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Una disperata ammissione d'impotenza

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Banzai!. Chissà se nell’ampio repertorio di frasi belliche sfoggiate in questi mesi dal governo italiano all’indirizzo di Bruxelles c’è anche il grido di guerra che i kamikaze giapponesi lanciavano prima di andare a schiantarsi contro le navi nemiche. Se la maggioranza sovranista non lo ha ancora inserito nel suo vocabolario di battaglia le converrà farlo presto, perché la missione nella quale è impegnata - contro la Commissione e contro gli altri 18 Paesi della zona euro - somiglia ogni giorno di più a una missione suicida.

E nella guerra dichiarata dall’Italia all’Europa l’ultima idea partorita dalla fantasia leghista - prima quella di vietare le vendite allo scoperto sui titoli di Stato italiani per bloccare eventuali speculazioni, corretta poi a tardissima sera dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti in una più realistica ipotesi di applicare il divieto solo ai titoli bancari …
Banzai!. Chissà se nell’ampio repertorio di frasi belliche sfoggiate in questi mesi dal governo italiano all’indirizzo di Bruxelles c’è anche il grido di guerra che i kamikaze giapponesi lanciavano prima di andare a schiantarsi contro le navi nemiche. Se la maggioranza sovranista non lo ha ancora inserito nel suo vocabolario di battaglia le converrà farlo presto, perché la missione nella quale è impegnata - contro la Commissione e contro gli altri 18 Paesi della zona euro - somiglia ogni giorno di più a una missione suicida.

E nella guerra dichiarata dall’Italia all’Europa l’ultima idea partorita dalla fantasia leghista - prima quella di vietare le vendite allo scoperto sui titoli di Stato italiani per bloccare eventuali speculazioni, corretta poi a tardissima sera dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti in una più realistica ipotesi di applicare il divieto solo ai titoli bancari - appare più come una disperata ammissione di impotenza di fronte ai comprensibili movimenti dei mercati che come un rimedio concreto.

È vero, oggi le banche, sono l’anello debole - almeno sul mercato - di una politica economica dissennata, che non distingue tra campagna elettorale permanente e iniziative possibili. Ed è vero anche che gli istituti italiani, stretti tra necessità di tesoreria e un’invadente moral suasion governativa - sono ormai quasi i soli acquirenti domestici di titoli di Stato. Al momento, infatti, la fuga dal nostro debito pubblico che tanto spaventa il governo, più e oltre che da losche speculazioni internazionali, è alimentata da italianissimi risparmiatori. Gli esiti disastrosi delle prime due giornate di vendite del Btp Italia, dedicate proprio ai piccoli acquirenti, stanno lì a dimostrarlo.

Ma l’idea di proteggere in qualche modo le banche vietando le vendite allo scoperto sui loro titoli rischia solo di peggiorare la situazione, scatenando una speculazione preventiva. Fior di studi teorici - compreso un paper pubblicato a gennaio dall’European Systemic Risk Board - sottolineano come i divieti di vendite allo scoperto possano alimentare non la stabilità, ma al contrario la volatilità di un mercato. E poi quando potrebbe mai finire un ipotetico divieto di questo genere sulle banche piene di rischiosi Btp italiani? L’ipotesi che Bruxelles e i partner dell’euro scoprano all’improvviso che la manovra italiana è realistica, acquietando così i mercati sui nostri titoli di Stato e su chi li detiene, è pura fantasia.

Banzai!, allora, mentre l’Italia si getta incosciente contro l’Europa sul suo aeroplano di carta tenuto assieme da numeri che non potranno mai convincere nessuno.