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Il vicepremier Luigi Di Maio (ansa)

Qual è il vero mestiere del giornale

In una democrazia il giornalista non registra solo la notizia: dà un senso ai “rumori” dell’attualità
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Il giornalismo "dovrebbe informare", non fare propaganda politica. Il ruolo del giornalista è quello di un registratore: se analizza l'avvenimento, se cerca di dargli un senso, se esprime un giudizio, se scivola nella critica, rischia di andare oltre quello che è il suo compito. Appunto di registratore. Alla televisione Rocco Casalino ha espresso di recente questa morale che deve essere anche quella di larga parte del governo attuale, poiché lui, Casalino, è il portavoce del presidente del Consiglio e specialista e consigliere per la comunicazione del Movimento Cinque Stelle. È un giornalista professionista. Si considera del mestiere e la sua convinzione è che la stampa "dovrebbe informare".

Si dovrebbe limitare a questo? Ma informare implica anche quello che lo spin doctor "grillino" della comunicazione considera propaganda politica. Il giornalismo, l'informazione che è la sua principale ragion d&…
Il giornalismo "dovrebbe informare", non fare propaganda politica. Il ruolo del giornalista è quello di un registratore: se analizza l'avvenimento, se cerca di dargli un senso, se esprime un giudizio, se scivola nella critica, rischia di andare oltre quello che è il suo compito. Appunto di registratore. Alla televisione Rocco Casalino ha espresso di recente questa morale che deve essere anche quella di larga parte del governo attuale, poiché lui, Casalino, è il portavoce del presidente del Consiglio e specialista e consigliere per la comunicazione del Movimento Cinque Stelle. È un giornalista professionista. Si considera del mestiere e la sua convinzione è che la stampa "dovrebbe informare".

Si dovrebbe limitare a questo? Ma informare implica anche quello che lo spin doctor "grillino" della comunicazione considera propaganda politica. Il giornalismo, l'informazione che è la sua principale ragion d'essere, non si limita a una registrazione asettica degli avvenimenti. Il portavoce del presidente del Consiglio non può essere tanto sprovveduto da crederlo sul serio: oggi, prigioniero del ruolo che svolge, esprime l'ideale del suo governo. Il quale vorrebbe cronache nude e crude, spoglie di giudizi negativi. L'obiettivo è un'immunità dalle critiche. Col tempo potrebbero intaccare l'appoggio dell'opinione pubblica, per ora generosa con chi esercita il potere. Una democrazia mutilata, illiberale, sarebbe più comoda. Ne esistono già nell'Europa centro-orientale.

In una società democratica, tanto più è avanzata, il giornalista non registra soltanto la notizia: le dà un senso. È un interprete privilegiato ma anche esposto all'errore, al severo giudizio del lettore. E chiamo lettore chiunque si tenga informato attraverso i numerosi canali di comunicazione, aggiuntisi negli ultimi decenni alla stampa scritta. Il giornalista dà un senso ai "rumori" dell'attualità, a quella che forse diventerà la Storia. Il suo compito è quello di fornire notizie, di dare spiegazioni e commenti, e di essere il più chiaro possibile in quelle due funzioni. Non sono comandamenti facili da ottemperare. Il cronista che un tempo andava a caccia di notizie, oggi trova le informazioni sul computer posato sulla scrivania di casa. Bisogna però interpretarle e sfoltirle quelle notizie. E così entrano in gioco interessi e pregiudizi. Neppure le scelte estetiche vanno sottovalutate.

Quello che è in gioco adesso è il rapporto tra la stampa e il potere. Non è mai stato facile. Neppure nelle democrazie. Da noi volano però insulti pesanti ("sciacalli", "puttane"): non mancano ministri e deputati che non sanno controllare il loro linguaggio, non sanno trattenere la volgarità ed evitare le minacce nei confronti di quelli che considerano avversari. Inermi. La collera è spesso segno di forti complessi. Le critiche che la provocano hanno radici anche nella cultura. È la reazione a un'esclusione (una bocciatura) che appare ingiusta, quando si è conquistato il potere con un forte voto popolare.

Un giornale, un canale televisivo, un sito informatico non sono sempre mezzi da cui sgorga un'informazione neutra. Sono istituzioni che hanno un posto e un ruolo nella società, che hanno valori e a volte interessi da difendere, e anche un pubblico da conservare o conquistare. Il fatto che non esista un'obiettività integrale, ma che su ogni mezzo di informazione ci sia un'impronta, non deve condurre alla conclusione che non c'è libertà di stampa. Il pluralismo di quei mezzi, il diverso carattere, la stessa contraddizione dei loro messaggi, sono una garanzia della libertà d'opinione. Il principio secondo il quale i giornali dovrebbero limitarsi a informare, come intende il portavoce del presidente del Consiglio, riporterebbe le nostre società indietro di parecchie generazioni.

Non è un caso che esponenti del Movimento Cinque Stelle si accaniscano contro la carta stampata, proprio mentre è in netto svantaggio rispetto agli altri mezzi di comunicazione. Per Hegel la lettura del quotidiano era "la preghiera dell'uomo moderno". Il suo giornalismo era quello legato alla ferrovia, all'edicola, alla rotativa. Nel frattempo il reporter tradizionale, "appiedato", è stato ridimensionato dall'immagine e dall'informatica. Ha perduto da tempo il talismano della notizia. Mi piace ricordare quel che diceva Heinrich Böll, riferendosi ai libri in particolare: "Ci sarà sempre qualcuno che vorrà avere il testo scritto in mano e non solo davanti agli occhi, su una microfiche o su un video scintillante...

Forse ci sarà qualcuno che vorrà tenere in tasca il testo scritto, ma un giorno forse non ci saranno nemmeno più abiti con le tasche". Si chiedeva ancora Böll se non fosse nell'interesse di chi detiene il potere dare l'ostracismo alla parola scritta. "Le autorità hanno sempre saputo che i lettori sono gente pericolosa... È dunque meglio lo scintillio del video". O lo schermo del computer. Il cronista "appiedato" della stampa scritta ha perduto il talismano della notizia, ma ha conservato quello più sofisticato, più prezioso, dell'analisi della notizia. Dell'opinione. Gli è riservato un compito meno popolare ma più essenziale. Per questo è tanto preso di mira. Attaccato e insultato.