L’occasione per l'Europa
Timothy Garton Ash , di TIMOTHY GARTON ASHPopulismi, Brexit e minaccia all'Euro: ma nelle crisi si celano nuove opportunità per l'Unione
Sono molte le tempeste che scuotono l'Europa in questo periodo, dalla Brexit all'Ucraina, dal populismo polacco alla sfida italiana all'euro. Ma in parecchie di queste crisi si nascondono nuove opportunità. Un'altra Europa è possibile.
Partiamo dal presidente francese Emmanuel Macron, che continua a declinare la visione ambiziosa di un rafforzamento dell'Unione Europea in un mondo sempre più post-europeo. È vero che a volte somiglia più al proverbiale bambino olandese che tura col dito la falla nella diga, piuttosto che a Napoleone che attraversa le Alpi ed è altrettanto vero che ha grossi problemi in patria, coi dimostranti che inscenano la loro tipica rivoluzione. Ma l'aspetto positivo di tutto questo è che il suo entourage ha sviluppato un approccio più realistico. Il sogno di portare En Marche in Europa alle prossime elezioni europee di maggio, ad esempio, è stato ridimensionato all'o…
Partiamo dal presidente francese Emmanuel Macron, che continua a declinare la visione ambiziosa di un rafforzamento dell'Unione Europea in un mondo sempre più post-europeo. È vero che a volte somiglia più al proverbiale bambino olandese che tura col dito la falla nella diga, piuttosto che a Napoleone che attraversa le Alpi ed è altrettanto vero che ha grossi problemi in patria, coi dimostranti che inscenano la loro tipica rivoluzione. Ma l'aspetto positivo di tutto questo è che il suo entourage ha sviluppato un approccio più realistico. Il sogno di portare En Marche in Europa alle prossime elezioni europee di maggio, ad esempio, è stato ridimensionato all'o…
Sono molte le tempeste che scuotono l'Europa in questo periodo, dalla Brexit all'Ucraina, dal populismo polacco alla sfida italiana all'euro. Ma in parecchie di queste crisi si nascondono nuove opportunità. Un'altra Europa è possibile.
Partiamo dal presidente francese Emmanuel Macron, che continua a declinare la visione ambiziosa di un rafforzamento dell'Unione Europea in un mondo sempre più post-europeo. È vero che a volte somiglia più al proverbiale bambino olandese che tura col dito la falla nella diga, piuttosto che a Napoleone che attraversa le Alpi ed è altrettanto vero che ha grossi problemi in patria, coi dimostranti che inscenano la loro tipica rivoluzione. Ma l'aspetto positivo di tutto questo è che il suo entourage ha sviluppato un approccio più realistico. Il sogno di portare En Marche in Europa alle prossime elezioni europee di maggio, ad esempio, è stato ridimensionato all'obiettivo più modesto di dar vita a un gruppo politico in cui ai liberal democratici esistenti si associno nuove forze macroniste, con la possibilità di farne il secondo maggior raggruppamento in seno al nuovo parlamento europeo.
Che il Partito popolare europeo (Ppe) abbia scelto il conservatore Manfred Weber come Spitzenkandidat all'incarico di presidente della Commissione europea fa gioco ai liberali europeisti. Da presidente del Ppe Weber ha preso la decisione indifendibile di mantenere Fidesz, il partito del leader neo-autoritario ungherese Viktor Orbán, all'interno del gruppo parlamentare.
A Weber manca l'esperienza di governo ai massimi livelli necessaria a guidare la Commissione europea in tempi difficili, la sua candidatura quindi in realtà accresce le possibilità che diventi presidente della Commissione un'altra persona, più esperta, dinamica.
Può esserci del positivo anche nella frammentazione del panorama politico tedesco col conseguente declino del cancellierato di Angela Merkel. Dato che i social democratici il prossimo anno con tutta probabilità abbandoneranno la nave della grande coalizione, su cui non avrebbero mai dovuto imbarcarsi, si concretizza la prospettiva di un nuovo governo tedesco. L'attuale favorito come leader dei Cristiano democratici e cancelliere in pectore, Friedrich Merz, è più conservatore di Merkel, ma decisamente filoeuropeo e fedele al rapporto euro-atlantico. Annegret Kramp-Karrenbauer, sua principale rivale nella successione a Merkel, nonché delfina della cancelliera, è sufficientemente liberale da poter guidare una coalizione "giamaicana", tra cristiano-democratici (neri), liberal-democratici (gialli) e Verdi. Entrambe le alternative darebbero vita a una nuova leadership di Berlino interessata a offrire una risposta tedesca più significativa a Macron.
Per quanto la competizione sia agguerrita, la Brexit britannica sbaraglia ogni concorrenza quanto a caos e confusione politica ma, anche in questo caso, la crisi nasconde un'opportunità. Se l'accordo di recesso a metà proposto da Theresa May verrà approvato dal parlamento britannico, aumenta la possibilità che la decisione sulla Brexit sia affidata a un nuovo referendum. Con tutti i rischi e le difficoltà che comporta, un secondo referendum potrebbe far salire oltre la soglia del 50 per cento la possibilità che i britannici scelgano di restare nell'Ue. Un risultato del genere sarebbe di incentivo straordinario al progetto post bellico di più stretta collaborazione tra le nazioni e i popoli d'Europa.
Non sono parente del Dottor Pangloss di volteriana memoria. Non penso che queste svolte positive abbiano grandi possibilità di realizzarsi e l'eventualità che avvenga in contemporanea è molto remota. Ma sono tutti cambiamenti possibili e ciascuno dipenderà dalle decisioni e dalle azioni dei singoli. Parafrasando l'inno nazionale polacco: "L'Europa non morirà, finché noi vivremo".
(Traduzione di Emilia Benghi)
Partiamo dal presidente francese Emmanuel Macron, che continua a declinare la visione ambiziosa di un rafforzamento dell'Unione Europea in un mondo sempre più post-europeo. È vero che a volte somiglia più al proverbiale bambino olandese che tura col dito la falla nella diga, piuttosto che a Napoleone che attraversa le Alpi ed è altrettanto vero che ha grossi problemi in patria, coi dimostranti che inscenano la loro tipica rivoluzione. Ma l'aspetto positivo di tutto questo è che il suo entourage ha sviluppato un approccio più realistico. Il sogno di portare En Marche in Europa alle prossime elezioni europee di maggio, ad esempio, è stato ridimensionato all'obiettivo più modesto di dar vita a un gruppo politico in cui ai liberal democratici esistenti si associno nuove forze macroniste, con la possibilità di farne il secondo maggior raggruppamento in seno al nuovo parlamento europeo.
Che il Partito popolare europeo (Ppe) abbia scelto il conservatore Manfred Weber come Spitzenkandidat all'incarico di presidente della Commissione europea fa gioco ai liberali europeisti. Da presidente del Ppe Weber ha preso la decisione indifendibile di mantenere Fidesz, il partito del leader neo-autoritario ungherese Viktor Orbán, all'interno del gruppo parlamentare.
A Weber manca l'esperienza di governo ai massimi livelli necessaria a guidare la Commissione europea in tempi difficili, la sua candidatura quindi in realtà accresce le possibilità che diventi presidente della Commissione un'altra persona, più esperta, dinamica.
Può esserci del positivo anche nella frammentazione del panorama politico tedesco col conseguente declino del cancellierato di Angela Merkel. Dato che i social democratici il prossimo anno con tutta probabilità abbandoneranno la nave della grande coalizione, su cui non avrebbero mai dovuto imbarcarsi, si concretizza la prospettiva di un nuovo governo tedesco. L'attuale favorito come leader dei Cristiano democratici e cancelliere in pectore, Friedrich Merz, è più conservatore di Merkel, ma decisamente filoeuropeo e fedele al rapporto euro-atlantico. Annegret Kramp-Karrenbauer, sua principale rivale nella successione a Merkel, nonché delfina della cancelliera, è sufficientemente liberale da poter guidare una coalizione "giamaicana", tra cristiano-democratici (neri), liberal-democratici (gialli) e Verdi. Entrambe le alternative darebbero vita a una nuova leadership di Berlino interessata a offrire una risposta tedesca più significativa a Macron.
Per quanto la competizione sia agguerrita, la Brexit britannica sbaraglia ogni concorrenza quanto a caos e confusione politica ma, anche in questo caso, la crisi nasconde un'opportunità. Se l'accordo di recesso a metà proposto da Theresa May verrà approvato dal parlamento britannico, aumenta la possibilità che la decisione sulla Brexit sia affidata a un nuovo referendum. Con tutti i rischi e le difficoltà che comporta, un secondo referendum potrebbe far salire oltre la soglia del 50 per cento la possibilità che i britannici scelgano di restare nell'Ue. Un risultato del genere sarebbe di incentivo straordinario al progetto post bellico di più stretta collaborazione tra le nazioni e i popoli d'Europa.
Non sono parente del Dottor Pangloss di volteriana memoria. Non penso che queste svolte positive abbiano grandi possibilità di realizzarsi e l'eventualità che avvenga in contemporanea è molto remota. Ma sono tutti cambiamenti possibili e ciascuno dipenderà dalle decisioni e dalle azioni dei singoli. Parafrasando l'inno nazionale polacco: "L'Europa non morirà, finché noi vivremo".
(Traduzione di Emilia Benghi)