera opposizione italiana che difenda con convinzione le ragioni della scelta europea di risanamento dei bilanci, la Commissione rivendica il ruolo politico svolto in questi anni dall'Europa per costringere i governi a ridurre la spesa pubblica, e dunque tutelare i contribuenti e i cittadini dallo strapotere dei politici nazionali, che quella spesa pubblica controllano e manovrano per conquistare voti.
Se Salvini, come è evidente, punta a drammatizzare lo scontro con Bruxelles per guadagnare consensi in vista delle europee, l'Europa gli risponde sullo stesso piano, contestando l'onestà delle sue scelte politiche non solo nei confronti degli altri governi, ma prima ancora nei confronti dei cittadini italiani che gli hanno dato il voto.
E quando la Commissione sottolinea che la bocciatura del governo italiano ha il consenso dell'unanimità delle altre capitali, scopre un altro bluff del leader leghista che si propone come il candidato di tutti i populisti europei. Sulla questione cruciale della tutela dei conti pubblici, lascia capire la Commissione, nessuno degli altri populisti in Europa è disposto a seguire il delirio spendaccione di Lega e Cinquestelle. Vienna, Budapest e Varsavia alla credibilità dei rispettivi Paesi ci tengono davvero.