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La manifestazione di Torino per il sì alla Tav  (ansa)

Gli investimenti immaginari

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Anche il governo gialloverde promette una scossa per fare ripartire l’economia: ma la sua ostilità ideologica alle grandi opere rischia di mettere in crisi la crescita
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Sorprenderemo l'Europa e il mondo con la crescita che confidiamo di avere", diceva Giuseppe Conte. E lo diceva in piazza, nella sua San Giovanni Rotondo: non si sa bene se confidando in un miracolo di San Pio, al quale il nostro premier è devotissimo. Ma certo per come si sono messe le cose, con l'Istat che certifica la frenata del Pil, servirebbe davvero un intervento divino. E se non un miracolo, piuttosto improbabile, almeno una scossa. Tipo quella che da un paio di decenni a questa parte ogni governo promette per far ripartire l'asfittica economia italiana.

Nel giugno 2001, al suo secondo ingresso a palazzo Chigi, Silvio Berlusconi annunciò: "Daremo una scossa all'economia". Ma quella non arrivava, e tre anni dopo toccò a Giulio Tremonti rilanciare la strategia della scossa. Finendo per restarne folgorato. Fu dunque la volta di Romano Prodi, appena tornato premier nel 2006: "Il nostro Paese ha bisogno di una forte scossa!&q…
Sorprenderemo l'Europa e il mondo con la crescita che confidiamo di avere", diceva Giuseppe Conte. E lo diceva in piazza, nella sua San Giovanni Rotondo: non si sa bene se confidando in un miracolo di San Pio, al quale il nostro premier è devotissimo. Ma certo per come si sono messe le cose, con l'Istat che certifica la frenata del Pil, servirebbe davvero un intervento divino. E se non un miracolo, piuttosto improbabile, almeno una scossa. Tipo quella che da un paio di decenni a questa parte ogni governo promette per far ripartire l'asfittica economia italiana.

Nel giugno 2001, al suo secondo ingresso a palazzo Chigi, Silvio Berlusconi annunciò: "Daremo una scossa all'economia". Ma quella non arrivava, e tre anni dopo toccò a Giulio Tremonti rilanciare la strategia della scossa. Finendo per restarne folgorato. Fu dunque la volta di Romano Prodi, appena tornato premier nel 2006: "Il nostro Paese ha bisogno di una forte scossa!". L'unica che si vide, però, fu quella capace di sbriciolare il suo ultra litigioso governo. Ed ecco di nuovo Berlusconi, mentre in quel 2011 affondava nelle "cene eleganti" con lo spread già sulla rampa di lancio, rispolverare la scossa: "Stiamo per varare un piano che darà la più grande scossa all'economia italiana". Qualche mese più tardi avrebbe dovuto lasciare il posto a Mario Monti. Nella scossa, ricorda l'Ansa, confidò anche Enrico Letta: prima di essere costretto da Renzi a sloggiare da Palazzo Chigi. Perfino l'ex sindaco di Firenze non cessò di coltivare la speranza nella scossa. Che si presentò, puntualmente, nel giorno del referendum costituzionale il 4 dicembre 2016: ma non come se l'aspettava lui.

E ora anche il governo gialloverde può solo augurarsi una bella scossa. A chi critica la manovra argomentando che non saranno i sussidi del reddito e delle pensioni di cittadinanza, ma neppure il condono fiscale, né tantomeno la presunta "flat tax" a ribaltare le previsioni poco confortanti sulla crescita italiana, ministri e politici della maggioranza invitano a considerare l'impatto degli investimenti. 15 miliardi in tre anni: soldi in più destinati alle infrastrutture. "Non se ne sono mai visti tanti", ribattono leghisti e grillini agli scettici.

Vero. L'ha ammesso anche l'associazione dei costruttori. Tre miliardi e mezzo solo per il 2019, che sommati ai due già previsti da leggi precedenti, farebbero addirittura cinque e mezzo. Peccato però, si sono lamentati ieri in parlamento i medesimi costruttori, che queste risorse siano "destinate a rimanere mere postazioni contabili senza alcun effetto in termini di spesa effettiva perché si scontreranno con procedure che bloccano la realizzazione di qualsiasi iniziativa, seppur finanziata...". Basta contare i soldi ancora chiusi nei cassetti rispetto a quanto stanziato. Nei soli ultimi tre anni, almeno dieci miliardi.

Eppure una strada ci sarebbe, suggeriscono le imprese: inserire nella manovra misure capaci di consentire l'impiego immediato di quei fondi. Copiando, per esempio, quello che fece il governo spagnolo di Zapatero nel 2008. I segnali concreti dal Palazzo vanno tuttavia in direzione esattamente opposta. Questo giornale ha documentato come opere pubbliche piccole e grandi si stiano fermando in tutta Italia. Oggi anche l'autostrada del Sole, a certe condizioni, avrebbe difficoltà a superare l'esame.

Così l'ostilità ideologica alle grandi opere minaccia di mettere seriamente in crisi pure la scossa gialloverde. Si blocca il Terzo Valico. Si ferma la Tav, in attesa che la famosa analisi costi-benefici ne decreti la soppressione: e per attenuare la sommossa dei "borghesucci" (Beppe Grillo dixit), che invece la vogliono si prefigura l'ardita ipotesi di dirottare le sue risorse verso altre più gentili infrastrutture. Senza però dire che è impossibile: quei soldi l'Europa li ha stanziati per la Torino-Lione. Ed è a Bruxelles che si deciderà eventualmente a cosa destinarli. Ma assai difficilmente a rotonde, sottopassi in Italia.

Allo stesso modo capita sempre più spesso di ascoltare in tv politici che spiegano come il Paese abbia soprattutto bisogno di piccole opere importanti. Al momento, l'unico impegno tangibile è per un condono edilizio extra large. Nella fragilissima isola di Ischia.