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La premier britannica Theresa May (ansa)

Se s'impone il volto fermo dell'Unione

Oggi la Gran Bretagna è, con l'Italia, il fanalino di coda della crescita economica in Europa. Il prezzo pagato alla Brexit è già stato alto e crescerà ancora di più. Salvini e Di Maio farebbero meglio a riflettere.
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Prendere o lasciare. Dopo due anni di duri negoziati, l'Europa manda la premier britannica davanti al Parlamento di Londra con un accordo di divorzio sottoscritto da tutti i governi della Ue, ma sul quale Theresa May ha dovuto fare molte concessioni. "È il miglior accordo possibile. Ed è anche l'unico", avverte asciutto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. L'alternativa, in caso di bocciatura parlamentare, sarebbe una catastrofica uscita della Gran Bretagna senza regole: una "hard Brexit" dai costi sanguinosi, soprattutto per i sudditi di Sua Maestà.

Nel corso della lunga crisi britannica "l'Europa dei burocrati", come dicono Salvini e Di Maio scimmiottando il leader della Brexit Nigel Farage, ha mostrato una solidità politica e una compattezza negoziale che pochi si sarebbero aspettati, soprattutto al di là della Manica. Ha imposto i tempi della trattativa, ottenendo che si decidessero …
Prendere o lasciare. Dopo due anni di duri negoziati, l'Europa manda la premier britannica davanti al Parlamento di Londra con un accordo di divorzio sottoscritto da tutti i governi della Ue, ma sul quale Theresa May ha dovuto fare molte concessioni. "È il miglior accordo possibile. Ed è anche l'unico", avverte asciutto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. L'alternativa, in caso di bocciatura parlamentare, sarebbe una catastrofica uscita della Gran Bretagna senza regole: una "hard Brexit" dai costi sanguinosi, soprattutto per i sudditi di Sua Maestà.

Nel corso della lunga crisi britannica "l'Europa dei burocrati", come dicono Salvini e Di Maio scimmiottando il leader della Brexit Nigel Farage, ha mostrato una solidità politica e una compattezza negoziale che pochi si sarebbero aspettati, soprattutto al di là della Manica. Ha imposto i tempi della trattativa, ottenendo che si decidessero prima le modalità del divorzio, e solo dopo si cominciasse a discutere dei rapporti futuri. Ha tenuto duro sul principio che la libertà di circolazione di beni, servizi e capitali è inscindibile dalla libera circolazione delle persone, costringendo di fatto la Gran Bretagna a uscire dal mercato interno per riconquistare il controllo dei propri confini. Ha ottenuto che Londra paghi fino all'ultimo centesimo della sua quota di spese previste nel bilancio comunitario. In ultimo è riuscita a garantire il diritto della piccola Irlanda a non vedere ripristinate le frontiere con l'Ulster, la cui abolizione aveva garantito la fine della guerra civile tra cattolici e protestanti. Per Londra si è trattato di rospi molto difficili da ingoiare. E se saprà davvero digerirli lo vedremo solo dopo il voto del Parlamento di Westmister.

Nessuno dei paletti che l'Europa, sotto l'abile guida del suo negoziatore Michel Barnier, aveva posto all'indomani del referendum britannico è stato spostato di un solo millimetro. Inoltre, alla fine, Bruxelles è riuscita a guidare la controparte britannica verso una "soft Brexit", un'uscita morbida, che era negli interessi e nelle intenzioni degli europei ma che divideva il governo inglese. Il risultato è che ben due ministri-negoziatori d'Oltremanica hanno dovuto dimettersi, mentre Barnier vede rafforzate le sue chances di succedere a Juncker alla guida della Commissione europea.

Questo volto fermo dell'Europa dovrebbe far riflettere Salvini e Di Maio, che ai tempi scambiarono la Brexit come un ennesimo segno di debolezza della Ue e presagio del suo inevitabile declino. Anche i populisti inglesi alla Boris Johnson, i fautori dell'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, sostenevano che il divorzio sarebbe stato indolore, che Londra avrebbe rotto definitivamente i ponti con Bruxelles avviandosi verso un futuro luminoso e che "gli euroburocrati" si sarebbero fatti dettare da Downing Street le condizioni del divorzio.

Oggi la Gran Bretagna è, con l'Italia, il fanalino di coda della crescita economica in Europa. Il prezzo pagato alla Brexit è già stato alto e crescerà ancora di più. Londra si affanna a cercare di mantenere il massimo dei legami economici con Bruxelles. E ha dovuto cedere su tutta la linea nel corso dei negoziati. Risolto il caso britannico, le prossime sfide che attendono l'Europa sono quella dei populisti polacchi sullo stato di diritto, e quella dei populisti italiani sul mantenimento degli impegni di bilancio. Anche in questo caso, a Varsavia come a Roma, si pronosticava che l'Europa avrebbe lasciato correre, perché uno scontro non conveniva a nessuno. La Polonia è già sotto procedura di infrazione e rischia di perdere parecchi miliardi di fondi Ue. L'Italia, fin che è in tempo, farebbe meglio a riflettere.