Per Steve Bannon, l'agente trumpiano all'opera per disfare l'Unione europea, le cose si complicano. Finora per lui e i suoi accoliti sovranisti è stato un gioco da ragazzi cavalcare l'onda dei movimenti nazional-populisti perché questi si generavano quasi spontaneamente in più Paesi sotto la pressione delle ferite sociali aperte dapprima dalla lunga crisi economica e poi dall'esplosione della bomba migratoria.
Facile, dunque, indirizzare tutto questo malcontento contro le istituzioni europee imputando loro incapacità ad agire e ad offrire soluzioni: è bastato, infatti, usare lo scudo sovranista ai vari tavoli comunitari per ostacolare qualunque decisione. Il trucco di boicottare le scelte per poter accusare l'Unione di impotenza politica ha funzionato alla perfezione. Tanto da avere del tutto bloccato i processi in atto per una maggiore integrazione fra gli Stati del vecchio Continente. Ancora un anno fa, ai vertici del…
Facile, dunque, indirizzare tutto questo malcontento contro le istituzioni europee imputando loro incapacità ad agire e ad offrire soluzioni: è bastato, infatti, usare lo scudo sovranista ai vari tavoli comunitari per ostacolare qualunque decisione. Il trucco di boicottare le scelte per poter accusare l'Unione di impotenza politica ha funzionato alla perfezione. Tanto da avere del tutto bloccato i processi in atto per una maggiore integrazione fra gli Stati del vecchio Continente. Ancora un anno fa, ai vertici del…
Per Steve Bannon, l'agente trumpiano all'opera per disfare l'Unione europea, le cose si complicano. Finora per lui e i suoi accoliti sovranisti è stato un gioco da ragazzi cavalcare l'onda dei movimenti nazional-populisti perché questi si generavano quasi spontaneamente in più Paesi sotto la pressione delle ferite sociali aperte dapprima dalla lunga crisi economica e poi dall'esplosione della bomba migratoria.
Facile, dunque, indirizzare tutto questo malcontento contro le istituzioni europee imputando loro incapacità ad agire e ad offrire soluzioni: è bastato, infatti, usare lo scudo sovranista ai vari tavoli comunitari per ostacolare qualunque decisione. Il trucco di boicottare le scelte per poter accusare l'Unione di impotenza politica ha funzionato alla perfezione. Tanto da avere del tutto bloccato i processi in atto per una maggiore integrazione fra gli Stati del vecchio Continente. Ancora un anno fa, ai vertici dell'Unione, pur fra duri contrasti, si dibatteva su come chiudere il cerchio dell'unione bancaria e si ragionava sull'opportunità di spingere la crescita con una revisione delle regole contabili più rigide. C'era una discussione aperta, logica premessa verso compromessi mirati a migliorare modi e termini della convivenza comunitaria.
La crescita dei movimenti sovranisti - dapprima all'Est e poi anche all'Ovest - ha spazzato via questo clima di agitato ma pur fruttuoso confronto. Tanto che ormai da un'Europa pur faticosamente proiettata verso l'obiettivo di una crescente aggregazione di autorità sovranazionali si è passati a un'Europa in rapido regresso verso un impianto condominiale che esalta il potere e il peso degli interessi del singolo socio. Sotto questo profilo bisogna riconoscere che le talpe sovraniste hanno scavato egregiamente. Se non fosse che proprio in questa che è la loro "ora migliore" i picconatori del disegno europeo si trovano a dover fare i conti con le insanabili contraddizioni insite nella predicazione nazionalista.
E proprio la leva italiana, che Steve Bannon intendeva usare come piede di porco privilegiato per scassinare l'intero sistema, si sta rivelando un boomerang. È bastato che l'attuale governo di Roma lanciasse, in nome della propria rivendicata signoria, una sfida frontale a Bruxelles sul bilancio per disarticolare la santa alleanza sovranista. Primi fra tutti a schierarsi in difesa del rigore reclamato da Bruxelles sono stati, infatti, gli alfieri del sovranismo trionfante: dall'ungherese Orbán all'austriaco Kurz e al bavarese Seehofer. Ovvero proprio quegli interlocutori da cui un ambizioso Matteo Salvini immaginava - con la benedizione di Bannon - di ottenere un'investitura a guidare un fronte comune contro i "burocrati bolliti" di Bruxelles. Il morbo congenito del sovranismo è che è la sua stessa logica intrinseca a rendere incomponibili, in primo luogo, proprio i conflitti di portafoglio.
Tutta da ricostruire a questo punto la strategia dei demolitori dell'Unione proprio quando sembrava che avessero il vento in poppa.
Ma come e a quali altri prezzi per l'Europa e per il nostro Paese? A giudicare dall'affannosa rincorsa dei maggiori esponenti dell'attuale governo italiano a esibirsi in serenate con il cappello in mano sotto le finestre del Cremlino e della Casa Bianca per ingraziarsi l'appoggio dei due più risoluti nemici dell'Unione europea, l'allarme resta comunque alto.
Facile, dunque, indirizzare tutto questo malcontento contro le istituzioni europee imputando loro incapacità ad agire e ad offrire soluzioni: è bastato, infatti, usare lo scudo sovranista ai vari tavoli comunitari per ostacolare qualunque decisione. Il trucco di boicottare le scelte per poter accusare l'Unione di impotenza politica ha funzionato alla perfezione. Tanto da avere del tutto bloccato i processi in atto per una maggiore integrazione fra gli Stati del vecchio Continente. Ancora un anno fa, ai vertici dell'Unione, pur fra duri contrasti, si dibatteva su come chiudere il cerchio dell'unione bancaria e si ragionava sull'opportunità di spingere la crescita con una revisione delle regole contabili più rigide. C'era una discussione aperta, logica premessa verso compromessi mirati a migliorare modi e termini della convivenza comunitaria.
La crescita dei movimenti sovranisti - dapprima all'Est e poi anche all'Ovest - ha spazzato via questo clima di agitato ma pur fruttuoso confronto. Tanto che ormai da un'Europa pur faticosamente proiettata verso l'obiettivo di una crescente aggregazione di autorità sovranazionali si è passati a un'Europa in rapido regresso verso un impianto condominiale che esalta il potere e il peso degli interessi del singolo socio. Sotto questo profilo bisogna riconoscere che le talpe sovraniste hanno scavato egregiamente. Se non fosse che proprio in questa che è la loro "ora migliore" i picconatori del disegno europeo si trovano a dover fare i conti con le insanabili contraddizioni insite nella predicazione nazionalista.
E proprio la leva italiana, che Steve Bannon intendeva usare come piede di porco privilegiato per scassinare l'intero sistema, si sta rivelando un boomerang. È bastato che l'attuale governo di Roma lanciasse, in nome della propria rivendicata signoria, una sfida frontale a Bruxelles sul bilancio per disarticolare la santa alleanza sovranista. Primi fra tutti a schierarsi in difesa del rigore reclamato da Bruxelles sono stati, infatti, gli alfieri del sovranismo trionfante: dall'ungherese Orbán all'austriaco Kurz e al bavarese Seehofer. Ovvero proprio quegli interlocutori da cui un ambizioso Matteo Salvini immaginava - con la benedizione di Bannon - di ottenere un'investitura a guidare un fronte comune contro i "burocrati bolliti" di Bruxelles. Il morbo congenito del sovranismo è che è la sua stessa logica intrinseca a rendere incomponibili, in primo luogo, proprio i conflitti di portafoglio.
Tutta da ricostruire a questo punto la strategia dei demolitori dell'Unione proprio quando sembrava che avessero il vento in poppa.
Ma come e a quali altri prezzi per l'Europa e per il nostro Paese? A giudicare dall'affannosa rincorsa dei maggiori esponenti dell'attuale governo italiano a esibirsi in serenate con il cappello in mano sotto le finestre del Cremlino e della Casa Bianca per ingraziarsi l'appoggio dei due più risoluti nemici dell'Unione europea, l'allarme resta comunque alto.