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Il presidente dell'Ucraina Petro Poroshenko (reuters)

La guerra dimenticata

La piccola battaglia navale nel Mare d’Azov rischia di allontanare una soluzione del conflitto tra Russia e Ucraina e di gonfiare il petto dei contendenti
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C'è voluto il sequestro di tre navi ucraine, dopo un'impari battaglia navale nel Mare d'Azov, per ricordare alla Nato e all'Unione europea che tra Russia e Ucraina è in corso da quattro anni una guerra dimenticata. Ma con una contabilità atroce, quanto l'indifferenza nella quale si svolge: 10mila morti, di cui almeno un terzo civili. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, è il conflitto più sanguinoso in Europa dopo quello dei Balcani negli anni '90. A differenza di allora non ci sono neppure città simbolo, come erano Sarajevo, che aveva ospitato le Olimpiadi, o Mostar, con il suo celebre ponte, a richiamare un po' di attenzione.

È una guerra silente, in centri privi di fascino, e di allegria anche quando erano in pace, nell'Ucraina orientale, nel Donbass minerario: Donetsk (forse l'unica città nota per via della sua squadra di calcio, lo Shakhtar, sempre protagonista nelle coppe europee e …
C'è voluto il sequestro di tre navi ucraine, dopo un'impari battaglia navale nel Mare d'Azov, per ricordare alla Nato e all'Unione europea che tra Russia e Ucraina è in corso da quattro anni una guerra dimenticata. Ma con una contabilità atroce, quanto l'indifferenza nella quale si svolge: 10mila morti, di cui almeno un terzo civili. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, è il conflitto più sanguinoso in Europa dopo quello dei Balcani negli anni '90. A differenza di allora non ci sono neppure città simbolo, come erano Sarajevo, che aveva ospitato le Olimpiadi, o Mostar, con il suo celebre ponte, a richiamare un po' di attenzione.

È una guerra silente, in centri privi di fascino, e di allegria anche quando erano in pace, nell'Ucraina orientale, nel Donbass minerario: Donetsk (forse l'unica città nota per via della sua squadra di calcio, lo Shakhtar, sempre protagonista nelle coppe europee e ora costretta all'esilio), Lugansk, Avdiivka. A tenere il conto delle vittime, oltre ai parenti, ci sono gli osservatori dell'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che dovrebbero monitorare una tregua mai entrata davvero in vigore. Solo in agosto, ultimo dato disponibile, hanno contato 30 morti civili e 80 militari ucraini. Dalla parte dei separatisti russi poco si sa perché Mosca vuole che nulla si sappia per mascherare un intervento che ufficialmente viene negato.

Il paradosso è che gli accordi di Minsk del febbraio 2015, patrocinati da Angela Merkel e François Hollande oltre che dalla stessa Osce, anziché risolvere il conflitto lo hanno incancrenito. Per rispettare formalmente il divieto di attacchi aerei e dell'uso di carri armati e artiglieria pesante, gli opposti schieramenti si confrontano in una guerra di trincea di altri tempi, logorante e spietata, e non meno cruenta. Quando gli osservatori dell'Osce si ritirano nei loro alberghi per riposare e anche per non cacciarsi in troppi guai, entrano in azione i cecchini e qualunque essere umano si muova diventa un bersaglio. "Mai visto niente di simile, sembra di essere tornati alla Seconda guerra mondiale", ha detto uno dei 200 istruttori americani dell'esercito ucraino, stanziati nella base di Yavoriv, vicina al confine con la Polonia.

Il guaio è che la piccola battaglia navale nel Mare d'Azov rischia di non accelerare la ricerca di una soluzione del conflitto russo-ucraino. Ma solo a gonfiare il petto dei contendenti. Quello di Vladimir Putin, che cercava il pretesto per una prova di forza dopo la sconfitta ideologica patita in ottobre quando la Chiesa ortodossa ucraina è stata proclamata indipendente da quella russa: un duro colpo al suo sogno di ricreare un mini-impero russocentrico con Ucraina e Bielorussia. Il sequestro delle navi ucraine è l'ennesimo segnale della sua sfida all'Occidente, degna dei tempi dell'Urss: dall'annessione della Crimea, che è alla base del conflitto con l'Ucraina, all'intervento in Siria, dall'interferenza nelle elezioni alle spedizioni punitive con il gas novichok degli agenti russi in territorio britannico. Putin non ha più remore di fronte alla debolezza dei suoi interlocutori: difficilmente, nel vertice del G20 a Buenos Aires nel prossimo week end, Trump e gli altri leader occidentali lo ridurranno a più miti consigli.

A sua volta Petro Poroshenko può usare l'attacco russo alle sue navi per integrare ancor più l'Ucraina all'Occidente (come confermano la telefonata con il segretario della Nato Stoltenberg e il tweet di solidarietà della Ue da parte di Donald Tusk). Ma soprattutto per allontanare lo spettro, fortemente agitato dai sondaggi negativi, di una sconfitta alle elezioni di marzo. Con la legge marziale non possono esserci elezioni, e neppure manifestazioni di piazza. Il suo trono, traballante per le poche riforme socio-economiche, la troppa corruzione e una democrazia a dir poco imperfetta, potrebbe essere temporaneamente puntellato. Purtroppo, anche per i protagonisti di questo conflitto vale quanto scrisse l'Economist un memorabile editoriale su quello balcanico degli anni '90: non ci sono buoni o cattivi, ma solo cattivi e pessimi.