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La sindaca di Roma Virginia Raggi (ansa)

Per chi suona la campana

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È giusto continuare a difendere l’articolo 21 della Costituzione da questi analfabeti dei contrappesi democratici
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Il padre di Renzi è stato assolto, ma siccome quel che scriveva Travaglio era accaduto davvero, è colpevole. Virginia Raggi è stata assolta, ma anche se quel che hanno scritto i giornali era vero, sono "puttane", "infimi sciacalli", "cani da riporto delle mafie".
È l'assunto che deriva dal tradizionale copincolla del Giornale dei Giusti che il suo direttore ha pubblicato ieri per festeggiare il finale lieto dell'inchiesta che riguardava il peggior sindaco/a di Roma di sempre.

Il consueto blob che mette insieme titoli orripilanti ("Patata bollente"), buone battute ("Dopo via Almirante, via Raggi"), verità assolute ("Raggi fa perdere voti, M5S vuole cacciarla"), e - in massima parte - cronaca giudiziaria spicciola. Quella che, durante le indagini, dà conto principalmente delle accuse e, almeno nel suo caso, tratta gli indagati come colpevoli, i rinviati a giudizio come criminal…
Il padre di Renzi è stato assolto, ma siccome quel che scriveva Travaglio era accaduto davvero, è colpevole. Virginia Raggi è stata assolta, ma anche se quel che hanno scritto i giornali era vero, sono "puttane", "infimi sciacalli", "cani da riporto delle mafie".
È l'assunto che deriva dal tradizionale copincolla del Giornale dei Giusti che il suo direttore ha pubblicato ieri per festeggiare il finale lieto dell'inchiesta che riguardava il peggior sindaco/a di Roma di sempre.

Il consueto blob che mette insieme titoli orripilanti ("Patata bollente"), buone battute ("Dopo via Almirante, via Raggi"), verità assolute ("Raggi fa perdere voti, M5S vuole cacciarla"), e - in massima parte - cronaca giudiziaria spicciola. Quella che, durante le indagini, dà conto principalmente delle accuse e, almeno nel suo caso, tratta gli indagati come colpevoli, i rinviati a giudizio come criminali seriali, gli assolti da colpevoli che l'hanno fatta franca.

Quel pezzo è illuminante. Da una parte, conferma che tutti gli animali sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri. Dall'altra, che la libertà di espressione è negoziabile nel nome di un futuro radioso di democrazia diretta e notizie che arrivano direttamente dalla Casaleggio associati.
Negli anni in cui Berlusconi controllava buonissima parte dell'informazione italiana, la stampa con la schiena dritta fu capace di resistere al soverchiante problema di un'azienda che emanava un partito e metteva a rischio la libertà di informare. Proprio come accade oggi.

A quei tempi eravamo tutti insieme, da questa parte della barricata. Anche chi adesso pensa che le "puttane", gli "sciacalli", i "cani da riporto" siano gli altri. Dunque, invece di solidarizzare, picchia per conto terzi. Ma anche per questo, anzi soprattutto per questo, sarà cosa buona e giusta continuare a difendere l'articolo 21 della Costituzione da questi analfabeti dei contrappesi democratici.

Non per carità di casta. Non perché non esistano giornalisti incapaci, venduti, in malafede. Contro i quali è sacrosanta la critica, fondamentale il fact-checking, utile la satira: per dieci anni, in radio, io stesso ho messo quotidianamente alla berlina gli eccessi dei miei "colleghi". Ma questi attacchi da aspiranti Starace sono altro. E andrebbero riconosciuti. Perché se mai dovesse suonare la campana a morto dell'informazione, Marco, sarà troppo tardi per chiedersi chi ne sia il destinatario. Suonerà anche per te. Solo che noi saremo lì a difenderti. Io, almeno, sicuro. Perché, come ho letto ieri sul cartello di un piccolo manifestante: "Prima vennero a prendere i giornalisti. Chi hanno preso dopo, non lo sappiamo".