All'America serve un altro New Deal
Ian Buruma , di IAN BURUMAPer battere Trump i Democratici dovrebbero puntare sulla giustizia sociale più che sulle minoranze
Almeno non è stato un disastro. Se i democratici non avessero ottenuto la maggioranza alla Camera, il presidente Trump si sarebbe sentito onnipotente. Tra i più diffusi luoghi comuni sulla politica vi è quello secondo cui le elezioni sarebbero state una "battaglia per l'anima dell'America". È facile immaginare repubblicani e democratici come rappresentanti di due versioni assai diverse del Paese: la prima, forte nelle zone rurali, sarebbe formata in prevalenza da uomini bianchi e poco istruiti, non giovanissimi e orgogliosi di possedere armi. Gli elettori del fronte opposto sono maggiormente istruiti e più giovani. Presentano un profilo etnico variegato, vivono soprattutto nelle città e mirano a limitare la diffusione delle armi. Tra di loro si conta una maggiore percentuale di donne. Si tratta di due caricature, ma sino a un certo punto.
Essendosi aggiudicati la Camera, i democratici saranno adesso tentati di sfruttare al m…
Essendosi aggiudicati la Camera, i democratici saranno adesso tentati di sfruttare al m…
Almeno non è stato un disastro. Se i democratici non avessero ottenuto la maggioranza alla Camera, il presidente Trump si sarebbe sentito onnipotente. Tra i più diffusi luoghi comuni sulla politica vi è quello secondo cui le elezioni sarebbero state una "battaglia per l'anima dell'America". È facile immaginare repubblicani e democratici come rappresentanti di due versioni assai diverse del Paese: la prima, forte nelle zone rurali, sarebbe formata in prevalenza da uomini bianchi e poco istruiti, non giovanissimi e orgogliosi di possedere armi. Gli elettori del fronte opposto sono maggiormente istruiti e più giovani. Presentano un profilo etnico variegato, vivono soprattutto nelle città e mirano a limitare la diffusione delle armi. Tra di loro si conta una maggiore percentuale di donne. Si tratta di due caricature, ma sino a un certo punto.
Essendosi aggiudicati la Camera, i democratici saranno adesso tentati di sfruttare al massimo i loro punti di forza, ovvero la diversità di razza e di genere e l'avversione nei confronti di Trump. Tuttavia, incentrare l'agenda democratica sulla figura di Trump e sulla diversità sarebbe un errore. E sino a quando il Senato rimarrà in mano ai repubblicani è improbabile che Trump possa essere incriminato. E anche se accadesse, resterebbe in ogni caso presidente, e i repubblicani lo difenderebbero con impeto addirittura maggiore.
Che della nuova legislatura faccia parte una maggiore percentuale di donne e di rappresentanti delle minoranze è un bene. Tuttavia, combattere la politica identitaria di Trump con un'altra - diversa ma altrettanto aggressiva - non farebbe che acuire il tribalismo politico e rischierebbe di compromettere la vittoria dei democratici alle elezioni nazionali.
C'è sempre il rischio che i democratici si dividano e che i più giovani e radicali tra loro si pongano in opposizione all'establishment, in prevalenza bianco. Ma anche i repubblicani hanno un problema: i più istruiti e liberal sono stati spinti verso i margini fino a diventare quasi invisibili. I democratici dovrebbero sfruttare questo a proprio vantaggio, ponendo meno enfasi sull'identità di razza e di genere e puntando sull'economia. Si tratta di una strategia che in un'epoca in cui i repubblicani possono vantare livelli altissimi di occupazione, potrebbe apparire ingenua. Eppure anche i conservatori liberisti dovrebbero riconoscere che un'eccessiva disparità tra ricchi e poveri nuoce all'economia.
Anche questo è un tema caro all'"anima dell'America". C'è chi ritiene che l'anima dell'America si basi su un'imprenditorialità impetuosa e su un forte individualismo, senza regolamentazioni eccessive. Altri indicherebbero, invece, ideali di eguaglianza sociale ed economica. Il mondo ha conosciuto in passato dei momenti di prosperità per i ricchi, come la Gilded Age della fine del XIX secolo, quando il due per cento delle famiglie americane possedeva più di un terzo della ricchezza degli Usa, o come oggi, in cui il più ricco uno per cento della popolazione detiene quasi metà della ricchezza del Paese. Ci sono stati poi momenti di riforma come il New Deal di Roosevelt, del 1935.
È giunto il momento di un nuovo New Deal, in cui si pensi a una politica fiscale più equa. L'assistenza sanitaria universale è un tratto distintivo delle società civilizzate, ma rimane un obiettivo da cui gli Stati Uniti sono ancora lontani. Lo stesso si può dire per un'istruzione pubblica di qualità. Una politica incentrata sull'egualitarismo non dovrebbe alienare gli elettori moderati, dal momento che una maggiore eguaglianza favorirebbe l'economia. E potrebbe addirittura persuadere alcuni degli elettori poveri e rabbiosi a riconoscere che il cosiddetto populismo di Trump non mira ad aiutare gli emarginati della rust belt e delle praterie, ma ad aumentare le ricchezze di una manciata di plutocrati già ricchissimi.
Traduzione di Marzia Porta
Essendosi aggiudicati la Camera, i democratici saranno adesso tentati di sfruttare al massimo i loro punti di forza, ovvero la diversità di razza e di genere e l'avversione nei confronti di Trump. Tuttavia, incentrare l'agenda democratica sulla figura di Trump e sulla diversità sarebbe un errore. E sino a quando il Senato rimarrà in mano ai repubblicani è improbabile che Trump possa essere incriminato. E anche se accadesse, resterebbe in ogni caso presidente, e i repubblicani lo difenderebbero con impeto addirittura maggiore.
Che della nuova legislatura faccia parte una maggiore percentuale di donne e di rappresentanti delle minoranze è un bene. Tuttavia, combattere la politica identitaria di Trump con un'altra - diversa ma altrettanto aggressiva - non farebbe che acuire il tribalismo politico e rischierebbe di compromettere la vittoria dei democratici alle elezioni nazionali.
C'è sempre il rischio che i democratici si dividano e che i più giovani e radicali tra loro si pongano in opposizione all'establishment, in prevalenza bianco. Ma anche i repubblicani hanno un problema: i più istruiti e liberal sono stati spinti verso i margini fino a diventare quasi invisibili. I democratici dovrebbero sfruttare questo a proprio vantaggio, ponendo meno enfasi sull'identità di razza e di genere e puntando sull'economia. Si tratta di una strategia che in un'epoca in cui i repubblicani possono vantare livelli altissimi di occupazione, potrebbe apparire ingenua. Eppure anche i conservatori liberisti dovrebbero riconoscere che un'eccessiva disparità tra ricchi e poveri nuoce all'economia.
Anche questo è un tema caro all'"anima dell'America". C'è chi ritiene che l'anima dell'America si basi su un'imprenditorialità impetuosa e su un forte individualismo, senza regolamentazioni eccessive. Altri indicherebbero, invece, ideali di eguaglianza sociale ed economica. Il mondo ha conosciuto in passato dei momenti di prosperità per i ricchi, come la Gilded Age della fine del XIX secolo, quando il due per cento delle famiglie americane possedeva più di un terzo della ricchezza degli Usa, o come oggi, in cui il più ricco uno per cento della popolazione detiene quasi metà della ricchezza del Paese. Ci sono stati poi momenti di riforma come il New Deal di Roosevelt, del 1935.
È giunto il momento di un nuovo New Deal, in cui si pensi a una politica fiscale più equa. L'assistenza sanitaria universale è un tratto distintivo delle società civilizzate, ma rimane un obiettivo da cui gli Stati Uniti sono ancora lontani. Lo stesso si può dire per un'istruzione pubblica di qualità. Una politica incentrata sull'egualitarismo non dovrebbe alienare gli elettori moderati, dal momento che una maggiore eguaglianza favorirebbe l'economia. E potrebbe addirittura persuadere alcuni degli elettori poveri e rabbiosi a riconoscere che il cosiddetto populismo di Trump non mira ad aiutare gli emarginati della rust belt e delle praterie, ma ad aumentare le ricchezze di una manciata di plutocrati già ricchissimi.
Traduzione di Marzia Porta