Molte cose non tornano nella vicenda del Tap che sta lacerando i 5 stelle. Il loro capo Luigi Di Maio dice che non ci sono alternative, perché, fermando il gasdotto che porta il metano azero in Salento, il Paese dovrebbe pagare 20 miliardi di penali. A questa conclusione il ministro dello Sviluppo economico dice di essere arrivato dopo aver "studiato le carte per tre mesi". Accorgendosi però della sorpresina soltanto in extremis, a quanto pare. Diversamente non avrebbe ribadito perentoriamente, ancora poco più di un mese fa, che "il Movimento 5 stelle era ed è per il no".
Insomma, siamo alle solite. Ma prendiamo per buona la sua tesi delle penali e immaginiamo che si sbagli il suo predecessore Carlo Calenda il quale sostiene trattarsi di una bufala colossale. C'è comunque qualcosa che non va. Ricorda la storia dell'inceneritore di Parma, che il sindaco ormai ex grillino Federico Pizzarotti aveva giurato di chiudere trovan…
Insomma, siamo alle solite. Ma prendiamo per buona la sua tesi delle penali e immaginiamo che si sbagli il suo predecessore Carlo Calenda il quale sostiene trattarsi di una bufala colossale. C'è comunque qualcosa che non va. Ricorda la storia dell'inceneritore di Parma, che il sindaco ormai ex grillino Federico Pizzarotti aveva giurato di chiudere trovan…
Molte cose non tornano nella vicenda del Tap che sta lacerando i 5 stelle. Il loro capo Luigi Di Maio dice che non ci sono alternative, perché, fermando il gasdotto che porta il metano azero in Salento, il Paese dovrebbe pagare 20 miliardi di penali. A questa conclusione il ministro dello Sviluppo economico dice di essere arrivato dopo aver "studiato le carte per tre mesi". Accorgendosi però della sorpresina soltanto in extremis, a quanto pare. Diversamente non avrebbe ribadito perentoriamente, ancora poco più di un mese fa, che "il Movimento 5 stelle era ed è per il no".
Insomma, siamo alle solite. Ma prendiamo per buona la sua tesi delle penali e immaginiamo che si sbagli il suo predecessore Carlo Calenda il quale sostiene trattarsi di una bufala colossale. C'è comunque qualcosa che non va. Ricorda la storia dell'inceneritore di Parma, che il sindaco ormai ex grillino Federico Pizzarotti aveva giurato di chiudere trovandosi però, una volta eletto, nell'impossibilità di farlo. Semplicemente perché l'inceneritore non è del Comune, bensì di una società di cui il Comune aveva solo una piccola quota.
Al netto di quanto poi è accaduto a lui, cacciato dal Movimento per non aver fatto una cosa non nei suoi poteri ma riconfermato dai cittadini perché con o senza inceneritore si è dimostrato un bravo sindaco, quella vicenda doveva servire di lezione. Quando un politico serio fa promesse agli elettori ha l'obbligo di documentarsi sulle reali possibilità di rispettare gli impegni presi e sugli eventuali costi da sostenere. Non ti puoi presentare un bel giorno dicendo: "Scusate, ci siamo sbagliati. La colpa non è nostra ma dei servi delle lobby che hanno nascosto una penale di 20 miliardi nelle carte". Perché in ogni caso gli elettori traditi te la fanno pagare. Difficile credere che servano tre mesi per scoprire che c'è una penale di quelle dimensioni. E ancor più difficile credere che la cosa non fosse saltata fuori prima, vista la determinazione con cui da anni i militanti del M5S combattono quella battaglia.
La spiegazione è probabilmente molto più semplice, ed è nella totale mancanza di serietà con cui il governo sta affrontando faccende di importanza cruciale. Un approccio superficiale, ondivago, perfino imbarazzante nel ricercare di volta in volta scuse credibili per giravolte incredibili, dalla sanatoria per gli abusivi di Ischia al condono fiscale. Dimostrazione ulteriore è la mossa con cui Di Maio crede di cavarsi d'impaccio da questo gigantesco pasticcio: costretto a dare via libera al Tap, ora a quanto pare pensa di bloccare la Tav Torino-Lione.
Come se questa specie di puerile gioco di compensazione potesse calmare gli animi dei pugliesi che pretendono le dimissioni della ministra del Sud salentina Barbara Lezzi e bruciano in piazza le bandiere con le Cinque stelle. O riuscisse a restituire al Movimento la purezza persa sulle spiagge salentine il grottesco sacrificio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è immolato così per la causa: "Se dovete dare la colpa a qualcuno, datela pure a me". Eppure dovrebbe sapere, il capo del M5S, che si sta infilando in un'altra faccenda complicatissima: la Lega ha imposto che nella versione definitiva del contratto di governo scomparisse l'impegno a bloccare i lavori esecutivi che figurava nella prima stesura. Ne vedremo delle belle.
Insomma, siamo alle solite. Ma prendiamo per buona la sua tesi delle penali e immaginiamo che si sbagli il suo predecessore Carlo Calenda il quale sostiene trattarsi di una bufala colossale. C'è comunque qualcosa che non va. Ricorda la storia dell'inceneritore di Parma, che il sindaco ormai ex grillino Federico Pizzarotti aveva giurato di chiudere trovandosi però, una volta eletto, nell'impossibilità di farlo. Semplicemente perché l'inceneritore non è del Comune, bensì di una società di cui il Comune aveva solo una piccola quota.
Al netto di quanto poi è accaduto a lui, cacciato dal Movimento per non aver fatto una cosa non nei suoi poteri ma riconfermato dai cittadini perché con o senza inceneritore si è dimostrato un bravo sindaco, quella vicenda doveva servire di lezione. Quando un politico serio fa promesse agli elettori ha l'obbligo di documentarsi sulle reali possibilità di rispettare gli impegni presi e sugli eventuali costi da sostenere. Non ti puoi presentare un bel giorno dicendo: "Scusate, ci siamo sbagliati. La colpa non è nostra ma dei servi delle lobby che hanno nascosto una penale di 20 miliardi nelle carte". Perché in ogni caso gli elettori traditi te la fanno pagare. Difficile credere che servano tre mesi per scoprire che c'è una penale di quelle dimensioni. E ancor più difficile credere che la cosa non fosse saltata fuori prima, vista la determinazione con cui da anni i militanti del M5S combattono quella battaglia.
La spiegazione è probabilmente molto più semplice, ed è nella totale mancanza di serietà con cui il governo sta affrontando faccende di importanza cruciale. Un approccio superficiale, ondivago, perfino imbarazzante nel ricercare di volta in volta scuse credibili per giravolte incredibili, dalla sanatoria per gli abusivi di Ischia al condono fiscale. Dimostrazione ulteriore è la mossa con cui Di Maio crede di cavarsi d'impaccio da questo gigantesco pasticcio: costretto a dare via libera al Tap, ora a quanto pare pensa di bloccare la Tav Torino-Lione.
Come se questa specie di puerile gioco di compensazione potesse calmare gli animi dei pugliesi che pretendono le dimissioni della ministra del Sud salentina Barbara Lezzi e bruciano in piazza le bandiere con le Cinque stelle. O riuscisse a restituire al Movimento la purezza persa sulle spiagge salentine il grottesco sacrificio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è immolato così per la causa: "Se dovete dare la colpa a qualcuno, datela pure a me". Eppure dovrebbe sapere, il capo del M5S, che si sta infilando in un'altra faccenda complicatissima: la Lega ha imposto che nella versione definitiva del contratto di governo scomparisse l'impegno a bloccare i lavori esecutivi che figurava nella prima stesura. Ne vedremo delle belle.