Gibberish, una variante più seria della supercazzola
Stefano Bartezzaghi , di STEFANO BARTEZZAGHINon è una lingua, ma si parla. Ora si dice che possa aiutare certe carriere. Per ora aiuta solo quelle di chi organizza corsi per insegnare ciò che dovebbe venire naturale: parlare a vanvera
Madrelingua: italiano. Altre lingue praticate: inglese, francese, gibberish. Chissà se qualcuno lo scrive già nel curriculum. Da un lato, sarebbe strano, poiché il gibberish non è una vera lingua. Da un altro lato, sarebbe strano il contrario, visto che oramai esistono i corsi per parlare il gibberish e quindi non si vede perché la sua conoscenza non dovrebbe fare curriculum. Non è una lingua, ma si parla: è quindi una lingua inventata. Con il grammelot, Dario Fo ci ha vinto un Nobel. Con la glossolalia, c'è gente che è diventata santa. Ora si dice che il gibberish possa invece aiutare certe carriere. Per il momento è sicuro che aiuti quelle di chi organizza i corsi per insegnare ciò che si è sempre ritenuto essere frutto di talento naturale: parlare a vanvera.
Pensiamo però a un impiego del gibberish nei momenti di crisi, come risorsa per impegnare l'attenzione in attesa che la situazi…
Pensiamo però a un impiego del gibberish nei momenti di crisi, come risorsa per impegnare l'attenzione in attesa che la situazi…
Madrelingua: italiano. Altre lingue praticate: inglese, francese, gibberish. Chissà se qualcuno lo scrive già nel curriculum. Da un lato, sarebbe strano, poiché il gibberish non è una vera lingua. Da un altro lato, sarebbe strano il contrario, visto che oramai esistono i corsi per parlare il gibberish e quindi non si vede perché la sua conoscenza non dovrebbe fare curriculum. Non è una lingua, ma si parla: è quindi una lingua inventata. Con il grammelot, Dario Fo ci ha vinto un Nobel. Con la glossolalia, c'è gente che è diventata santa. Ora si dice che il gibberish possa invece aiutare certe carriere. Per il momento è sicuro che aiuti quelle di chi organizza i corsi per insegnare ciò che si è sempre ritenuto essere frutto di talento naturale: parlare a vanvera.
Pensiamo però a un impiego del gibberish nei momenti di crisi, come risorsa per impegnare l'attenzione in attesa che la situazione si sblocchi. È descrivendolo così che si capisce, finalmente, quale ne sia la vera essenza: il gibberish è la variante non comica ma funzionale della Supercazzola. Nel suo ultimo libro il filosofo Massimo Ferraris ha collocato la Supercazzola tognazziana in un quadro teorico che va da Tommaso d'Aquino a frate Antonino da Scasazza, passando per il surrealismo, James Joyce e Jacques Lacan. Ma anche al di là degli intenti di messa in ridicolo, per le scienze dei linguaggi, il discorso insensato (o destrutturato, privo di grammatica) riveste un interesse estremo, non frivolo e non sempre leggero. Infatti l'analisi che Umberto Eco dedicò alla lingua dei puffi non era soltanto scherzosa. La verità è che da che mondo è il mondo i parlanti parlano, i puffi puffano, le supercazzole brematurano. La novità odierna è che una volta le vanvere erano gratis.
Pensiamo però a un impiego del gibberish nei momenti di crisi, come risorsa per impegnare l'attenzione in attesa che la situazione si sblocchi. È descrivendolo così che si capisce, finalmente, quale ne sia la vera essenza: il gibberish è la variante non comica ma funzionale della Supercazzola. Nel suo ultimo libro il filosofo Massimo Ferraris ha collocato la Supercazzola tognazziana in un quadro teorico che va da Tommaso d'Aquino a frate Antonino da Scasazza, passando per il surrealismo, James Joyce e Jacques Lacan. Ma anche al di là degli intenti di messa in ridicolo, per le scienze dei linguaggi, il discorso insensato (o destrutturato, privo di grammatica) riveste un interesse estremo, non frivolo e non sempre leggero. Infatti l'analisi che Umberto Eco dedicò alla lingua dei puffi non era soltanto scherzosa. La verità è che da che mondo è il mondo i parlanti parlano, i puffi puffano, le supercazzole brematurano. La novità odierna è che una volta le vanvere erano gratis.