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Luigi Di Maio (reuters)

Reddito di cittadinanza, la tessera delle illusioni

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La strada per arrivare a sfornare le redivive social card è assai lunga. Più di quanto certe dichiarazioni possano lasciar sperare chi aspira al sussidio
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Dice Luigi Di Maio: "Abbiamo già dato mandato di stampare i primi cinque o sei milioni di tessere elettroniche". Conferma Laura Castelli: "È vero che si stanno stampando". In bocca a un politico le parole sono pietre. Se poi il politico è un ministro, diventano massi. Il problema è che sempre in Italia assomigliano a quegli enormi massi di cartapesta che mezzo secolo fa nei film di Maciste l'erculeo protagonista scagliava addosso ai nemici. Ciclopici ma pieni d'aria. Dunque leggeri come piume e pronti a sgonfiarsi, anche se di grande effetto scenografico.

La metafora calza perfettamente alle ultime esternazioni sul reddito di cittadinanza. Giovedì 22 novembre, alla trasmissione Piazza Pulita, il vicepremier nonché ministro del Lavoro Luigi Di Maio annuncia di aver dato mandato per stampare un numero di tessere prossimo al dieci per cento della popolazione italiana, specificando che si tratta di "carte di credi…
Dice Luigi Di Maio: "Abbiamo già dato mandato di stampare i primi cinque o sei milioni di tessere elettroniche". Conferma Laura Castelli: "È vero che si stanno stampando". In bocca a un politico le parole sono pietre. Se poi il politico è un ministro, diventano massi. Il problema è che sempre in Italia assomigliano a quegli enormi massi di cartapesta che mezzo secolo fa nei film di Maciste l'erculeo protagonista scagliava addosso ai nemici. Ciclopici ma pieni d'aria. Dunque leggeri come piume e pronti a sgonfiarsi, anche se di grande effetto scenografico.

La metafora calza perfettamente alle ultime esternazioni sul reddito di cittadinanza. Giovedì 22 novembre, alla trasmissione Piazza Pulita, il vicepremier nonché ministro del Lavoro Luigi Di Maio annuncia di aver dato mandato per stampare un numero di tessere prossimo al dieci per cento della popolazione italiana, specificando che si tratta di "carte di credito come tutte le altre". Una settimana dopo, a Otto e mezzo, la viceministra dell'Economia Castelli non può che assentire: le tessere si stanno effettivamente stampando "per la platea che dovrebbe essere di cinque milioni e mezzo di persone". Chiosando con un'espressione sorridente di chi la sa lunga: "Circa...". E quando la conduttrice Lilli Gruber chiede se lei lo sa chi le stampa, quelle tessere, la viceministra risponde imbarazzata: "Sono dettagli che si renderanno noti tutti insieme...". Per poi ammettere che sì, lo sa, chi sta stampando. "Forse il Poligrafico dello Stato, sarebbe la cosa più ovvia...", insiste ancora Lilli Gruber. "Forse...", sussurra allora lei sempre sorridendo.

Peccato però che il Poligrafico, di cui Laura Castelli peraltro è azionista in quanto viceministra del Mef che ne controlla il capitale, non c'entri un fico secco. Per il semplice fatto che non si occupa di mezzi di pagamento. Le carte di credito sono invece materia di Poste italiane, azienda ora quotata in Borsa, che per inciso ha ancora in essere un contratto con lo Stato per la realizzazione e la fornitura della social card di tremontiana memoria. Che a quanto pare sarebbe il veicolo adatto per il reddito di cittadinanza, evitando una gara pubblica.

Così, nel tentativo di spegnere il fuoco delle polemiche divampato dopo quelle dichiarazioni, Di Maio ha svelato di aver dato al suo staff "l'ordine di lavorare con Poste per avviare il progetto che include anche la stampa delle tessere". Ha detto: "Avviare". Il che, almeno per la lingua italiana, è cosa ben diversa dall'aver "dato mandato di stampare i primi cinque o sei milioni di tessere elettroniche". Per non parlare dell'affermazione secondo cui quelle tessere "si stanno stampando".

Perché prima che le Poste facciano girare le macchine serve una legge, e di quella non c'è ancora traccia. Bisogna quindi individuare concretamente i beneficiari, oltre ad avviare (questo almeno è stato detto) la riforma dei centri per l'impiego. E poi fare i conti. Siccome la matematica non è un'opinione, garantire 780 euro al mese a 5 milioni e mezzo di persone costa 51 miliardi e mezzo l'anno. Con i 9 miliardi (riforma dell'impiego compresa) che sarebbero a disposizione si coprono al massimo 961 mila sussidi da 780 euro. Oppure tutti i 5,5 milioni sbandierati, ma con una mancia da 136 euro al mese. Infine, fatti quei benedetti conti, stampare.

Dunque la strada del reddito di cittadinanza prima di arrivare a sfornare materialmente le redivive social card è assai lunga. Molto più lunga di quanto certe improvvide dichiarazioni possano lasciar sperare chi aspira al sussidio. Affermare che siamo già alla stampa delle tessere, è come dire che i soldi stanno per arrivare: invece è solo un'illusione. Buona forse per la quotidiana competizione mediatica con Salvini, ma pericolosa per le conseguenze politiche se le speranze accese da quelle parole dovessero andare deluse. Allora sì che sarebbero dolori: gli elettori, ormai si è capito, non vogliono essere presi in giro. E non perdonano più.