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Referendum Atac, un voto per dire basta

Andare alle urne è un gesto di partecipazione civile, un modo per mandare un messaggio alla giunta Raggi
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Incassata l'assoluzione, oggi la pena della sindaca di Roma si chiama Atac. I cittadini romani sono chiamati a esprimersi su due quesiti che riguardano l'azienda dei trasporti, un servizio balzato al disonore delle cronache per inefficienza, fra corse saltate e bus a fuoco. Dalle 8 alle 20 le urne saranno aperte, 2,4 milioni gli aventi diritto a votare il referendum indetto dai Radicali. Una consultazione che ha valore consultivo, ma che ha comunque un quorum fissato al 33 per cento (in realtà da ora in poi i referendum consultivi non avranno più un tetto minimo per essere validi).

In una scheda si chiede se si è favorevoli alla liberalizzazione del trasporto mediante gare pubbliche per affidare il servizio a una pluralità di gestori, anche privati; nell'altra, se si vuole affiancare ai trasporti tradizionali anche forme di trasporto collettivo non di linea. La sindaca Raggi e il Movimento 5 stelle, ad eccezione del presidente della Camera Robe…
Incassata l'assoluzione, oggi la pena della sindaca di Roma si chiama Atac. I cittadini romani sono chiamati a esprimersi su due quesiti che riguardano l'azienda dei trasporti, un servizio balzato al disonore delle cronache per inefficienza, fra corse saltate e bus a fuoco. Dalle 8 alle 20 le urne saranno aperte, 2,4 milioni gli aventi diritto a votare il referendum indetto dai Radicali. Una consultazione che ha valore consultivo, ma che ha comunque un quorum fissato al 33 per cento (in realtà da ora in poi i referendum consultivi non avranno più un tetto minimo per essere validi).

In una scheda si chiede se si è favorevoli alla liberalizzazione del trasporto mediante gare pubbliche per affidare il servizio a una pluralità di gestori, anche privati; nell'altra, se si vuole affiancare ai trasporti tradizionali anche forme di trasporto collettivo non di linea. La sindaca Raggi e il Movimento 5 stelle, ad eccezione del presidente della Camera Roberto Fico, hanno manifestato da subito una netta ostilità, tanto da aver fatto di tutto per boicottare il referendum: nessuna comunicazione da parte del Comune di Roma. E alla fine, costretti a esprimersi, hanno dato indicazione per il no. Un paradosso, se ci pensate: i paladini della democrazia diretta, i 5Stelle, che ne boicottano lo strumento d'eccellenza, perché non fa comodo.

Il Pd e Forza Italia sono per il sì, come pure Unindustria e Legambiente; sul fronte del no troviamo con i grillini, LeU, Lega, Fratelli d'Italia, CasaPound e gran parte dei sindacati. Ora al di là della posizione di ciascuno, una cosa è certa: andare a votare oggi è un gesto di partecipazione civile; ma soprattutto un modo per mandare un segnale forte all'amministrazione. È vero che il referendum non è vincolante per il Comune, eppure il raggiungimento del quorum ed eventualmente la vittoria dei sì, sarebbe un test importante.

L'Atac è un carrozzone che ha accumulato il deficit record di 1,3 miliardi ed attualmente è in concordato fallimentare. Certo non solo per responsabilità dell'attuale amministrazione. Però la colpa di Virginia Raggi è di non essere riuscita a invertire la rotta e di aver assistito quasi impotente alla attuale situazione. Roma è forse l'unica città in cui i bus vanno a fuoco per mancata manutenzione, o dove la rottura di una scala mobile della metro può provocare decine di feriti (a proposito, la fermata Repubblica, rotta dal 23 ottobre, non sarà agibile per almeno altri tre mesi).

I romani sono ormai quasi rassegnati a viaggiare evitando buche grandi come crateri e a essere sommersi da cataste di rifiuti. E anche a non poter contare su un servizio di trasporti decenti: è stato calcolato che il biglietto da un 1,5 euro, in realtà copre solo un quarto del costo reale, che viene ripianato con soldi pubblici. Ecco, forse pensando a questo vale la pena stamattina andare alle urne, scegliere fra sì e no, per dire comunque "basta".