Venerdì 2 novembre è tornata in tv la serie House of Cards, senza Kevin Spacey, in seguito alle note vicende che sono seguite al caso Weinstein. Come lui, pur se molto diversamente, diversi anni fa anche l'attore si è reso colpevole di rapporti sessuali illeciti con un minorenne.
Nonostante la formidabile presenza scenica della protagonista - nel film la splendida moglie Claire del presidente Underwood - che ne ha preso il posto, l'assenza di un grande attore come Spacey si è fatta sentire. È come se tutta la storia emergesse da un fondo vuoto senza mai riuscire a coprirlo. Ma non si tratta solo di questo. C'è qualcosa di più in questa "scomparsa".
Intanto, e a scanso equivoci, va subito detto che la pulizia che si sta facendo, soprattutto in America ma non solo, nei confronti di molestatori seriali, per non parlare di stupratori abituali, è sacrosanta. Il caso recentissimo di alcuni top manager di Google,…
Nonostante la formidabile presenza scenica della protagonista - nel film la splendida moglie Claire del presidente Underwood - che ne ha preso il posto, l'assenza di un grande attore come Spacey si è fatta sentire. È come se tutta la storia emergesse da un fondo vuoto senza mai riuscire a coprirlo. Ma non si tratta solo di questo. C'è qualcosa di più in questa "scomparsa".
Intanto, e a scanso equivoci, va subito detto che la pulizia che si sta facendo, soprattutto in America ma non solo, nei confronti di molestatori seriali, per non parlare di stupratori abituali, è sacrosanta. Il caso recentissimo di alcuni top manager di Google,…
Venerdì 2 novembre è tornata in tv la serie House of Cards, senza Kevin Spacey, in seguito alle note vicende che sono seguite al caso Weinstein. Come lui, pur se molto diversamente, diversi anni fa anche l'attore si è reso colpevole di rapporti sessuali illeciti con un minorenne.
Nonostante la formidabile presenza scenica della protagonista - nel film la splendida moglie Claire del presidente Underwood - che ne ha preso il posto, l'assenza di un grande attore come Spacey si è fatta sentire. È come se tutta la storia emergesse da un fondo vuoto senza mai riuscire a coprirlo. Ma non si tratta solo di questo. C'è qualcosa di più in questa "scomparsa".
Intanto, e a scanso equivoci, va subito detto che la pulizia che si sta facendo, soprattutto in America ma non solo, nei confronti di molestatori seriali, per non parlare di stupratori abituali, è sacrosanta. Il caso recentissimo di alcuni top manager di Google, anch'essi accusati di molestie, conferma che il bubbone esploso con Weinstein è diffuso in ogni ambito più di quanto si potesse immaginare. E che dunque anche l'allontanamento di Spacey era inevitabile e probabilmente dovuto.
Resta, tuttavia, aperta una doppia questione. La prima riguarda il complesso rapporto tra arte - anche quella di un grande attore è tale - e morale. Bisogna dire che l'arte è soggetta alle regole morali al punto da dover essere vietata in caso di inadeguatezza morale dell'artista? Non è quanto personalmente penso. Ma chi lo sostiene non può, per coerenza, continuare ad ammirare Caravaggio, accusato di assassinio, lodare Rousseau, che ha abbandonato i figli in orfanotrofio mentre scriveva il più importante saggio settecentesco di pedagogia, leggere gli scritti e vedere i film di Pasolini. Certo, sono casi diversi per qualità e quantità. Non meno gravi, però, dal punto di vista etico, di quello di Spacey.
A questo punto, una volta scelta questa strada, non è lontano un indice dei libri proibiti, o quantomeno fortemente sconsigliati. Seguirà a breve la proscrizione di un'arte degenerata. Come comportarsi con Baudelaire, Van Gogh, Celine? E con Heidegger, iscritto al partito nazista e per un periodo apologeta del Führer? Al macero tutte le loro opere? Oppure, una gradazione di interdetti a seconda delle circostanze attenuanti?
La seconda questione riguarda il tipo di sanzione scelto. Che, nel caso di Spacey, ricorda l'istituto romano della damnatio memoriae, se non anche quello della deminutio capitis. Cancellazione del ricordo e sottrazione di personalità giuridica. Entrambe prefiguravano una morte civile irreversibile per chi ne era colpito. È quanto sta accadendo all'attore americano. Ma con qualcosa di più. E cioè la riproduzione sullo schermo della "morte civile" nella morte effettiva del personaggio del racconto televisivo. Non è cosa da poco.
Si tratta di un inquietante cortocircuito tra immagine e realtà. A riprova del fatto che ormai, nella politica come anche nella (pretesa) morale, realtà e immagine sono le due facce di uno stesso foglio. Un attore - della forza di Spacey - colpito da un interdetto, o da un bando di proscrizione, che lo esclude dalla scena, togliendogli di fatto il lavoro.
Per giustificare questo evento lo si fa morire anche nella fiction, con una sorta di raddoppiamento della scomparsa. A sua volta questa assenza, artificiale ma effettiva nel film, non fa che intensificare la morte civile decretata dalla deminutio capitis e sancita dalla damnatio memoriae. Certo quanto Spacey ha fatto una trentina di anni fa è estremamente grave. Ma non si può dire che in giro si respiri una bella aria.
Nonostante la formidabile presenza scenica della protagonista - nel film la splendida moglie Claire del presidente Underwood - che ne ha preso il posto, l'assenza di un grande attore come Spacey si è fatta sentire. È come se tutta la storia emergesse da un fondo vuoto senza mai riuscire a coprirlo. Ma non si tratta solo di questo. C'è qualcosa di più in questa "scomparsa".
Intanto, e a scanso equivoci, va subito detto che la pulizia che si sta facendo, soprattutto in America ma non solo, nei confronti di molestatori seriali, per non parlare di stupratori abituali, è sacrosanta. Il caso recentissimo di alcuni top manager di Google, anch'essi accusati di molestie, conferma che il bubbone esploso con Weinstein è diffuso in ogni ambito più di quanto si potesse immaginare. E che dunque anche l'allontanamento di Spacey era inevitabile e probabilmente dovuto.
Resta, tuttavia, aperta una doppia questione. La prima riguarda il complesso rapporto tra arte - anche quella di un grande attore è tale - e morale. Bisogna dire che l'arte è soggetta alle regole morali al punto da dover essere vietata in caso di inadeguatezza morale dell'artista? Non è quanto personalmente penso. Ma chi lo sostiene non può, per coerenza, continuare ad ammirare Caravaggio, accusato di assassinio, lodare Rousseau, che ha abbandonato i figli in orfanotrofio mentre scriveva il più importante saggio settecentesco di pedagogia, leggere gli scritti e vedere i film di Pasolini. Certo, sono casi diversi per qualità e quantità. Non meno gravi, però, dal punto di vista etico, di quello di Spacey.
A questo punto, una volta scelta questa strada, non è lontano un indice dei libri proibiti, o quantomeno fortemente sconsigliati. Seguirà a breve la proscrizione di un'arte degenerata. Come comportarsi con Baudelaire, Van Gogh, Celine? E con Heidegger, iscritto al partito nazista e per un periodo apologeta del Führer? Al macero tutte le loro opere? Oppure, una gradazione di interdetti a seconda delle circostanze attenuanti?
La seconda questione riguarda il tipo di sanzione scelto. Che, nel caso di Spacey, ricorda l'istituto romano della damnatio memoriae, se non anche quello della deminutio capitis. Cancellazione del ricordo e sottrazione di personalità giuridica. Entrambe prefiguravano una morte civile irreversibile per chi ne era colpito. È quanto sta accadendo all'attore americano. Ma con qualcosa di più. E cioè la riproduzione sullo schermo della "morte civile" nella morte effettiva del personaggio del racconto televisivo. Non è cosa da poco.
Si tratta di un inquietante cortocircuito tra immagine e realtà. A riprova del fatto che ormai, nella politica come anche nella (pretesa) morale, realtà e immagine sono le due facce di uno stesso foglio. Un attore - della forza di Spacey - colpito da un interdetto, o da un bando di proscrizione, che lo esclude dalla scena, togliendogli di fatto il lavoro.
Per giustificare questo evento lo si fa morire anche nella fiction, con una sorta di raddoppiamento della scomparsa. A sua volta questa assenza, artificiale ma effettiva nel film, non fa che intensificare la morte civile decretata dalla deminutio capitis e sancita dalla damnatio memoriae. Certo quanto Spacey ha fatto una trentina di anni fa è estremamente grave. Ma non si può dire che in giro si respiri una bella aria.