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(ansa)

Rai, il governo prende tutto

Per la prima volta dalla fine del monopolio democristiano su Viale Mazzini, l'esecutivo controllerà tutti i telegiornali del servizio pubblico
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Tra il dire e il fare c'è di mezzo la Rai. Ve lo ricordate Luigi Di Maio che spiegava che "bisogna cacciare i partiti dalla Rai", perché "è meglio il sorteggio che le nomine della politica"? Bene: acqua passata. Stasera il governo giallo-verde metterà le mani sui telegiornali. Il Tg1 e il Tg3 avranno un direttore scelto dai Cinquestelle, mentre il Tg2 sarà affidato a un leghista. Per la prima volta dalla fine del monopolio democristiano sulla Rai, la maggioranza di governo controllerà dunque tutti i telegiornali del servizio pubblico. Non era mai successo. Un telegiornale, almeno un telegiornale, era sempre rimasto fuori dalla sfera d'influenza del governo di turno (che puntualmente occupava gli altri due). Stavolta no.

Intendiamoci: nessuno dei tre giornalisti che oggi saranno nominati direttori dal cda Rai ha in tasca una tessera di partito (come non ce l'avevano i loro predecessori), ma anche stavolta il mod…
Tra il dire e il fare c'è di mezzo la Rai. Ve lo ricordate Luigi Di Maio che spiegava che "bisogna cacciare i partiti dalla Rai", perché "è meglio il sorteggio che le nomine della politica"? Bene: acqua passata. Stasera il governo giallo-verde metterà le mani sui telegiornali. Il Tg1 e il Tg3 avranno un direttore scelto dai Cinquestelle, mentre il Tg2 sarà affidato a un leghista. Per la prima volta dalla fine del monopolio democristiano sulla Rai, la maggioranza di governo controllerà dunque tutti i telegiornali del servizio pubblico. Non era mai successo. Un telegiornale, almeno un telegiornale, era sempre rimasto fuori dalla sfera d'influenza del governo di turno (che puntualmente occupava gli altri due). Stavolta no.

Intendiamoci: nessuno dei tre giornalisti che oggi saranno nominati direttori dal cda Rai ha in tasca una tessera di partito (come non ce l'avevano i loro predecessori), ma anche stavolta il modo in cui sono stati scelti rivela in trasparenza la mano dei rispettivi sponsor. A cominciare dalla scelta di Gennaro Sangiuliano, che va al Tg2 dopo essere stato al Tg1 leale vicedirettore di Minzolini, di Orfeo e di Montanari. Sangiuliano, ex militante del Fronte della Gioventù, non ha mai fatto mistero di essere un uomo di destra, però ha rivelato le sue simpatie salviniane quando Mattarella ha stoppato Savona all'Economia, scrivendo un tweet di fuoco con l'hashtag #VogliamoSavona. Nessuno, al Tg1, lo ha mai accusato di faziosità, ma adesso che prende il comando tutti sanno che la sua bandiera sarà quella.

E del resto sono due onesti e rispettati professionisti anche Giuseppe Carboni (Tg1) e Giuseppina Paterniti (Tg3). Ma il fatto che il primo arrivi al timone del primo tg italiano dopo essere stato per anni al seguito dei Cinquestelle come inviato del Tg2, e la singolare circostanza che la seconda sia stata sempre nel totonomine Rai in quota M5S (pare per gli antichi e stretti rapporti della sorella Fabiola con Maria Chiara Ricciuti, potente astro nascente della comunicazione pentastellata) non lasciano dubbi sulla sponsorizzazione grillina di queste nomine. Questo non significa affatto, sia chiaro, che da domani i tre direttori prenderanno ordini da Casalino e Morisi, ma l'occupazione gialloverde dei telegiornali è a questo punto innegabile.

Non era mai successo, dicevamo. Nel 1975, anno della fine del monopolio democristiano su Viale Mazzini, il governo Dc-Pri guidato da Aldo Moro consegnò ai socialisti il Tg2, il Gr1 e RadioTre (vennero scelti tre indipendenti d'eccezione, che avrebbero fatto la storia della Rai: Andrea Barbato, Sergio Zavoli ed Enzo Forcella). E lo stesso Craxi, l'anticomunista Craxi, aprì al Pci le porte del Tg3 e di RaiTre, confermando una regola - due a noi e uno a voi - che ha sempre garantito alla vituperata lottizzazione di indossare le nobili vesti del pluralismo.

Una regola che oggi viene infranta, al grido di "Tutto il cucuzzaro!", da quei grillini che promettevano di dare spazio "a chi è più bravo, non a chi è amico di questo o di quel partito".

Peggio di loro ha fatto Matteo Salvini. Il quale, dopo aver annunciato che lui e Di Maio stavano scegliendo i migliori ("C'è una società di cacciatori di teste che ha valutato e certificato"), prima ha imposto come presidente della Rai il padre di un ragazzo del suo staff e ora sta bloccando le nomine di Viale Mazzini finché non si darà nientemeno che una direzione di rete a un tal Casimiro Lieto, il cui titolo principale consiste nell'essere uno degli autori de La prova del cuoco, la cui conduttrice è incidentalmente la sua compagna, Elisa Isoardi.

Rispetto a "quelli di prima", il cambiamento è evidente. Ma purtroppo non in meglio.