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Giornalisti in piazza a Torino (ansa)

Attacchi alla stampa, la sapienza usata come insulto

Il vocabolario dell'ingiuria utilizza parole che non lo sono. Ed è strano che tutti questi giovani al potere usino un eloquio dispregiativo verso chiunque ragioni, per poi collocarlo in un contesto sociale superato
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Fossimo nei fin troppo vivaci anni '70, il coordinamento marxista-leninista delle puttane sarebbe sceso in piazza contro i faciloni che avessero osato paragonare il loro onesto lavoro proletario a quello altolocato e sospetto dei giornalisti. Ma ormai non c'è più rispetto per nessuno, in questo caso sia giornalisti che puttane; e le professioni ed eventuali competenze o sapienze o ideali vengono usati come insulti, tipo il più frequente, "politico!", in discesa "comunista!" in quanto del tutto irrilevante e anche "di sinistra!" che persino quelli di sinistra evitano di pronunciare, mentre "democratico" ancora non è una parolaccia avendo perso ogni significato tanto da essere sovrapposto a qualsiasi porcheria. Scomparso "compagno" anche con sghignazzo e sostituito da "fighetto" (riferibile pure a certi grillini tutti a modino), si preferisce sempre di più il gesto alla parola, come i …
Fossimo nei fin troppo vivaci anni '70, il coordinamento marxista-leninista delle puttane sarebbe sceso in piazza contro i faciloni che avessero osato paragonare il loro onesto lavoro proletario a quello altolocato e sospetto dei giornalisti. Ma ormai non c'è più rispetto per nessuno, in questo caso sia giornalisti che puttane; e le professioni ed eventuali competenze o sapienze o ideali vengono usati come insulti, tipo il più frequente, "politico!", in discesa "comunista!" in quanto del tutto irrilevante e anche "di sinistra!" che persino quelli di sinistra evitano di pronunciare, mentre "democratico" ancora non è una parolaccia avendo perso ogni significato tanto da essere sovrapposto a qualsiasi porcheria. Scomparso "compagno" anche con sghignazzo e sostituito da "fighetto" (riferibile pure a certi grillini tutti a modino), si preferisce sempre di più il gesto alla parola, come i ciuffo-rapati di X Factor che per definirsi amici si danno reciprocamente una pacca sulle mani, però solo tra maschi.

Il vocabolario degli insulti usa parole che non lo sono, ed è strano che tutti questi giovanotti e giovani donne al potere, pur aiutati da ventriloqui della comunicazione web e televisiva, usino un eloquio dispregiativo verso chiunque ragioni, per poi collocarlo in un contesto sociale antico, superato, scomparso forse prima che loro nascessero.

Con tutti i nuovi vocaboli mediatici in inglese e intraducibili, è possibile che una sindaca spettinata pensi di ferire i suoi detrattori giudicandoli "radical chic" come si faceva già stupidamente quarant'anni fa? Cosa sarà chic oggi, forse bere in strada dalla bottiglietta di birra? E se fosse, dove sarebbe l'orrore, a parte poi i vetri abbandonati su cui si scivola trovandosi col sedere a terra? Sempre nella visione da Liala della signora pentastellata contro la piazza romana colpevole di non volersi rompere il collo a ogni buca stradale, eccola commossa per i poveri barboncini che vengono, orrore, tenuti al guinzaglio da signore con "la borsa firmata da 1000 euro": pura immagine da Il lato debole delle meravigliose Cederna e Brunetta, perché ormai le cosiddette signore, che sono proprio le non signore, certamente, hanno borse costose, però non da 1000 ma da 15 mila euro e il rottweiler a fianco.

Sempre citando l'assolta per aver commesso il fatto che però è una delle sue tante semplici stupidaggini e non un reato, forse a Roma non solo "i pseudointellettuali" (chi mai saranno, rispetto ai veri ignoranti?) preferiscono evitare colpevolmente l'autobus, ma anche chiunque, persino lei, non voglia prender fuoco. E quelli "con le chiome bianche e i volti stanchi" che hanno osato scendere in piazza magari perché la spazzatura puzzolente gli arriva al terzo piano, additati da lei come indegni in quanto vecchi?

Tuttavia l'ingiuria più pervicace resta quella del "salotto" dove si riunirebbero i nemici del popolo, di cui si fa parte solo se privi dell'infausto locale. È vero, si tratta di un luogo pericoloso per divani e tazze da tè, che risale alla Francia del '500 pieno di chiacchieroni per di più colti: e qui da noi possiamo evocare senza orrore il settecentesco salotto di Pietro Verri a Milano o quello fiorentino ottocentesco della marchesa Amelia Sarteschi Calani Carletti (davvero esistita!) e un altro centinaio di famosi ma ormai scomparsi. Infatti anche il salotto come luogo di casa non esiste più, quindi bisognerebbe disprezzare non i salotti ma i soggiorni anche con cucina incorporata secondo il gusto attuale di conversazione mangiante, oppure i living che incombono nelle riviste di arredamento. Certo dire "borghesi da living" non suona bene ma prima o poi quelli del cambiamento dovranno aggiornare il linguaggio del disprezzo. E anche del resto.