Quel no al diritto del bene
Andrea Bonanni , di ANDREA BONANNIPer il no al Global Compact l’Italia perde altra credibilità sulla scena internazionale. Ma anche questo è un prezzo che Salvini paga volentieri in cambio di un voltafaccia che sanziona la conquista del timone del governo da parte della Lega a scapito dei 5 Stelle
È coerente Matteo Salvini quando decide che l'Italia non debba firmare il Global Compact for Migration, il documento delle Nazioni Unite sulla gestione del fenomeno migratorio che sarà adottato da una conferenza internazionale il 10 dicembre a Marrakech. È coerente perché quel testo di trentaquattro pagine, che il resto del mondo approverà anche senza l'Italia, contraddice e condanna tutto quello che il governo Lega-Cinquestelle ha fatto in materia di migrazione, compreso il decreto sicurezza appena varato in Parlamento.
Il protocollo "per una migrazione sicura, ordinata e regolare" si prefigge come principale obiettivo di garantire i diritti umani di 258 milioni di persone che oggi sulla Terra hanno abbandonato il loro Paese di origine. Non si spinge fino a sostenere esplicitamente, come dicono i movimenti di destra che si oppongono alla sua approvazione, che quello di migrare è un diritto umano in sé. Però af…
Il protocollo "per una migrazione sicura, ordinata e regolare" si prefigge come principale obiettivo di garantire i diritti umani di 258 milioni di persone che oggi sulla Terra hanno abbandonato il loro Paese di origine. Non si spinge fino a sostenere esplicitamente, come dicono i movimenti di destra che si oppongono alla sua approvazione, che quello di migrare è un diritto umano in sé. Però af…
È coerente Matteo Salvini quando decide che l'Italia non debba firmare il Global Compact for Migration, il documento delle Nazioni Unite sulla gestione del fenomeno migratorio che sarà adottato da una conferenza internazionale il 10 dicembre a Marrakech. È coerente perché quel testo di trentaquattro pagine, che il resto del mondo approverà anche senza l'Italia, contraddice e condanna tutto quello che il governo Lega-Cinquestelle ha fatto in materia di migrazione, compreso il decreto sicurezza appena varato in Parlamento.
Il protocollo "per una migrazione sicura, ordinata e regolare" si prefigge come principale obiettivo di garantire i diritti umani di 258 milioni di persone che oggi sulla Terra hanno abbandonato il loro Paese di origine. Non si spinge fino a sostenere esplicitamente, come dicono i movimenti di destra che si oppongono alla sua approvazione, che quello di migrare è un diritto umano in sé. Però afferma un principio che, alla luce di quanto avviene nel bacino mediterraneo dopo l'arrivo al potere di Salvini, appare altrettanto rivoluzionario. E cioè che nessuno, per il semplice fatto di aver scelto di migrare, perde i suoi diritti fondamentali alla dignità, alla sicurezza, all'integrità fisica, alla protezione internazionale, ad un lavoro equamente retribuito.
"Ci impegniamo a rispondere ai bisogni dei migranti confrontati a situazioni di vulnerabilità derivanti dalle condizioni in cui viaggiano e in cui si trovano nei paesi di origine, di transito e di destinazione, assistendoli e proteggendo i loro diritti umani...", è scritto a pagina 14. E ancora, a pagina 15: "Ci impegniamo a cooperare per salvare vite e prevenire la morte o il ferimento di migranti attraverso operazioni di ricerca e soccorso congiunte o individuali". Per fare questo, dice il documento, occorre "rivedere l'impatto delle politiche e delle leggi che riguardano l'immigrazione per assicurarsi che queste non aumentino il rischio che i migranti vadano dispersi....collaborando con gli altri Stati e con le organizzazioni internazionali...". E ancora, il protocollo chiede di ridurre al minimo le misure di detenzione dei migranti irregolari; di assicurarsi che tutti i migranti, indipendentemente dal loro status, abbiano accesso ai servizi di base; di favorirne la piena integrazione sociale; di eliminare "qualsiasi forma di discriminazione e combattere qualsiasi espressione di razzismo, intolleranza e xenofobia".
Sono richieste ragionevoli? A prima vista, sì. Sono accettabili per la Lega e per Matteo Salvini? Evidentemente no. Dopo aver mandato il premier Conte all'Onu per dire che l'Italia sosteneva il Compact for Migration, il ministro dell'Interno ha cambiato idea. E con lui, evidentemente, tutto il governo, che così si allinea a pieno titolo a quella Internazionale reazionaria e populista guidata da Trump, in cui militano i polacchi, gli ungheresi, gli austriaci e gli slovacchi.
Il documento che sarà approvato a Marrakech non è giuridicamente vincolante. Non compromette la piena sovranità dei firmatari. Ha solo un valore politico e morale. Però, visto che sarà sottoscritto dalla stragrande maggioranza dei Paesi da cui proviene l'emigrazione diretta in Italia, sarebbe stato utile condividerlo in quanto prevede un capitolo specifico sulla necessità di facilitare gli accordi di riammissione. Proprio quelli che l'Italia stenta a concludere e che rendono più difficile il massiccio rimpatrio degli irregolari promesso da Salvini e mai attuato.
Ma anche questi potenziali vantaggi perdono consistenza agli occhi della Lega rispetto al rischio di vedersi rinfacciare l'onta di aver sottoscritto un documento che riconosce i diritti umani dei migranti e condanna senza mezzi termini razzismo e xenofobia. Come si fa a firmare un testo simile e poi parlare di "pacchia" degli irregolari, o criminalizzare le Ong impegnate nei salvataggi in mare, o negare la protezione umanitaria e allungare i periodi di detenzione preventiva, come nel decreto sicurezza?
Certo, smentendo platealmente un altro impegno solennemente preso all'Onu dal presidente del Consiglio (dopo quelli assunti in Europa sulla manovra economica e poi rinnegati) l'Italia perde un altro pezzo di credibilità sulla scena internazionale. Ma anche questo è un prezzo che Salvini paga volentieri in cambio di un voltafaccia che sanziona la definitiva conquista del timone del governo da parte della Lega a scapito dei Cinquestelle. Gli uomini di Di Maio, infatti, si erano sempre dichiarati favorevoli al documento Onu. Ma in aula, di fronte alla retromarcia salviniana, hanno taciuto. Come al solito.
Il protocollo "per una migrazione sicura, ordinata e regolare" si prefigge come principale obiettivo di garantire i diritti umani di 258 milioni di persone che oggi sulla Terra hanno abbandonato il loro Paese di origine. Non si spinge fino a sostenere esplicitamente, come dicono i movimenti di destra che si oppongono alla sua approvazione, che quello di migrare è un diritto umano in sé. Però afferma un principio che, alla luce di quanto avviene nel bacino mediterraneo dopo l'arrivo al potere di Salvini, appare altrettanto rivoluzionario. E cioè che nessuno, per il semplice fatto di aver scelto di migrare, perde i suoi diritti fondamentali alla dignità, alla sicurezza, all'integrità fisica, alla protezione internazionale, ad un lavoro equamente retribuito.
"Ci impegniamo a rispondere ai bisogni dei migranti confrontati a situazioni di vulnerabilità derivanti dalle condizioni in cui viaggiano e in cui si trovano nei paesi di origine, di transito e di destinazione, assistendoli e proteggendo i loro diritti umani...", è scritto a pagina 14. E ancora, a pagina 15: "Ci impegniamo a cooperare per salvare vite e prevenire la morte o il ferimento di migranti attraverso operazioni di ricerca e soccorso congiunte o individuali". Per fare questo, dice il documento, occorre "rivedere l'impatto delle politiche e delle leggi che riguardano l'immigrazione per assicurarsi che queste non aumentino il rischio che i migranti vadano dispersi....collaborando con gli altri Stati e con le organizzazioni internazionali...". E ancora, il protocollo chiede di ridurre al minimo le misure di detenzione dei migranti irregolari; di assicurarsi che tutti i migranti, indipendentemente dal loro status, abbiano accesso ai servizi di base; di favorirne la piena integrazione sociale; di eliminare "qualsiasi forma di discriminazione e combattere qualsiasi espressione di razzismo, intolleranza e xenofobia".
Sono richieste ragionevoli? A prima vista, sì. Sono accettabili per la Lega e per Matteo Salvini? Evidentemente no. Dopo aver mandato il premier Conte all'Onu per dire che l'Italia sosteneva il Compact for Migration, il ministro dell'Interno ha cambiato idea. E con lui, evidentemente, tutto il governo, che così si allinea a pieno titolo a quella Internazionale reazionaria e populista guidata da Trump, in cui militano i polacchi, gli ungheresi, gli austriaci e gli slovacchi.
Il documento che sarà approvato a Marrakech non è giuridicamente vincolante. Non compromette la piena sovranità dei firmatari. Ha solo un valore politico e morale. Però, visto che sarà sottoscritto dalla stragrande maggioranza dei Paesi da cui proviene l'emigrazione diretta in Italia, sarebbe stato utile condividerlo in quanto prevede un capitolo specifico sulla necessità di facilitare gli accordi di riammissione. Proprio quelli che l'Italia stenta a concludere e che rendono più difficile il massiccio rimpatrio degli irregolari promesso da Salvini e mai attuato.
Ma anche questi potenziali vantaggi perdono consistenza agli occhi della Lega rispetto al rischio di vedersi rinfacciare l'onta di aver sottoscritto un documento che riconosce i diritti umani dei migranti e condanna senza mezzi termini razzismo e xenofobia. Come si fa a firmare un testo simile e poi parlare di "pacchia" degli irregolari, o criminalizzare le Ong impegnate nei salvataggi in mare, o negare la protezione umanitaria e allungare i periodi di detenzione preventiva, come nel decreto sicurezza?
Certo, smentendo platealmente un altro impegno solennemente preso all'Onu dal presidente del Consiglio (dopo quelli assunti in Europa sulla manovra economica e poi rinnegati) l'Italia perde un altro pezzo di credibilità sulla scena internazionale. Ma anche questo è un prezzo che Salvini paga volentieri in cambio di un voltafaccia che sanziona la definitiva conquista del timone del governo da parte della Lega a scapito dei Cinquestelle. Gli uomini di Di Maio, infatti, si erano sempre dichiarati favorevoli al documento Onu. Ma in aula, di fronte alla retromarcia salviniana, hanno taciuto. Come al solito.