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(ap)

Parole vuote e numeri pieni

Ci si può dichiarare propensi a una trattativa fino allo sfinimento, come ha fatto in queste ore Conte, ma se i contenuti della manovra non cambiano e non riducono i loro costi, siamo alle enunciazioni vuote
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Dunque, sei mesi dopo quel giuramento al Quirinale in cui Giuseppe Conte appariva come l'ectoplasma di un premier, sorvegliato a vista dai suoi azionisti di governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio sentono il bisogno di cambiare musica. Con un comunicato come sempre trionfalistico nei toni, ma questa volta un po' differente nei contenuti, ci spiegano che Conte è il leader ideale per rappresentarci/li nei consessi internazionali e di fatto legittimano la trattativa che il premier sta conducendo con la Commissione europea per rendere meno divergente la manovra rispetto alle regole comunitarie e salvarsi in extremis dalla procedura d'infrazione già avviata.

C'è dunque un passo indietro delle forze di governo e un passo avanti verso una politica economica che sebbene perseguendo i suoi obiettivi eviti l'urto frontale con l'Europa? La logica, nonché la grammatica usata ieri, farebbero pensare di sì. La breve ma disastrosa prassi po…
Dunque, sei mesi dopo quel giuramento al Quirinale in cui Giuseppe Conte appariva come l'ectoplasma di un premier, sorvegliato a vista dai suoi azionisti di governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio sentono il bisogno di cambiare musica. Con un comunicato come sempre trionfalistico nei toni, ma questa volta un po' differente nei contenuti, ci spiegano che Conte è il leader ideale per rappresentarci/li nei consessi internazionali e di fatto legittimano la trattativa che il premier sta conducendo con la Commissione europea per rendere meno divergente la manovra rispetto alle regole comunitarie e salvarsi in extremis dalla procedura d'infrazione già avviata.

C'è dunque un passo indietro delle forze di governo e un passo avanti verso una politica economica che sebbene perseguendo i suoi obiettivi eviti l'urto frontale con l'Europa? La logica, nonché la grammatica usata ieri, farebbero pensare di sì. La breve ma disastrosa prassi politica gialloverde legittima invece più di un dubbio.

Gli elementi per spingere il governo verso una posizione di maggiore responsabilità si accumulano e convergono, anche di fronte all'assenza totale di un'opposizione politica. A spingere sull'esecutivo, oltre allo scontro sui numeri con Bruxelles e con i partner comunitari, sono almeno altri tre fattori: la pressione dei mercati finanziari che fa salire i tassi sul debito pubblico italiano e crea effetti negativi immediati sulla capacità delle banche di finanziare l'economia e sulla fiducia degli elettori/risparmiatori; la frenata complessiva dell'economia globale che in Italia ha preso corpo venerdì scorso con un primo calo del Pil su base trimestrale; la crescente avversione di una parte del ceto imprenditoriale del Nord - che in parte si identifica o si è identificato con la Lega - verso le politiche regressive messe in atto dentro e fuori (come per la questione delle infrastrutture) la manovra.

Forse è abbastanza per spingere Salvini e Di Maio a una manovra che pur puntando - secondo i loro poco condivisibili calcoli - alla crescita, non strappi del tutto i legami con l'Europa in nome di una sovranità vissuta come sfida invece che come responsabilità. Ma perché questo possa avvenire davvero bisogna che prima i leader della maggioranza rispondano a due questioni. La prima riguarda i tempi in cui si è decisa la trattativa: perché adesso e non prima, perché solo dopo che lo spread è salito ben sopra i 300 punti e il dibattito con l'Europa è stato inquinato dalla più turpe demagogia? E come potranno presentare adesso il risultato di una trattativa come un successo?

La seconda questione riguarda la sostanza della manovra. Ci si può dichiarare propensi a una trattativa fino allo sfinimento, come ha fatto in queste ore Conte, ma se i contenuti delle due misure simbolo di Lega e 5 Stelle, quota 100 e reddito di cittadinanza, non cambiano e non riducono i loro costi, siamo alle enunciazioni vuote. Le maiuscole pompose con cui Salvini e Di Maio hanno infarcito ieri il loro comunicato non costano nulla; i numeri della manovra da cambiare invece sì. Sta a loro la responsabilità di scegliere tra parole vuote e numeri pieni.