Austria-Italia, il sovranismo si è fermato al Brennero
Tonia Mastrobuoni , di TONIA MASTROBUONILa minaccia di Vienna di votare a favore di una procedura d'infrazione contro il nostro Paese è solo l'ultimo colpo di vanga a una trincea che il governo di Kurz ha scavato dal primo giorno contro Roma
Il sovranismo si è fermato al Brennero. O forse un po' più a nord, a Sillian, ridente Comune del Tirolo austriaco dove si narra che gli italiani stiano portando valanghe di soldi, spaventati come sono dalle conseguenze dei sovranismi nostrani sui loro risparmi.
Certo è che la minaccia dell'Austria di votare a favore di una procedura d'infrazione contro l'Italia, formulata ieri dal ministro delle Finanze, Holger Loetger, è solo l'ultimo colpo di vanga a una trincea che il governo di Sebastian Kurz ha scavato dal primo giorno contro l'Italia.
L'ostilità non è solo dettata dal caso contingente del bilancio deragliato. Ovvio, sullo sfondo c'è l'impegno della stessa Austria a raggiungere l'anno prossimo il primo pareggio di bilancio dal 1995, e a imitare i tedeschi che tengono duro sullo "zero deficit" da cinque anni.
Ma le ragioni sono più profonde e si possono ri…
Certo è che la minaccia dell'Austria di votare a favore di una procedura d'infrazione contro l'Italia, formulata ieri dal ministro delle Finanze, Holger Loetger, è solo l'ultimo colpo di vanga a una trincea che il governo di Sebastian Kurz ha scavato dal primo giorno contro l'Italia.
L'ostilità non è solo dettata dal caso contingente del bilancio deragliato. Ovvio, sullo sfondo c'è l'impegno della stessa Austria a raggiungere l'anno prossimo il primo pareggio di bilancio dal 1995, e a imitare i tedeschi che tengono duro sullo "zero deficit" da cinque anni.
Ma le ragioni sono più profonde e si possono ri…
Il sovranismo si è fermato al Brennero. O forse un po' più a nord, a Sillian, ridente Comune del Tirolo austriaco dove si narra che gli italiani stiano portando valanghe di soldi, spaventati come sono dalle conseguenze dei sovranismi nostrani sui loro risparmi.
Certo è che la minaccia dell'Austria di votare a favore di una procedura d'infrazione contro l'Italia, formulata ieri dal ministro delle Finanze, Holger Loetger, è solo l'ultimo colpo di vanga a una trincea che il governo di Sebastian Kurz ha scavato dal primo giorno contro l'Italia.
L'ostilità non è solo dettata dal caso contingente del bilancio deragliato. Ovvio, sullo sfondo c'è l'impegno della stessa Austria a raggiungere l'anno prossimo il primo pareggio di bilancio dal 1995, e a imitare i tedeschi che tengono duro sullo "zero deficit" da cinque anni.
Ma le ragioni sono più profonde e si possono riassumere così: gli interessi dei sovranismi del nord sono opposti a quelli del sud. E dipingere i Paesi dell'area mediterranea come pigri, spendaccioni o furbacchioni è una delle attività preferite dei populisti di Germania o Austria per conquistare consensi a destra.
Non a caso i rapporti tra l'Afd e la destra radicale austriaca della Fpoe sono solidissimi da sempre, mentre restano tiepidi i contatti di entrambi con la Lega.
Anche Kurz, che ha spostato a destra il suo partito, i popolari della Oevp e si è coalizzato con l'estrema destra, non sembra molto interessato alla Lega. Anzi, una giornalista come Christa Zoegling, biografa di Joerg Haider, il leader carismatico che rifondò la Fpoe, ha di recente riassunto in un'intervista al Foglio l'umore del cancelliere nei confronti del leader della Lega: "Salvini non è proprio il politico con cui Kurz ha piacere di farsi vedere".
E Kurz non ha mai fatto molto per bloccare le proposte più scandalose sull'Italia formulate dai suoi partner di governo, a partire dall'idea del doppio passaporto ai sudtirolesi. Vienna non può non sapere che riapre ferite dolorosissime in quella regione faticosamente pacificata.
Ma la beffa maggiore è sicuramente la zero solidarietà mostrata quest'estate, dopo la strombazzata riedizione di un fantomatico "asse" - mai nome fu più infelice - tra Roma, Vienna e la Monaco di Horst Seehofer sui profughi.
Si è scoperto che dalla Germania arrivano più profughi che mai - per semplificare anche via charter - e quando Matteo Salvini ha bloccato con toni roboanti i porti, dalle navi cariche di disperati in fuga da guerre e miseria, l'amica Austria non si è presa un profugo che sia uno.
Anzi, ogni tanto torna a suonare le trombe al Brennero per segnalare che non farà passare quelli che tentano la via delle Alpi. Il motto insomma resta: sovranisti di tutta Europa unitevi, sì, ma a casa vostra.
Certo è che la minaccia dell'Austria di votare a favore di una procedura d'infrazione contro l'Italia, formulata ieri dal ministro delle Finanze, Holger Loetger, è solo l'ultimo colpo di vanga a una trincea che il governo di Sebastian Kurz ha scavato dal primo giorno contro l'Italia.
L'ostilità non è solo dettata dal caso contingente del bilancio deragliato. Ovvio, sullo sfondo c'è l'impegno della stessa Austria a raggiungere l'anno prossimo il primo pareggio di bilancio dal 1995, e a imitare i tedeschi che tengono duro sullo "zero deficit" da cinque anni.
Ma le ragioni sono più profonde e si possono riassumere così: gli interessi dei sovranismi del nord sono opposti a quelli del sud. E dipingere i Paesi dell'area mediterranea come pigri, spendaccioni o furbacchioni è una delle attività preferite dei populisti di Germania o Austria per conquistare consensi a destra.
Non a caso i rapporti tra l'Afd e la destra radicale austriaca della Fpoe sono solidissimi da sempre, mentre restano tiepidi i contatti di entrambi con la Lega.
Anche Kurz, che ha spostato a destra il suo partito, i popolari della Oevp e si è coalizzato con l'estrema destra, non sembra molto interessato alla Lega. Anzi, una giornalista come Christa Zoegling, biografa di Joerg Haider, il leader carismatico che rifondò la Fpoe, ha di recente riassunto in un'intervista al Foglio l'umore del cancelliere nei confronti del leader della Lega: "Salvini non è proprio il politico con cui Kurz ha piacere di farsi vedere".
E Kurz non ha mai fatto molto per bloccare le proposte più scandalose sull'Italia formulate dai suoi partner di governo, a partire dall'idea del doppio passaporto ai sudtirolesi. Vienna non può non sapere che riapre ferite dolorosissime in quella regione faticosamente pacificata.
Ma la beffa maggiore è sicuramente la zero solidarietà mostrata quest'estate, dopo la strombazzata riedizione di un fantomatico "asse" - mai nome fu più infelice - tra Roma, Vienna e la Monaco di Horst Seehofer sui profughi.
Si è scoperto che dalla Germania arrivano più profughi che mai - per semplificare anche via charter - e quando Matteo Salvini ha bloccato con toni roboanti i porti, dalle navi cariche di disperati in fuga da guerre e miseria, l'amica Austria non si è presa un profugo che sia uno.
Anzi, ogni tanto torna a suonare le trombe al Brennero per segnalare che non farà passare quelli che tentano la via delle Alpi. Il motto insomma resta: sovranisti di tutta Europa unitevi, sì, ma a casa vostra.