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(ansa)

L’Andalusia e il leader con la pistola

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Vox, un partito sorto quattro anni fa, sbaraglia la sinistra del Psoe nella regione spagnola dove il socialismo postfranchista è nato. E nel catalogo dei campioni del nuovo fascismo ecco il vincitore. Il resto verrà da solo 
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A chi, in Europa, ha voltato le spalle alla crisi catalana giudicandola un "affare interno alla politica spagnola" oggi converrà ricredersi. Ogni cosa - in assenza di rivoluzioni, che non si portano più - comincia così, da un dettaglio: una distrazione, o una sottovalutazione, un calcolo di convenienza sbagliato. Cosa vuoi che siano una manciata di ministri e parlamentari in carcere, da un anno e due mesi in attesa di processo. Cosa vuoi che contino le elezioni in Andalusia, una regione del Sud - per giunta - più vicina all'Africa che a Bruxelles.

Ed ecco la pietanza servita. Che sorpresa, no? Dodici seggi in parlamento a Vox, come vox populi, la voce del popolo: un partito di estrema destra nato quattro anni fa che sbaraglia la sinistra del Psoe nella regione dove il socialismo postfranchista è nato. Siviglia è la città di Felipe Gonzalez, il fondatore. Felipe, di cui per due decadi bastava dire il nome di battesimo. Il …
A chi, in Europa, ha voltato le spalle alla crisi catalana giudicandola un "affare interno alla politica spagnola" oggi converrà ricredersi. Ogni cosa - in assenza di rivoluzioni, che non si portano più - comincia così, da un dettaglio: una distrazione, o una sottovalutazione, un calcolo di convenienza sbagliato. Cosa vuoi che siano una manciata di ministri e parlamentari in carcere, da un anno e due mesi in attesa di processo. Cosa vuoi che contino le elezioni in Andalusia, una regione del Sud - per giunta - più vicina all'Africa che a Bruxelles.

Ed ecco la pietanza servita. Che sorpresa, no? Dodici seggi in parlamento a Vox, come vox populi, la voce del popolo: un partito di estrema destra nato quattro anni fa che sbaraglia la sinistra del Psoe nella regione dove il socialismo postfranchista è nato. Siviglia è la città di Felipe Gonzalez, il fondatore. Felipe, di cui per due decadi bastava dire il nome di battesimo. Il todopoderoso, l'onnipotente. Ancora adesso i treni più veloci sono quelli che portano Siviglia: li ha voluti lui per tornare a casa sua dalla Moncloa. È la regione di Susana Diaz, la zarina del Psoe, la grande rivale di Pedro Sanchez: la signora ha sottovalutato l'anticatalanismo andaluso, si legge ora, è stata troppo morbida, troppo poco audace nel chiedere la testa dei traditori della Patria. 

E invece eccolo, il nuovo hidalgo. Il torero, il motociclista, il cavallerizzo che non ha paura, che nello spot elettorale cavalca (non a pelo, ma certo potrebbe, al suono della colonna sonora del Signore degli Anelli). Si chiama Santiago Abascal Conde, 42 anni, e piace immensamente alle signore. Gran sorriso, occhi verdi, naso aquilino, barba corvina. Un vero macho, non un bambolotto alla Sanchez. Niente maniche di camicia arrotolate, qui. Pistola sul retro della cintura, moto da James Bond, parola d'ordine: La Reconquista, la riconquista della Spagna. A morte gli infedeli.

Essi, gli infedeli, sono: i mori, naturalmente. I migranti, che devono essere "deportati" - usa questo termine - fuori dal Paese. Le femministe, ma diciamo le donne in generale. Nel programma: cancellare la legge sulla violenza di genere, rivedere la legge sull'aborto. Niente unioni fra persone dello stesso sesso, niente maternità per altri. A casa, le donne, a occuparsi dei figli e zitte se qualcuno alza le mani. No alla legge sulla Memoria Storica, che rende giustizia alle vittime di Franco.

No e poi no ai comunisti chavisti, dove il richiamo a Chavez e al Venezuela rimanda immediatamente non solo alla sinistra storica spagnola ma anche a Podemos, dalla destra accusato di aver preso soldi, in origine, dai governi sudamericani in cui le leve del partito di Iglesias si sono formate. No all'Europa, infine. Anti-Schengen, convinto che si debba riscrivere il trattato nella linea del gruppo Visegrad, il cartello anti-Bruxelles dei governi Est europei che tanto piacciono a Salvini e Le Pen. Ma soprattutto: antifederalista. Sovranista qui nel senso letterale: fedele al Sovrano, il Re cattolico, e alla supremazia assoluta dello Stato centrale.

La questione catalana ha messo nei motori di Vox la benzina di cui aveva bisogno, ora che l'Eta non è più un nemico tanto vistoso. "Puigdemont in galera", dicono gli slogan: l'ex presidente della Generalitat catalana, scoutista e pacifista, deve andare in prigione con gli altri, e restarci. Troppo morbida la posizione dei socialisti, troppo debole la loro voce contro l'indipendentismo: a Siviglia come a Madrid. Su questo - sull'ancora non abbastanza spiegato sentimento di odio anticatalano del resto di Spagna - Abascal ha percorso al galoppo la sua campagna. I tre partiti della destra (Vox, Pp e Ciudadanos) hanno la maggioranza dei seggi, ora, in Andalusia. Anche il Partito popolare nato dai ministri di Franco risulta, agli occhi di Vox, una "destrucola corrotta". Imbelle, debole.

Abascal è nato a Bilbao, nel paese basco, da una famiglia - il padre, il nonno - di politici Popolari. Cresciuto sotto la minaccia dell'Eta, è cresciuto da giovane sotto scorta. Ora che l'Eta non è più un pericolo (Patria, il romanzo di Fernando Aramburu sulla riconciliazione fra vittime e carnefici, è stato l'anno scorso il libro dell'anno) i nuovi nemici sono i traditori catalani. Si comincia da qui: un sentimento antico in nuove vesti. La Spagna agli spagnoli. Viva il Re. A morte los moros, gli stranieri. Le donne al loro posto. Poi bisognerebbe anche ricordare che a votare sono andati in pochi, affluenza molto bassa. Il partito che vince davvero è quello di chi non vota più, perché deluso dalla corruzione della sinistra di governo, e della destra popolare di Rajoy: ugualmente corrotte. 

Ma questa è una storia identica a tutte le latitudini. Intanto, nel catalogo dei campioni del nuovo fascismo, ecco a voi il vincitore estetico. Un bel tipo, si sa che l'occhio vuole la sua parte. Il resto verrà da solo. Basta fare spallucce ancora un poco. Magari la Spagna va al voto anticipato, adesso. Vabbè, vedremo. L'Andalusia, che vuoi che sia.